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Food Delivery: in Italia un business da 575 milioni di euro

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food delivery moovenda

Da UberEats ad Amazon Prime Now, da Esselunga a Cortilia e Svinando: le piattaforme di Food delivery piacciono e creano un nuovo (importante) business

Frigo vuoto? voglia di qualcosa di buono che in casa non c’è? amici in arrivo? A soddisfare le nostre voglie o a risolverci il problema cena ci pensano le nuove piattaforme di food delivery, da Esselunga a Svinando, da UberEats (servizio lanciato pochi giorni fa a Milano) ad Amazon e a Cortilia. Scopriamo i numeri del settore e gli scenari futuri.

Food Delivery: business da 575 milioni di euro

Il Food Delivery in Italia muove oggi un mercato da 575 milioni di euro e il business, nel 2016, cresce del 30% rispetto al 2015. I numeri del comparto sono notevoli e, secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm e Politecnico di Milano, le prospettive di crescita sono enormi. Ma serve investire. “Perchè ci sia una crescita di domanda nel settore, serve un’offerta di qualità ed efficiente”, ha commentato Samuele Fraternali, ricercatore dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano.

Cresce e-commerce

La crescita del Food Delivery si inquadra nell’ambito di una generale crescita degli acquisti on line. L’eCommerce B2c continua a crescere anche nel 2016: il valore degli acquisti online degli italiani fa segnare un +18% per un giro d’affari che sfiora i 20 miliardi di euro, tra prodotti (9 miliardi) e servizi (10,6 miliardi). Il Turismo si conferma il primo comparto con una quota del 44% e una crescita del 10%. Seguono Elettronica di Consumo, che vale il 15% e cresce del 28%, e Abbigliamento, che vale il 10% e cresce del 27%.
Come spiegano i ricercatori del Politecnico di Milano, si rivela sempre più importante il contributo dei settori emergenti, quali Food & Grocery, Arredamento e home living, Beauty, Giocattoli, che insieme valgono oltre 1,5 miliardi di euro e crescono con tassi compresi tra il +30 e il 50%.

Food Delivery: i settori

food deliveryIl Food Delivery è un concetto ampio e racchiude in sé più comparti. “Con il termine Food Delivery raccogliamo tre diversi settori, quello delle GDO che si affacciano al mondo e-commerce, come il servizio offerto da Esselunga, quello dell’Enogastronomia, come i negozi online che vendono cialde per caffè o vino, e quello delle piattaforme digitali che consegnano piatti pronti e ci riferiamo a JustEat o Deliveroo”, ha spiegato Samuele Fraternali.

Se è vero che i comparti enogastronomia e piattaforme digitali di consegna cibi pronti crescono e vantano più offerta e concorrenza, è anche vero che il comparto delle GDO, cresce meno: i big della distribuzione hanno iniziato a credere nelle potenzialità dell’e-commerce troppo tardi.
“Il settore delle GDO cresce meno perchè manca l’offerta. Esselunga ha creduto nelle potenzialità dell’e-commerce, ma non è presente su tutto il territorio nazionale. Conad e Coop, presenti in tutta Italia, stanno investendo ora per proporre il servizio e-commerce. Una crescita dell’offerta fa pensare che vi siano buone prospettive di crescita”, ha spiegato Fraternali.

Sempre più apprezzati, invece, gli acquisti di vino dalle enoteche online e dai siti delle vendite private specializzate (ad esempio Svinando e Tannico) e quello di prodotti tipici enogastronomici direttamente dai produttori (Eataly Net). “Questo è il settore che va meglio, con una storia e una offerta solida”, ha commentato Fraternali.

Grandi prospettive di crescita, invece, per il mercato generato dalle piattaforme digitali di consegna di piatti pronti, che aggregano ristoranti e pizzerie.

Da UberEats a Deliveroo: i big hi tech che credono nel food delivery

Gli italiani amano il buon cibo, ma anche la comodità. Si spiega così il grande successo, soprattutto tra i giovani, della danese JustEat, pioniera del mercato delle consegne a domicilio dal 2001 e presente in Italia dal 2011. O il successo di Foodora e Deliveroo.

Nel nord-est italiano a farla da padrone nel mercato del Food delivery è Foodracers, la startup nata Treviso dall’idea di Andrea Carturan (operativa anche a Mestre, Rovigo, Trieste, Udine, Ferrara, Bologna, Pavia, Padova, Parma, Reggio Emilia, Vicenza). A Milano le piattaforme di consegne gastronomiche più accreditate sono Deliveroo, fondata a Londra nel 2013, ed entrata sul mercato italiano nel 2015, Foodora, presente anche a Torino, e Foodinho, che punta a espandersi in tutta Europa ed è la prima startup di diritto estero iscritta come impresa innovativa in Italia.

UberEats, il nuovo servizio di food delivery targato Uber, ha scelto Milano per il suo debutto ufficiale in Italia, ma presto dovrebbe arrivare anche nelle altre grandi città italiane. A Roma, invece, ci pensano Moovenda e Deliveroo a consegnare piatti pronti e caldi a domicilio.

Il mercato è vivo. Acquisizioni, assorbimenti (si guardi a JustEats che ha acquisito, assorbito e chiuso l’italiana PizzaBo) e nuove startup. Per conquistare il mercato le piattaforme digitali dovranno “distinguersi, per tempi di consegna, servizi e prodotti offerti”, ha spiegato Samuele Fraternali. “Anche i singoli ristoranti potrebbero lanciare il servizio e-commerce, ma dovrebbero saper far fronte alle richieste dei clienti ed evadere ordine e consegna in poco tempo”.

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