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Massimo Banzi smentisce Musto. Guerra per Arduino

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Arduino, una delle più belle storie di innovazione e tecnologia nate in Italia, rischia di diventare l’ennesima soap opera. Anche noi di Start Magazine abbiamo dato nei giorni scorsi spazio alle dichirazaioni di Federico Musto, oggi completamente smentito da Massimo Banzi.

Arduino, dietro ad una delle più fortunate storie della tecnologia italiana, se ne nasconde un’altra fatta di malefatte, colpi bassi, illusioni e mistificazioni. Per Arduino si combatte una guerra a colpi di atti legali e smentite, fatta di dichiarazioni in pubblica piazza, fatta di Amministratori Delegati pervenuti ma non riconosciuti, figlia, come tutte le altre storie che impestano le cronache politiche e industriali, di quell’Italia dei Fessi e dei Furbi.

Quella di Arduino era una bella storia d’artigianato industriale, segno di un’Italia che poteva dire a gran voce la propria opinione nel mondo tecnologico, tanto da stupire anche giganti americani come Intel. Quella di Arduino è la storia di un processore che ha dietro di sé ha una filosofia dell’Open Hardware, nata da cinque programmatori in un bar d’Ivrea da cui ha ereditato il nome.

Qualche giorno fa su StartMag avevamo riportato la notizia secondo la quale Arduino avesse un nuovo AD, rispondente al nome di Federico Musto, testimoniata dalle dichiarazioni del nuovo vertice. In un’intervista Massimo Banzi, padre fondatore della casa di Ivrea e volto noto del gruppo sbugiarda Musto:

«Qualche giorno fa ho letto sulle agenzie della cosiddetta svolta corporate di Arduino, senza che noi ne sapessimo nulla. E ho appreso che questo signore, che nulla a che fare con la nascita di Arduino né con la sua gestione, sarebbe diventato il nuovo amministratore delegato»

Il nome di Musto esce fuori da una divisione in seno alla società tra lo stesso Banzi e l’altro fondatore Gianluca Martino, divisi da una visione strategica.

«Ci sono diverse fabbriche che realizzano le schede Arduino in giro per il mondo. Quella di Ivrea però, che è di Gianluca, ha avuto storicamente una quota importante nella produzione. La mia idea di espandersi nel mondo cozza con la sua che teme di dover ridurre la produzione. Ma se vuoi davvero sbarcare in Cina, dove già copiano Arduino perfino con il nostro logo, non puoi farlo continuando a tenere la maggior parte della produzione in Italia»

Gianluca Martino avrebbe messo a capo della fabbrica italiana di Ivrea – rispondente al sito di Arduino.org – Musto. Il vituperato AD stando a quanto riporta Banzi, avrebbe sfruttato i dissapori interni al gruppo di programmatori per occupare una posizione di vertice all’interno di Arduino. Su questo nulla di grave o si potrebbe dire “cose che capitano!”, ma pare che il nuovo AD non c’entri nulla con l’originario progetto che si interfacciava attraverso Arduino.cc.

Banzi prosegue: « Si sono appropriati del nome visto che non è un marchio registrato, comunicando ai quattro venti che è tutto nelle loro mani. Hanno perfino fatto riferimento all’accordo con la Intel, quando sono io che l’ho siglato. Parlano di una svolta internazionale mentre Arduino sono anni che ha uffici in America, Svezia, India… Senza dimenticare che dei cinque fondatori due sono statunitensi, uno è spagnolo e poi ci siamo noi due italiani. Arduino è nato come una realtà internazionale. E Musto in questa storia non c’entra nulla. Ha solo collaborato con noi ad un progetto e si è poi inserito sfruttando i dissapori all’interno del gruppo». Banzi pensa che i due abbiamo sollevato un polverone per risultare unici referenti di Arduino.

Una storia nata in un bar diventata storia da bar. Mentre Musto parlava come Amministratore Delegato, Banzi era a Londra per stringere accordi con l’Intel.

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