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La guerra civile del Bitcoin

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Momento davvero delicato per il Bitcoin: la moneta virtuale continua a perdere valore, mentre in corso c’è una guerra tra Miner e Core

 

Il Bitcoin, la criptomoneta finita sotto la luce dei riflettori nelle ultime settimane per colpa della sua volatilità, che ha attratto l’attenzione di tutti, dai banchieri di Wall Street alle casalinghe cinesi, sta per vivere uno dei momenti più turbolenti e più decisivi della sua storia.

In corso, infatti, c’è una guerra civile. Dopo due anni di scontri, vissuti soprattutto dietro le quinte, ora i principali responsabili del sistema del Bitcoin stanno per scontrarsi apertamente e sono pronti ad adottare due aggiornamenti software concorrenti alla fine del mese. Dunque: il Bitcoin potrebbe dividersi. È un evento senza precedenti, che potrebbe avere importanti ripercussioni sul mercato mondiale. Ma andiamo per gradi.

Cosa è il Bitcoin

bitcoinBitcoin è una moneta virtuale e digitale, scambiata via internet, direttamente fra due persone. La cripto-valuta sfritta la tecnologia peer-to-peer per non operare con alcuna autorità centrale o banche; la gestione delle transazioni e l’emissione di tale moneta viene effettuata collettivamente dalla rete.

Questa moneta virtuale è open-source; la sua progettazione è pubblica, nessuno possiede o controlla Bitcoin e ognuno può prendere parte al progetto.

La moneta virtuale permette utilizzi entusiasmanti, che non potrebbero essere coperti da nessun altro sistema di pagamento precedente, senza perà transitare sui nostri conti correnti.

La guerra civile in corso

Entro fine luglio il sistema Bitcoin sarà oggetto di un aggiornamento. Meglio, di due diversi aggiornamenti software concorrenti, come due sono le fazioni che si sfidano in questa guerra di gestione della moneta. Entrambe le parti hanno buoni motivi per sostenere le loro tesi e volere i diversi aggiornamenti, il problema è la mancanza di una autorità centrale che possa aiutare a trovare un compromesso, oramai lontano.

Difficile dire quello che succederà, il sistema potrebbe dividersi, con conseguenze sul valore della moneta. Agli investitori non resta che monitorare la situazione e tenersi pronti a reagire rapidamente una volta che le conseguenze di questi aggiornamenti saranno più chiare.

“È un gioco ad alta quota”, ha dichiarato Arthur Hayes, gestore di BitMEX, un sito di derivati ​​bitcoin a Hong Kong. “Se sei un commerciante, c’è molta incertezza su cosa succede. Una volta che c’è un segnale definitivo su cosa verrà fatto, il prezzo potrebbe muoversi molto rapidamente “.

Perchè il conflitto sui diversi aggiornamenti?

bitcoinDietro il conflitto, come scrive Bloomberg, c’è una divisione ideologica sulla legittima identità del Bitcoin. Si discute se la criptomoneta deve evolvere per attirare le corporazioni principali di settore e diventare sempre più attraente per il capitale tradizionale, o fortificare la sua posizione come un faro libertario, se deve agire più come un bene come l’oro, o come un sistema di pagamento.

I primi semi del dibattito sono stati piantati anni fa. Per proteggersi dagli attacchi informatici, il sistema bitcoin definisce la quantità di informazioni sulla sua rete, chiamata blockchain, e limita le transazioni da elaborare. Ma la crescente popolarità della valuta sta aumentando l’attività sul sistema, che risulta troppo lento.

Il sistema sembra essere intasato. Il numero di transazioni in attesa di verifica è enorme (maggiore di cinque volte rispetto a un anno fa) e questo sta costringendo gli utenti a pagare sempre più tasse (alte) per accelerare il consenso. In particolare, l’intera rete è capace di validare sette transazioni ogni secondo. Per capire quanto il numero sia basso, possiamo guardare a Visa, che ne approva 24mila ogni secondo. La maggior parte degli utenti è contenta di questa infrastruttura, che anche se lenta, garantisce sicurezza. L’11% di essi, invece, intende fare qualcosa per velocizzare le transazioni.

Nell’affrontare questo problema, sono emerse due principali scuole di pensiero. Da un lato ci sono i miner, che distribuiscono computer costosi per verificare le transazioni e agiscono come la spina dorsale del blockchain, che propongono un aumento diretto del limite di transazioni in un blocco.

D’altra parte ci sono i Core, che insistono sulla gestione di alcuni dati del sistema bitcoin fuori dalla rete principale. Questo, secondo gli esperti, consentorebbe non solo di ridurre la congestione, ma anche di costruire altri progetti che fanno capo al sistema bitcoin. In particolare, la proposta dei Core è il software SegWit.

Una soluzione di compromesso?

Forse, in realtà, un compromesso c’è. I miner potrebbero accettare l’aggiormamento proposto dai Core, mentre questi ultimi potrebbero cedere e concedere un aumento delle transizioni su uno stesso blocco. Questa proposta è quella che si chiama SegWit2x, che implementa SegWit e raddoppia il limite. Non tutti i miner, però, sono d’accordo. Solo l’85% di questi si è detto disposto a eseguire l’aggironamento del software una volta che verrà rilasciato, il 21 luglio.

Se è vero che non tutti sembrano favorevoli, è vero anche che la maggioranza c’è. E forse questa basterà per tenere in piedi il Bitcoin, che nelle ultime settimane ha continuato a perdere valore.

Criptovalute: valgono 110 miliardi di dollari

bitcoinCrolli momentanei a parte, le criptovalute hanno conquistato il mercato: attualmente hanno superato la soglia dei 100 miliardi e viaggiano verso 110 miliardi. Si tratta, senza dubbio, di un’ascesa vertiginosa: a gennaio 2017, infatti, il settore delle valute digitali non superava i 20 miliardi.

A trainare la crescita, ovviamente, è il Bitcoin, che incide sul 40% del mercato con una capitalizzazione sopra i 45 miliardi. Ma c’è anche Ethereum a volare: proprio questa criptovaluta, mentre le altre perdevano valore in questi giorni, continuava a guadagnare il 20%.

Rischio bolla?

Un’ascesa così rapida fa pensare al rischio bolla. È presto, ora, predire il futuro, difficile stabilire se quella delle monete digitali è una moda passeggera. Se è vero, comunque, che facilmente il Bitcoin acquista valore, è anche vero, come abbiamo visto, che facilmente lo perde.

A fine 2013 valeva già oltre 1.100 dollari, ma solo un anno dopo era sceso sotto i 400 dollari. Solo dopo è iniziata la risalita.

Sono proprio le debolezze strutturali cui abbiamo accennato sopra, che fanno temere agli analisti un classico effetto bolla. A pesare sul futuro dlle valute digitali anche il fatto che queste (si guardi a Monero) siano largamente utilizzate per attivtà illecite.

C’è anche la questione dell’utilizzo e di come la domanda possa davvero incidere sull’economia reale: i Bitcoin saranno realmente spesi? La maggior parte degli investitori, con Bitcoin tende a comprare altre criptovalute. E questo alimenta il richio bolla.

Non dobbiamo dimenticarci, poi, del limite di emissione. Ci spieghiamo: la tecnologia prevede un limite di emissione di 21 milioni di bitcoin. Cosa si farà una volta toccato il limite? Forse solo dopo potremo avere idee più chiare sul futuro della criptomoneta.

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