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Quanto vale la Web Tax provvisoria approvata dal Governo

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La Web tax provvisoria appena approvata dal Governo potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 1 miliardo di euro. In attesa di una norma internazionale condivisa

La Manovra, tra emendamenti, modifiche e discussioni, incassa la fiducia in Aula alla Camera. Si attende ora il voto finale a Montecitorio e poi il passaggio al Senato. Tra le misure approvate anche quella che prevede l’introduzione di una Web Tax provvisoria, pensata per regolare i rapporti con i colossi del web almeno fino a quando non ci sarà una norma internazionale che possa dare delle regole valide per tutti.

Ma quanto vale questa web tax? Proviamo a capirlo insieme.

Cosa è la Web tax

web taxPartiamo con il dire che la Web tax è una tassa a contrastare il fenomeno dell’elusione fiscale dei giganti del web. Dunque, la nuova norme dovrebbe introdurre a livello comunitario delle nuove linee guida a livello fiscale che obbligherebbero tutti gli operatori del mercato digitale ad aprire una partita Iva nel Paese in cui fatturano.
Un cambiamento importante, soprattutto, se si pensa che la normativa vigente prevede che queste società possano avere una sola sede legale in Europa. Una norma che ha favorito Tax ruling, il meccanismo in base al quale un paese spiega ad una multinazionale quale trattamento fiscale avrà (o le sarà riservato) in anticipo, delineando una sorta di accordo. L’importo della tassazione che dovrà essere applicato è al momento sconosciuto.

La tassa su internet all’italiana

Dicevamo che l’articolo 1 bis introdotto in sede di conversione del Dl 50/2017 approvato dalla Camera introduce la tassa del Web, le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato che appartengono a gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 1 miliardo di euro annui e che effettuino cessioni di beni e prestazioni di servizi nel territorio dello Stato per un ammontare superiore a 50 milioni di euro annui, potranno affrontare ad un percorso ad hoc per mettersi in regola con il fisco italiano, senza dover ricorrere per forza ad Agenzia delle Entrate, tribunali e Guardia di Finanza, come già successo con Apple e Google.

Le aziende potranno affidarsi  all’Agenzia delle Entrate per una valutazione della sussistenza dei requisiti che configurano la stabile organizzazione mediante presentazione di apposita istanza finalizzata all’accesso al regime dell’adempimento collaborativo.

Quanto vale la Web tax?

Si tratta di una web tax leggere, provvisoria. L’introduzione della norma, secondo Francesco Boccia, deputato del Pd e presidente della commissione Bilancio, potrebbe garantire allo Stato un miliardo di euro nel 2017.

Quando arriverà una norma internazionale sulla questione, l’Italia potrebbe guadagnare molto di più. Secondo i calcoli realizzati dalla dalle principali associazioni dei consumatori. Con una aliquota pari al 20%, infatti, lo Stato italiano incasserebbe circa 3 miliardi di euro (cifra che arriva a 50-70 miliardi se si pensa all’Europa). Il nuovo gettito potrebbe abbassare la pressione fiscale delle imprese italiane e introdurre nuove misure di assistenza per le fasce più svantaggiate della popolazione.

Fondamentale affondare la questione a livello internazionale

googleAndare avanti da soli, è bene, ma è molto meglio se la questione la si affronti in maniera organica e a livello internazionale. Di questo ne è convinto, tra gli altri, l’ex premier Matteo Renzi. “Sono contrario a una web tax solo italiana perché alla fine ci fregano e se ne vanno da un’altra parte”, ha affermato Matteo Renzi in un intervista Tv, convinto che una decisione unilaterale dell’Italia possa avere ricadute poco piacevoli. “Sono d’accordo con Orlando, ci vuole un’unione fiscale europea. Dunque o si fa a livello europeo o saremmo penalizzati come Paese, non solo a livello fiscale ma anche occupazionale”.

Gli italiani vogliono la web tax, ma solo se non si ripercuote sugli utenti

I cittadini italiani vogliono la Web tax. Ad esser favorevole all’introduzione di una tassazione per i giganti del web è il 55% della popolazione, come è stato riportato nel primo Diario dell’innovazione Agi-Censis “Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale” presentato al Maxxi di Roma in occasione dell’#internetday.

A dirla tutta, si è favorevoli alla Digital Tax solo nel caso in cui non ci siano eventuali ricadute finali sugli utenti.

E allora la proposta che ha fatto l’Italia al G7 sembra godere “dei consensi della maggior parte degli italiani. Bisogna però considerare che il 27,6% degli intervistati ritiene che la questione non possa o non vada affrontata a livello nazionale ma che vada demandata a un livello sovranazionale come l’Unione Europea”, riporta il Diario dell’Innovazione. Inoltre, bisogna registrare anche la posizione – minoritaria nel Paese, ma maggiormente sentita dalle giovani generazioni (27,5%) – di chi pensa che una legge del genere possa rivelarsi dannosa riverberandosi sui costi dei servizi web per l’utente finale”, si legge nel Diario dell’Innovazione.

 

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