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Guerra Uber-Taxi: Italia vicina alla soluzione

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sharing economy Uber

Di fronte ad una liberalizzazione del mercato che consenta ad NCC ed Uber di lavorare senza alcuna limitazione, potrebbe essere creato un fondo per ricompensare i tassisti per la svalutazione delle licenze

 

Il conflitto Uber-Taxi potrebbe presto trovare una soluzione. La casa americana apre ai concorrenti e si dice disposta a contribuire ad un fondo per compensare i tassisti per la svalutazione delle licenze, accettando dunque la proposta fatta dall’Antitrust. Ma partiamo dall’inizio.

Uber: cosa è e quali servizi offre in Italia

Uber è una start up con sede a San Francisco che ha creato un’applicazione dedicata alla mobilità: si tratta, dunque, di un servizio digitale. Un servizio, però, che si traduce nella realtà quotidiana in passaggi a prezzi bassi, rappresentando una forma di concorrenza diretta per le compagnie di trasporto tradizionali.

Obiettivo della casa di San Francisco, infatti, è rappresentare una valida alternativa alle auto provate, ai mezzi di trasporto e ai taxi. E ci prova sfruttando il potenziale della sharing economy. Gli automobilisti sfruttano la propria stessa auto per trasformarsi in strumenti per il trasporto urbano altrui.

Nei primi mesi, Uber era un’app per richiedere auto di lusso in alcune zone metropolitane. Negli anni, l’azienda è cresciuta, si è rinnovata e ha allargato il proprio business, modificando le abitudini. Che si tratti di una corsa, di un sandwich o di un pacco, la  casa di San Francisco prova a dare alle persone quello che vogliono, quando vogliono.
Uber è sbarcato ufficialmente in Italia tre anni fa, debuttando a Milano. La società americana offre i suoi servizi in alcune delle principali città italiane, come Roma, Milano e Firenze.

A causa di una sentenza del tribunale di Milano, Uber ha sospeso il servizio Uber Pop’, quello (per intenderci) assimilabile al servizio taxi, “in via cautelare e urgente”, per concorrenza sleale. Ma ancora oggi è possibile di ‘Uber Black’, la prima opzione di Uber che prevede la corsa su una berlina e di a ‘Uber Lux’, dove la corsa avviene su un’auto costosa e di lusso.

Il prezzo per una corsa varia in base al tipo di servizio richiesto.

La guerra Uber – Taxi

Ai tassisti Uber non è mai stato simpatico, dal momento che ruba i potenziali clienti. In tutte le città del mondo i conducenti delle auto bianche hanno scioperato e manifestato contro l’idea arrivata dall’America. In tanti Paesi, il servizio UberPop è stato definito illegale.

L’ultima battaglia che vede protagonisti i due fronti è scoppiata qualche settimana fa, quando il Governo ha approvato il decreto milleproroghe in cui un emendamento, a firma di Linda Lanzillotta e Roberto Cociancich, rinvia alla fine dell’anno il termine per l’emanazione di un provvedimento contro “l’esercizio abusivo dei taxi” e il “noleggio con conducente”.

La norma, in pratica, concede ancora altri 12 mesi (o poco meno) al Ministero delle Infrastrutture, che è chiamato ad emanare un provvedimento che impedisca “l’esercizio abusivo dei taxi e quelle di noleggio con conducente” (e in queste categorie rientra Uber) ed elimina la “territorialità” delle auto a noleggio con conducente, che potranno operare liberamente.
Le nuove norme, a parere dei tassisti, “riportano di fatto indietro l’orologio di otto anni” e se approvate, “concedono il via libera a tutte una serie di azioni abusive nel settore del trasporto persone”.

Uber vs Taxi

Non è difficile comprendere le ragioni dei tassisti, che all’improvviso devono scontrarsi con un concorrente non proprio alla pari. Con Uber pop, infatti, tutti posso diventare tassisti e portare a casa guadagni extra o un vero e proprio stipendio (se lo si sceglie come lavoro). Un tassista, invece, prima di poter esercitare deve affrontare ed ottenere numerose prove e permessi, oltre a fare un investimento importante, come l’acquisto dell’auto.

Taxi UberPer diventare tassista, infatti, bisogna avere almeno 21 anni ed essere in possesso della patente di guida di tipo B. E’ necessario, poi, conseguire alcuni certificati specifici. Primo fra tutti è il CAP, il Certificato di Abilitazione Professionale, conosciuto anche con il nome di Carta di Qualificazione del Conducente (CQC): per averlo è necessaria la frequenza di un corso e il superamento dell’apposito esame. E ancora: è necessaria anche l’iscrizione al ruolo di conducente, per il servizio pubblico non di linea, presso la Camera di Commercio della propria Regione. Anche questa iscrizione avviene solo dopo il superamento di un test orale e scritto. Serve, poi, la licenza per guidare il taxi, che si ottiene dopo essere stati inseriti in un’apposita graduatoria a seguito dell’emanazione di un bando di concorso specifico da parte di un Comune della propria regione.

Uber contribuirà ad un fondo per compensare i tassisti

Gli scioperi ad oltranza e le proteste dei tassisti contro la decisione dell’esecutivo di Gentiloni, ha costretto il Governo a trovare una soluzione veloce.

Nei giorni scorsi l’Antitrust ha proposto l’eliminazione delle limitazioni territoriali che gravano sugli Ncc (e quindi anche su Uber), equiparandoli di fatto ai taxi, a patto che sia previsto un un regime transitorio che garantisca ai tassisti un rimborso per la prevedibile svalutazione delle licenze, pagate anche 200mila euro.

A questa soluzione la casa di San Francisco sembra starci, almeno secondo le parole di Carlo Tursi, responsabile Uber Italia: se il mercato dovesse essere liberalizzato, anche l’azienda di sharing economy contribuirà ad un fondo per compensare i tassisti.

Una soluzione con precedenti

L’idea non è del tutto nuova. Anche in Australia e Messico, infatti, esiste un fondo per risarcire i tassisti. A contribuire, ovviamente, sono tutti gli attori favoriti dalla liberalizzazione del mercato.

Uber, per esempio, versa l’1,5% del valore di ogni corsa.

Si attende incontro con il Governo

Sarà Uber stesso a presentare questa soluzione al Governo, in un incontro che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni.

Intanto alcune associazioni sindacali dei tassisti hanno fissato uno sciopero per il 23 marzo, ma il settore taxi ora sembra essere spaccato ed è impossibile che la categoria possa portare al Governo un documento unitario con le sue proposte.

L’idea di un fondo a cui contribuiscano tutti potrebbe dunque allettare i conducenti delle auto bianche meno belligeranti.

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