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Che cosa propone il Movimento 5 Stelle di Di Maio su fisco, spesa pubblica, energia e pensioni

Di Maio

Tutti i dettagli sul programma elettorale del Movimento 5 Stelle capeggiato da Luigi Di Maio. Con questo articolo, Start Magazine inizia una serie di approfondimenti sulle proposte dei principali partiti e delle maggiori coalizioni in vista delle elezioni del 4 marzo.

 

Più spesa pubblica per 75 miliardi e meno imposte. E’ la promessa clou del Movimento 5 Stelle in vista delle elezioni del 4 marzo. Ma nel programma dettagliato dei Pentastellati presentato da Luigi Di Maio è maggiore l’enfasi sulla spesa statale da incrementare rispetto alla riduzione dei tributi.

di maioBeninteso, dicono i Cinque Stelle, le risorse necessarie agli investimenti pubblici che saranno incrementati arriveranno anche dalla spending review, dunque dal taglio della spesa pubblica “improduttiva”. E comunque le coperture si troveranno, assicurano i Pentastellati: “I punti salienti del nostro programma, Reddito di cittadinanza incluso, valgono a regime una spesa annua intorno ai 75 miliardi. Il MoVimento 5 Stelle può arrivare a coprirli, dunque, senza dover fare i salti mortali”. Non tutti concordano. Il quotidiano la Repubblica ha criticato: “Restiamo convinti della nostra analisi e delle nostre cifre che portano a quasi 125 miliardi l’onere delle vostre proposte, comunque ben oltre i 75-80 miliardi da voi valutati. Ma soprattutto non siamo convinti affatto che potrete ricavare facilmente coperture così ingenti da spending review ( 30 miliardi) e taglio delle tax expenditure (40 miliardi)”, ha scritto Roberto Petrini del quotidiano diretto da Mario Calabresi.

I SERBATOI

Di Maio nei giorni scorsi, proprio per rintuzzare le critiche sulla vaghezza programmatica in tema di coperture finanziarie degli annunci elettorali, ha indicato i “3 serbatoi” da cui prendere i soldi per attuare il programma a 5 stelle: “1) circa 30 miliardi annui, a regime, di spending review in senso stretto (compreso 1 miliardo di tagli ai costi della politica e senza considerare la foresta di agevolazioni fiscali) che sono stati già individuati da una sequela di commissari alla spesa, con in testa Carlo Cottarelli; 2) 40 miliardi l’anno, a regime, di tax expenditures (agevolazioni fiscali) che si possono ripensare e spostare da obiettivi dannosi o improduttivi verso finalità ad alto moltiplicatore (in totale l’erosione fiscale dovuta ad esenzioni, detrazioni e deduzioni supera i 300 miliardi); 3) infine il MoVimento 5 Stelle farà una riflessione politico-economica su 10-15 miliardi di maggiore deficit annuo che comunque, partendo da una base programmatica dell’1,6 di deficit/Pil 2018, ci terrebbe ancora abbondantemente sotto il vetusto e stupido parametro del 3%”. Ovvero: un po’ di tagli ai costi della pubblica amministrazione, una riduzione delle agevolazioni fiscali e un po’ (5 miliardi circa) di spesa in deficit. Di Maio comunque assicura: abbiamo l’obiettivo di “ridurre del 40% il debito/Pil in 10 anni”.

AVANTI TUTTA CON LA SPESA

Dai documenti pubblicati nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle (i 20 punti sintesi del programma e la relazione sulle coperture finanziarie) si nota un’enfasi nuova sul ruolo preminente degli investimenti pubblici ai fini di una corposa ripresa economica. Ecco che cosa mettono nero su bianco: “Il cuore della nostra visione per il rilancio del Paese è il piano da 50 miliardi in cinque anni di investimenti pubblici produttivi”. Su cosa puntare? Sulla “spesa buona che i governi hanno tagliato per fare austerity e che serve a rilanciare la domanda aggregata: green economy, bonifiche, rete idrica, rete elettrica, adeguamento sismico, mobilità pulita e sostenibile, dissesto idrogeologico, riqualificazione urbanistica, edilizia scolastica e sanitaria, banda ultra larga, infrastrutture immateriali”. Nessuno statalismo, assicurano i pentastellati: “Non è lo Stato che ritorna contro il mercato, ma lo Stato che fa nuovo mercato e mercati nuovi in cui possono fiorire start-up e occasioni di lavoro per i giovani. E’ lo Stato innovatore, un grande “business angel” che finanzia alcune delle idee del futuro da cui si genera ricchezza”.

LA STERZATA FISCALE

Spesa pubblica ma non solo nel programma pentastellato: “Il MoVimento 5 Stelle darà uno shock fiscale in favore di imprese e cittadini. Alle aziende dimezziamo la tassa più odiata: l’Irap. Oggi costa 21 miliardi, se ne possono eliminare almeno 11-12 usando il taglio trasferimenti improduttivi (7 miliardi a regime, ciò che resta dello studio Giavazzi-Cottarelli) e una quota di tax expenditures riviste (gasolio, accise, ecc…). Ma a fine legislatura – dicono i pentastellati – potremmo arrivare persino ad abolirla, se il ciclo economico, come immaginiamo, lo consentirà”.

irpefIRPEF A 5 STELLE CON 3 ALIQUOTE

M5S ha un modello di Irpef su tre aliquote. Eccolo: “La no tax area sale a 10mila euro (con benefici che si ripercuotono fino a 55mila euro di reddito) e in relazione al nucleo familiare la stessa no tax area arriva fino a 26mila euro. La riforma costerebbe oltre 13 miliardi (un intervento di rilievo), ma in essa inglobiamo gli 80 euro e ne utilizziamo le coperture: rifiutiamo infatti la logica del bonus del tutto regressivo (senza quoziente familiare e per giunta “flat”, nel senso che è uguale per tutte le categorie di reddito che lo percepiscono) e preferiamo una riforma organica dell’Irpef che distribuisce in modo più esteso e progressivo i benefici fiscali (a partire dai ceti medio-bassi). Dunque, restano poi poco meno di 4 miliardi scoperti che compensiamo con le tax expenditures”.

ENERGIA DA RINNOVARE

Obiettivi netti per la politica energetica: “Italia 100% rinnovabile” è lo slogan clou in materia. Non solo: “Uscita dal petrolio entro il 2050 e un milione di auto elettriche”. La direzione di marcia indicata nei 20 punti del programma elettorale è una sintesi del programma Energia del Movimento 5 Stelle in cui l’obiettivo, si legge, è di “ridurre i consumi finali di energia del 37% rispetto al livello del 2014” sul fronte dell’efficienza energetica e di innalzare i consumi elettrici al 65% dei consumi finali di energia. Tra i punti votati dagli iscritti il sì a politiche che scoraggino l’usa di benzina e gasolio, lo spostamento degli incentivi verso le rinnovabili, la democrazia energetica e lo stop all’energia nucleare anche importata. Infine, l’incentivo allo stoccaggio domestico e la ripubblicizzazione di Terna, ha ricordato negli scorsi giorni il sito Energia Oltre. Nelle slide elettorali il Movimento indica la creazione di 200mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti e fa una stima: 17mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica.

FORNERO DA PENSIONARE IN PARTE

Fino a 8 miliardi costa invece il pacchetto-pensioni con il “superamento della legge Fornero”. Il MoVimento 5 Stelle ha promesso il superamento della riforma Fornero sulle pensioni. La premessa è questa: “Oggi c’è troppa flessibilità in ingresso del mondo del lavoro e troppa rigidità in uscita. Vogliamo dare più libertà a chi vuole progettare il proprio futuro e consentire ai giovani di inserirsi con più facilità”. Di Maio propone “una certa flessibilità in uscita intorno a quota 100, la quota 41 per lavoratori precoci, opzione donna e la staffetta generazionale (già finanziata) sono gli elementi centrali del pacchetto che costa 7,5-8 miliardi annui. Ai quali si aggiungono 3 miliardi annui per il blocco graduale dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita”. E le coperture? Per 4 miliardi con la spending review e per circa 6,5 miliardi con le tax expenditures sul settore lavoro (disponibili fino a 10 miliardi), scrive M5S.

IL REDDITO DI CITTADINANZA IN CODA

redditoSignificato che il cavallo di battaglia storico del Movimento è relegato nel documento tecnico sulle coperture in fondo, dove si sottolinea che “5 miliardi di agevolazioni e 2,5 miliardi di tagli agli sprechi (pescando dai serbatoi già citati) ci serviranno, all’inizio, per mettere in piedi il Reddito di cittadinanza (già contemplati nelle coperture della misura). Ma il Reddito di cittadinanza tende a ripagarsi da solo sia in ragione degli spazi che apre ai consumi sia perché ci sosterrebbe nel dibattito con la Ue circa una revisione del nostro Pil potenziale, dell’output gap e dunque in merito ai più ampi margini finanziari utilizzabili persino a regole invariate. Senza dimenticare che la riforma dei centri per l’impiego darà forza lavoro qualificata a sostegno della competitività delle imprese”.

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