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Prezzo del Petrolio: quale futuro dopo il fallimento di Doha?

Prezzo Del Petrolio

L’accordo per congelare la produzione di greggio non è stato raggiunto. Il prezzo del petrolio crollerà? Gli analisti si dividono

Nulla di fatto a Doha: l’accordo per congelare la produzione di petrolio non è stato raggiunto. I colloqui tra più grandi produttori al mondo di olio nero, Opec e non, non hanno portato i frutti sperati: non si congelerà l’output ai livelli di gennaio. L’aspettativa di un’intesa aveva portato alla risalita del Brent (45 dollari al barile la settimana scorsa), dopo essere crollato in gennaio sotto 30 $, ai minimi da 13 anni. Ma, a dirla tutta, nemmeno un accordo avrebbe portato ad un vero cambiamento nel meccanismo domanda-offerta.

Perchè non c’è stato l’accordo sul petrolio?

A far saltare l’intesa è stato il nodo Iran-Arabia Saudita. Quest’ultima, infatti, ha deciso che non avrebbe frenato la propria produzione se Teheran non avesse fatto altrettanto. Ma l’Iran, a Doha, non c’era neppure. Il ministro iraniano Bijan Zanganeh aveva già chiarito che non avrebbe collaborato e non avrebbe accettato alcun accordo.

Nonostante l’Iran fuori dai giochi, il ministro saudita del Petrolio, Ali al Naimi sembrava disponibile a trovare una soluzione, ma ha prevalso la volontà del principe Mohammad bin Salman. Il disaccordo tra i due potrebbe portare al pensionamento di Al Naimi, una delle figure protagoniste del mercato del greggio negli ultimi 10 anni.

Quale futuro per il prezzo del petrolio?

Oggi, a limitare il crollo del prezzo del petrolio c’è lo sciopero dei lavoratori dell’industria petrolifera in Kuwait, che ha portato alla riduzione della produzione del Paese a 1,1 milioni di barili al giorno (1,9 milioni in meno rispetto alla norma). Ma quale futuro per il prezzo dell’oro nero?

Attualmente il prezzo del petrolio WTI scambia in ribasso del 4.08% a 39.92 dollari al barile, da quota $41.50, segnata nella sessione di venerdì. Il Brent perde il 3.38% a quota 41.37 dollari al barile. Insomma, i rialzi dell’ultimo periodo saranno solo un vecchio ricordo.

petrolio

Si tratta di uno scenario estremamente ribassista. Si tratta di uno scenario  estremamente  ribassista”, ha affermato Abhishek Deshpande, analista del petrolio alla Natixis, al The Wall Street Journal.

Di visione completamente diversa è David Zusman, responsabile degli investimenti alla Talara Capital Management: “Bisogna avere più fiducia nel mercato oggi, più di quanto non ne avessimo tre mesi fa. (…) Non credo ci sia bisogno di interventi dell’OPEC per bilanciare il mercato in nessun caso. Basta una combinazione tra un rialzo della domanda e un calo dell’offerta”.

E’ impossibile prevedere quanto accadrà nei prossimi giorni: l’attenzione è tutta rivolta al prossimo incontro che si terrà tra i membri Opec, a giugno. Quel che è certo è che un crollo del prezzo del petrolio potrebbe pesare anche sui mercati azionari.

L’Arabia Saudita e il petrolio a 20 dollari

Se il prezzo del petrolio dovesse crollare sarebbe un duro colpo anche per l’Arabia Saudita. Da sempre, Riad ha giocato un ruolo da regista nella questione del prezzo del petrolio, ritagliandosi un ruolo preponderante. In seno all’Opec i sauditi si sono adoperati per non tagliare la produzione, causando la diminuzione continua dei prezzi, con lo scopo di colpire i produttori americani di “shale oil”, che nel frattempo, e molto velocemente, hanno portato avanti una vera e propria rivoluzione in campo energetico. Rivoluzione però finita male con gran parte dell’industria targata “shale” che sta chiudendo i battenti, perché non regge gli attuali prezzi del petrolio.

Ma, allo stesso tempo, il prezzo basso del barile, sceso nelle ultime settimane anche sotto i 27 dollari, ha messo in seria difficoltà l’economia dell’Arabia Saudita. Riad ha infatti annunciato un deficit di bilancio record che ammonta a 98 miliardi di dollari nel 2015, ha fatto ricorso a 80 miliardi di dollari (73 miliardi di euro) di riserve valutarie ed ha immesso sul mercato 20 miliardi di dollari (18,2 miliardi di euro) di bond.

Il crollo del prezzo del petrolio ha affondato il Paese del Golfo e se è vero, come scrive The Economist, che non è possibile fare una previsione su quale sarà il prezzo al barile per i prossimi anni, è anche vero che se l’oro nero continua su questa strada, il debito pubblico di Riad – che era pressoché inesistente soltanto due anni fa, con un percentuale dell’1,6 sul Pil – a fine 2020, potrebbe arrivare fino al 50% del Pil.

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