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Iran, cosa cambia con la fine delle sanzioni?

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Iran
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Il raggiungimento dello storico accordo sul nucleare iraniano e la prospettiva di un’eliminazione delle sanzioni americane ed europee potrebbe generare importanti cambiamenti nel commercio internazionale. Buone notizie per l’Italia, paese storicamente legato all’Iran. 

L’Iran è un grande paese, con oltre 77 milioni di persone. La progressiva riduzione delle sanzioni avrebbe l’effetto di sbloccare più di 100 miliardi di dollari di valuta iraniana detenuta in banche estere, dando al paese un maggiore potere d’acquisto che potrebbe tradursi in un aumento delle importazioni. L’allentarsi della stretta apre inoltre la strada a un aumento delle esportazioni iraniane di petrolio, con importanti effetti sul mercato energetico.

Un’occasione per tante aziende occidentali, comprese quelle italiane. Prima del 2006, data del varo delle prime sanzioni, l’Italia era uno dei principali partner commerciali dell’Iran. La stretta internazionale sul paese e l’inasprimento delle sanzioni avvenuto nel 2011 ha determinato un crollo verticale dell’export italiano. Secondo le prime stime dell’Istituto di commercio estero l’avvio del nuovo corso potrebbe generare nei prossimi quattro anni un aumento dell’export italiano fino a 3 miliardi. Il disgelo dei rapporti può offrire una grande opportunità a settori storicamente attenti alle vicende iraniane, l’oil & gas e la meccanica strumentale che al momento pesa il 57,9% dell’export italiano verso il paese. Con il recupero di fiato dell’economia iraniana, ottime opportunità potrebbero aprirsi anche per settori come del mobile e dell’automotive.

petrolio e trivelle

Iran, gli effetti sul prezzo del petrolio

Gli accordi siglati a Vienna hanno avuto ripercussioni immediate sul prezzo del greggio, generando un calo del prezzo al barile del 2%, attestatosi sui 55 dollari. L’Iran è uno dei principali produttori di greggio ma a seguito delle sanzioni del 2011 si è visto dimezzare il proprio export. Gli impianti sono in grado di pompare 3,6 milioni di barili al giorno, a fronte di un’offerta mondiale totale di 97 milioni di barili al giorno. Il ritorno a pieno regime dei persiani sul mercato energetico oltre che determinare un crollo del prezzo al barile potrebbe però anche rappresentare un fattore di instabilità per altre economie più fragili. Bisognerà tuttavia attendere i prossimi mesi per vedere come si stabilizzeranno i prezzi.

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