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Vivendi-Mediaset: si profila (forse) un nuovo accordo a tre

di

Vivendi-Mediaset

Ipotesi e rumors si susseguono su un nuovo possibile accordo Vivendi-Mediaset. Forse sarà a 3 e coinvolgerà una Telco

Niente è perduto: Vivendi-Mediaset sembrano ancora essere in trattativa per un nuovo possibile accordo tra le due società. Mentre il titolo Mediaset vive settimane sotto pressione in Borsa (ieri ha recuperato un 1,8%) e mentre tutto sembra apparentemente fermo in questo mese di agosto, Vivendi-Mediaset sembrano aver fatto scendere in campo solo le forze diplomatiche, per riuscire,senza arrivare allo scontro in tribunale, a firmare l’allenza.

Pier Silvio Berlusconi intende far rispettare il contratto, che dovrebbe esser vincolante per sua natura, ma spunta anche l’ipotesi di un accordo a tre, che dovrebbe coinvolgere una Telco. Sarà Telecom? Partiamo dall’inizio, ripercorriamo la vicenda.

Il vecchio accordo Vivendi – Mediaset

Il vecchio accordo tra Vivendi e Mediaset parlava di uno scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e della vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l’89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica sarebbe arrivato in un secondo momento).

Cosa prevede la nuova proposta di Vivendi

Telecom

Vincent Bolloré, Vivendi

La nuova proposta fatta da Vivendi cambia non poco le carte in tavola, riducendo  drasticamente l’impegno francese sulla pay-tv italiana. Vivendi avrebbe confermato lo scambio del 3,5% del capitale di Vivendi e del 3,5% del capitale di Mediaset, ma ha proposto di acquistare soltanto il 20% del capitale di Mediaset Premium e di arrivare a detenere in tre anni circa il 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile.

Quello he non ha convinto Vivendi è stato il business plan di Mediaset Premium: si basa, come spiega la stessa azienda di Bollorè, “su ipotesi irrealistiche” nel fissare al 2018 il limite per il ritorno all’equilibrio operativo.

L’agosto 2016 di Vivendi-Mediaset

Come dicevamo tutto appare fermo e sembra che in campo, nella partita Vivendi-Mediaset, siano scese solo le flotte diplomatiche delle due aziende, al lavoro per tentare di evitare di arrivare allo scontro in Tribunale.

Quel che è certo, però, è che Pier Silvio Berlusconi ha (al momento) un unico mandato: far rispettare il contratto, per sua natura vincolante, e non trattare. “Il contratto è vincolante – ha recentemente dichiarato Pier Silvio Berlusconi al Financial Times -. La loro nuova proposta, inviata il 25 luglio, ha completamente cambiato i termini. Dobbiamo proteggere noi stessi”.

Tra le due aziende non risultano incontri in agenda e il primo appuntamento istituzionale è quello che attende il board di Vivendi, con i conti della semestrale, il prossimo 25 agosto. Le sorprese, però, sono dietro l’angolo. Si sa, che agosto non è certo un mese fermo per Vincent Bollorè, presidente e primo azionista con il 14,35% di Vivendi: proprio ad agosto si tenne il summit decisivo per entrare in Telecom.

Un possibile accordo a tre: Vivendi-Mediaset e una telco?

Mediobanca, invece, ipotizza un possibile accordo a 3, fra Vivendi, Mediaset e un terzo soggetto che dovrebbe essere una Telco. Si è pensato ad un possibile coinvolgimento di Telecom, la società guidata da Flavio Cattaneo. Ipotesi, questa, subito smentita: “non c’e’ alcun coinvolgimento di Telecom Italia nella vicenda di Mediaset Premium”, fa sapere l’agenzia di stampa Ansa, citando fonti vicine alla società di tlc.

Il nuovo possibile triangolo (il piano avrebbe già un nome, Premium Plus), prevede una spartizione di Mediaset Premium a metà fra Vivendi e Mediaset, ciascuno in quota al 40%, più una quota del 20% che potrebbe essere rilevata da una società telco. Quale potrebbe essere la società telco in questione? Forse Telefonica, la spagnola che ha già una quota (dell’11%) nel capitale di Mediaset Premium.

Quale possa essere la conclusione dell’accordo tra Vivendi-Mediaset è davvero difficile saperlo. Ma ora, con la vendita del Milan, la società del Biscione ha nuove armi su cui contare, ovvero 520 milioni di euro che si sommano alla preesistente liquidità pari a 330,6 milioni, portando così la cassa a disposizione a circa 850 milioni di euro.

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