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Nord Corea, ecco come i mercati hanno reagito al test nucleare

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corea del nord

Borse in calo dopo il sesto test nucleare della Corea del Nord. Gli investitori si rifugiano nell’oro, mentre c’è chi teme un aumento della volatilità dei mercati

 

 

Il test nucleare effettuato dalla Corea del Nord nella giornata del 3 settembre spaventa investitori e mercati. L’ultima provocazione di Kim Jong Un apre una fase pericolosa, in cui si vendono i titoli per rifugiarsi nell’oro e su altre valute. Ma andiamo per gradi.

Il test nucleare della Corea del Nord

La tensione è alle stelle. Nella giornata di ieri, 3 settembre 2017, la Corea del Nord ha testato una bomba a idrogeno (sesto test nucleare), provocando un terremoto artificiale di 6.3 gradi. Il test ha avuto la potenza di fino a 100 chilotoni, circa 5 volte la bomba sganciata dagli Usa su Nagasaki nell’agosto del 1945, ha detto Kim Young-woo, capo della commissione Difesa del parlamento di Seul. E l’allarme non sembra ancora essere cessato: la Corea del Sud ha, infatti, registrato “segnali” relativi alla preparazione di un nuovo lancio di missile balistico da parte della Corea del Nord.

corea del nordIl resto del mondo, ovviamente non sta a guardare. E mentre le forze armate sudcoreane hanno condotto un’esercitazione simulando un attacco contro un sito nucleare nordcoreano, con l’utilizzo di caccia F15 e di un missile balistico, il Consiglio di sicurezza Onu si riunisce d’urgenza per valutare le future mosse. Donald Trump, intanto, sarebbe pronto a reagire con la forza: “Il dialogo non funziona, la Corea del Nord capisce una cosa sola”, avrebbe detto il Presidente americano.

Condanna a quanto avvenuto anche da parte di Cina e Giappone. Il premier giapponese Shinzo Abe ha affermato che si tratta di una provocazione “assolutamente inaccettabile”.

Emmanuel Macron, Angela Merkel e Paolo Gentiloni, invece, concordano “sulla necessità di una reazione internazionale forte”, a partire da nuove sanzioni.

Diversa, invece, la reazione della Russia. Putin, in un colloquio con il premier giapponese Abe, avrebbe messo in guardia dall’intraprendere qualsiasi avventura militare individuando solo nella “politica” e nella “diplomazia” le possibili soluzioni.

La reazione dei mercati

La provocazione della Corea del Nord non piace ai mercati, che hanno registrato un calo (seppur modesto) degli indici. Il test nucleare ha portato gli investitori a vendere le proprie azioni e a rifugiarsi in un bene come l’oro.

Proprio il metallo giallo, nelle ultime ore, cresciuto fino all’1 per cento. Il future settembre dell’oro, infatti, è scambiato a 1337 dollari l’oncia, ai livelli più alti da settembre 2016. Sale dello 0,8% l’argento, che nella scadenza settembre è quotato 17,86 dollari l’oncia (massimi dall’aprile scorso). I futures di S&P 500 Index sono diminuiti dello 0,3%, mentre i titoli di Stato decennali del Sud Corea sono crollati.
Bene le valute rifugio. Lo yen è salito addirittura dello 0,9 per cento.

I Tesori statunitensi non hanno la possibilità di beneficiare della domanda di rifugio (i mercati resteranno chiusi per la festività del Labor Day).

Trendi difensivi, invece, caratterizzano le Borse europee, che sono tutte in rosso, anche se la flessione è limitata a mezzo punto percentuale.

Piazza Affari

Concentriamoci su Piazza Affari. Vendite sulle banche, a cominciare da Banco Bpm e da Banca Pop Er,e realizzi su Fiat Chrysler Automobiles. Male anche Telecom Italia, che continua a vivere la sua fase ribassista, in attesa di una decisione del Governo sull’esercizio del golden power.

In calo anche Mediaset, mentre sembrano in buona salute Generali, Campari e Leonardo.

Aumento della volatilità?

L’incertezza di altri attacchi e dello scoppio di una possibile guerra, provocata dalle mosse della Nord Corea, avranno comunque importanti ripercussioni sui mercati. Ne è convinto Nader Naeimi, responsabile di un investimento dinamico presso AMP Capital e consulente per la gestione di un patrimonio complessivoo di 110 miliardi di dollari.

L’ultima provocazione della dittatura nordcoreana segna “una nuova fase pericolosa” per i mercati. Magari “il crollo odierno delle azioni non sarà grave, ma la situazione porta ad un incremento della volatilità del mercato”, ha dichiarato Naeimi.

Cosa potrebbe realmente accadere tra Corea del Nord e Usa?

Tutto e niente. La partita che Kim Jong Un sta giocando è delicata, ma (dal suo punto di vista) logica e al momento favorevole. Mentre si consumano le minacce e le sanzioni economiche degli Usa verso la Corea, infatti, il dittatore Nord-coreano sta facendo il suo gioco, dimostrandosi forte prova a guadagnare consenso interno.

In Corea del Nord, infatti, negli ultimi mesi non sono mancate i dissensi verso il vertice, che il dittatore ha represso con forza e soppressioni mirate. Perdere il consenso potrebbe portare ad un colpo di Stato e alla caduta di Kim Jong Un. La corsa agli armamenti atomici, dunque, ha un solo scopo: tenere buoni gli Usa (che non accettano il regime) e Pechino (sottopressione americana).

Dunque, il leader ha la necessità di sopravvivere al potere. La carta del nucleare (cosa a cui già stava lavorando il padre di Kim Jong Un, Kim Jong Il) è necessaria per fermare eventuali azioni militari americane. In queso modo sarebbe garantita la continuità del regime e, soprattutto, la Corea del Nord diverrebbe una piccola potenza capace di guidare le mosse degli stati vicini.

Ma ora c’è da chiedersi se davvero la Corea ha l’arsenale atomico che vanta: l’intelligence americana, cinese, sud coreana e giapponese non ha una risposta certa.

E questo mette tutto in gioco: un po’ di paura per una nuova e imminente guerra, bisogna averla. Il non intervento di Donald Trump a causa della minaccia nucleare lo mostrerebbe debole dinanzi ai suoi alleati e dinanzi a Pechino, con gravi ripercussioni a livello politico e militare.

Anche la Cina, che più volte ha ammonito la Corea del Nord nella sua corsa all’atomica, pagherebbe le conseguenze di un non intervento militare. La Corea del Nord potrebbe vantare una posizione di forza anche contro Pechino.

Quale arma rimane agli Usa e alla Cina nel caso in cui la Corea avesse il suo arsenale atomico? Un cambio leader dall’interno, un colpo di stato (cosa comunque non di facile attuazione e, comunque, violenta).

L’economia privata (e forte) della Corea del Nord

La Corea del Nord ha superato la crisi degli anni Novanta, cresce e continua a prosperare, nonostante l’isolamento economico imposto dall’Onu. È questa la fotografia del Paese che traspare da un articolo pubblicato sul Guardian dallo studioso russo Andrei Lankov.

Pyongyangtra incertezze e (non poche) difficoltà, sembra aver superato la grande crisi economica e produttiva degli anni Novanta, affidando la sua crescita economica al carbone e all’impresa privata.

Non abbiamo statistiche di crescita affidabili sulla Corea del Nord, ma possiamo dire che le cose, in effetti, non sembrano andare così male. Secondo i calcoli di North Korea News, infatti, il Pil nordcoreano si dovrebbe attestare tra il 3 e il 4%, una cifra alta che ad ogni modo fa pensare ad una crescita importante e consistente.

La forza economica del Paese è sicuramente il carbone, che in passato come nel presente spinge il prosperare del Paese. Sì, è vero che questa fonte fossile emette il doppio delle emissioni di anidride carbonica rispetto al gas naturale, ma è pur vero che il mondo ancora non ne può fare a meno e che continua a rappresentare il 40% della fonte di energia mondiale. E così l’export di carbone è cresciuto da 1,8 a 2,8 miliardi di dollari, grazie all’import di Russia, India e Cina, che malgrado le sanzioni continua comunque ad intrattiene scambi commerciali con la Corea.

Come abbiamo accennato, non c’è solo il carbone. A farsi strada a Pyongyang è anche l’attività privata, nonostante sia ancora proibita in un regime totalitario comunista. Si tratta di un divieto solo formale, dal momento che nel corso degli ultimi anni si sono sviluppati diversi espedienti per aggirare formalmente il divieto e permettere la nascita di attività economiche private. A contribuire alla crescita della Corea del Nord, infatti, sono imprese sostanzialmente private, tra cui anche grosse aziende minerarie, di trasporto e raffinerie di petrolio.

C’è da dire che l’impresa è registrata come azienda dello Stato, ma viene gestita come farebbe un privato con la sua azienda. Tra il 30 e il 50% dell’economia nordcoreana è composta da questo settore “privato”. Proprio lo sviluppo del privato ha portato alla nascita di una nuova borghesia.

Non mancano le fasce di popolazione particolarmente disagiate: il divario tra poveri e ricchi è evidente.

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