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Mps, ecco perché proseguono in Borsa i tracolli del Monte di Stato

di

Morelli

Continuano le giornate di passione in Borsa per il Monte dei Paschi di Siena. L’ennesimo crollo in Borsa, con tanto di sospensione al ribasso, ha costretto Mps a uscire allo scoperto per smentire le “illazioni di stampa”. Ecco numeri, approfondimenti e scenari con i fattori che contribuiscono ad affossare a Piazza Affari il valore del titolo della banca che è controllata dal Tesoro.

LE RASSICURAZIONI E IL TONFO

La banca guidata dall’ad, Marco Morelli, ha ribadito ieri che non ci sono in programma nuovi aumenti di capitale e che il piano di ristrutturazione al 2021 concordato con le autorità europee “procede secondo le tempistiche”, compresa la parte su “riduzione dei crediti deteriorati e iniziative di contenimento dei costi”. Nonostante le rassicurazioni, il titolo, tra i peggiori in una seduta nera per la Borsa, ha ceduto il 5,24% a 2,64 euro, chiudendo in calo per la dodicesima volta consecutiva. Anche perché, si dice in Borsa, il flottante è molto basso e dunque bastano poche vendite per provocare sommovimenti. Ma i tonfi vengono da lontano, come ha ricostruito anche Start Magazine in un recente articolo.

LO STATO DELL’ARTE

La caduta di Mps  in Borsa, infatti, è partita il 9 febbraio con la pubblicazione dei risultati del 2017 deludenti e si è accentuata il 12 marzo con l’annuncio delle dimissioni del cfo, Francesco Mele. Mps , che è rientrata a Piazza Affari lo scorso 25 ottobre aprendo a 4,1 euro, il 9 febbraio valeva infatti 3,78 euro e da quel momento ha perso il 30% circa. Nei documenti in vista del ritorno in borsa Mps  aveva prudenzialmente valorizzato, al 30 settembre, le proprie azioni ordinarie a 4,28 euro, sia per le posizioni in proprietà che per le posizioni della clientela.

IL VALORE DEI CROLLI

Dal 6 marzo, quando la quotazione era di 3,18 euro, Mps ha lasciato sul terreno oltre il 17%. La perdita teorica dello Stato, socio al 68% di Rocca Salimbeni dopo un investimento da 5,4 miliardi di euro, supera largamente i 3 miliardi, come ha ricostruito Carlotta Scozzari di Business Insider Italia.

LE RAGIONI DELLE PICCHIATE

Gli osservatori ritengono che il tonfo abbia una causa scatenante, ma sia la somma di più fattori. Primo fra tutti la volatilità di un titolo che ha un flottante ridotto, meno del 28% del capitale (alla quota del Tesoro va sommata quella di oltre il 4% dei Generali). A questo si aggiungono conti in affanno (la pulizia di bilancio è costata una perdita di 3,5 miliardi nel 2017) e la situazione di stallo politico istituzionale post voto, con il governo Gentiloni e il titolare del Tesoro, Piercarlo Padoan, che si sono spesi per Mps impegnando risorse statali ma che ora – sia il premier che il ministro dell’Economia – sono molto in bilico visto l’esito delle elezioni del 4 marzo.

FRA TESORO E FINANZA

Infatti in Borsa si fa notare che il socio che controlla la banca ha al suo vertice un ministro, Pier Carlo Padoan, a tempo determinato. E, visto l’esito delle elezioni, non è facile pronosticare la direzione che verrà data alla banca dal futuro titolare del dicastero. Non ha giovato nemmeno l’addio del cfo di Mps, Francesco Mele, che ha lasciato Siena dopo aver seguito tutte le fasi del salvataggio della banca ed e’ stato sostituito da un interno, Andrea Rovellini.

LE PAROLE DI MORELLI

Lo stesso amministratore delegato, Marco Morelli, non ha nascosto che la strada del rilancio della banca – che deve fare i conti le numerose prescrizioni della Ue – sarà lunga. E non pare imminente un’uscita dalle secche grazie all’aggregazione con un altro istituto. Molti analisti ritengono che, in Italia, un risiko sia auspicabile, ma nessuno pensa che sia dietro la porta. Anche se fra Siena, Modena e Bologna qualcuno lavora – o meglio pensa – a un futuro aggregativo, come ha svelato Start Magazine.

LE RICHIESTE DI RISARCIMENTO

Dal bilancio del Monte, peraltro, è intanto emerso che le richieste di risarcimento danni degli azionisti hanno superato i 2 miliardi di euro e che la banca ha perso 200 mila clienti. Ma vengono guardati con diffidenza anche i 6,9 miliardi di inadempienze probabili nette che gravano sul bilancio della banca alla fine del 2017 e che, se non recuperate, sono destinate a trasformarsi in sofferenze.

IL GIUDIZIO DELL’ANALISTA

Un analista di una primaria casa d’affari straniera ha spiegato a Mf/Milano Finanza che sul titolo c’è un sentiment «negativo per due motivi principali: il primo riguarda i risultati del 2017 che sono stati deludenti con una perdita salita a 3,5 miliardi rispetto a quella già pesante di fine 2016 (3,24 miliardi). Inoltre l’esito del voto italiano, che ha consegnato al Paese un governo completamente mutato benché ancora da costruire, accentua poi la fase delicata della banca più antica d’Italia, controllata dal Tesoro al 68,2%.

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