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Crisi Grecia, va sempre peggio. Possibile la Grexit?

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grecia

Il Pil della Grecia delude le attese e rende ancora più difficili gli accordi per ricevere una nuova tranche di aiuti

 

La Grecia è in crisi. Le stime del Pil deludono ancora e le cose vanno peggio del previsto: i numeri sembrano assurdi. Basti pensare che il prodotto pro capite di un cittadino greco è ancora del 20 per cento al di sotto di quello registrato prima della crisi.

Gli investimenti attuali, in base alle stime degli economisti dell’European Economic Snapshot, non arrivano al 30% di quelli del 2008. E non basta: la Grecia è alla ricerca di una nuova tranche di aiuti per pagare i debiti di Atene, senza i quali il Paese va al default prima dell’estate. Insomma le continue richieste di austerità stanno contraendo i consumi o rinviando i già scarsi piani di investimenti privati. Approfondiamo insieme.

Pil: peggio de previsto

Crisi-GreciaUna contrazione superiore alle stime degli analisti: il Pil della Grecia nel quarto trimestre è diminuito dell’1,2% negli ultimi tre mesi del 2016 (gli analisti censiti da Bloomberg avevano previsto un calo dello 0,4% su base trimestrale). Sull’anno il Pil della Grecia risulta in contrazione dell’1,1%.

Depositi bancari: scendono, come nel 2001

Il problema non è solo il Pil. Male anche i depositi bancari ellenici, che sono scesi al livello più basso dal 2001. In particolare, secondo i dati di gennaio comunicati dalla Banca di Grecia, le famiglie (per 0,562 miliardi) e le imprese (per 0,972 miliardi) hanno ritirato 1,534 miliardi di euro dai depositi bancari a gennaio 2017, rispetto a dicembre 2016. Il livello totale dei depositi h toccato quota 119,75 miliardi, il livello più basso dal 2001.

Accordo Atene – Bruxelles sempre più improbabile

Il dato del Pil va a peggiorare una situazione già critica. La contrazione maggiore delle attese è certamente una brutta notizia per il governo greco di Alexis Tsipras, alla ricerca di un accordo con Ue e Fondo Monetario Internazionale per un’altra tranche di aiuti economici.

Un accordo non proprio facile, dal momento che il Fmi, il cui azionista di maggiorana è ora Donal Trump, poco solidale con l’Europa, non ci sta e si tira indietro.

Il 20 marzo il prossimo incontro

Qualcosa di più preciso sull’accordo i saprà (forse) il 20 marzo, quando i ministri delle Finanze della zona euro si incontreranno a Bruxelles. La Grecia prova a scucire un accordo che includa delle misure di alleggerimento del debito a medio termine.

Le richieste dei creditori

Un nuovo accordo significa anche nuove richieste. E, infatti, i creditori vorrebbero imporre nuove misure di austerità pari al 2% del Pil, che saranno messe in atto entro il 2019, se la Grecia dovesse mancare i suoi obiettivi di bilancio.

E in particolare, la Troika vorrebbe un ulteriore taglio della soglia di esenzione dei redditi,pari al 0,75% del Pil, e da una diminuzione delle pensioni.

Non solo. Alla Grecia spetta anche chiudere un gap di bilancio per il 2018, che prevede un obiettivo concordato per un avanzo primario di bilancio al 3,5%del Pil. Il governo avrebbe individuato misure supplementari tra i 500 e i 700 milioni di euro per compensare il divario.

Austerità come parola chiave

Per ottenere sempre nuovo denaro, il Governo di Alexis Tsipras ha promesso negli anni scorsi tanta (troppa) austerità.

Il primo ministro greco avrebbe anche accettato, in base a quanto riportato da Bloomberg, di approvare alcune riforme strutturali, richieste dal Fondo monetario, che taglierebbero i limiti di reddito esente dalle imposte e modificherebbero il sistema pensionistico entro il 2019.

Crisi in Grecia, una lunga storia

Per comprendere la crisi greca dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. Nel 2009, la Grecia ha annunciato che il suo deficit di bilancio sarebbe stato del 12,9% del PIL, una cifra di quattro volte superiore al limite del 3% imposto dall’UE. Molti dei settori produttivi non esistevano più e l’80% del PIL proveniva dal consumo, ovvero dal turismo e dai fondi strutturali comunitari.

Ma è nel 2010 che scoppia tutto: la Grecia, infatti, non ha i soldi per pagare gli interessi sul debito. Bisognava intervenire, perchè mandare in bancarotta la Grecia significava far saltare le grandi banche francesi e tedesche (detentori del debito). Ed è per questo che alla Grecia è stato concesso un primo piano di salvataggio finanziario, affinchè utilizzasse questi soldi per ripagare il debito delle banche e sostituirlo con il debito nei confronti delle istituzioni preposte al salvataggio, ovvero la Troika (il FMI, la Banca centrale europea e la Commissione europea).

Ma le istituzioni creditrici hanno imposto condizioni di austerità, con tagli drastici e aumenti sulle tasse. Ed è per questo che nonostante il piano di salvataggio abbia aiutato, i problemi economici della Grecia non sono scomparsi.

La seconda operazione di salvataggio, ratificata dalle parti in causa nel febbraio 2012, venne attivata il mese successivo, dopo che l’ultima condizione del piano di ristrutturazione del debito greco fu soddisfatta. Se tutto fosse andato secondo le previsioni, il piano avrebbe dovuto coprire i bisogni della Grecia per il triennio 2012-2014.

Una buon notizia arriva nel 2014: dopo diversi anni di recessione, nel 3º trimestre del 2014 l’economia greca torna a crescere dello 0,7% sul Pil. Ma si tratta di uno spiragli di speranza che svanisce presto. Nel 2015 la Grecia è nuovamente in difficoltà: spetterà a Alexis Tsipras capo del partito SYRIZA (che aveva vinto le elezioni politiche del gennaio 2015), negoziare con la BCE, il FMI e la UE il pagamento del debito greco. La Troika, però, impone condizioni pesanti, che Tsipras non accetta e che non accetta (rispondendo o al Referendum in materia) nemmeno il popolo greco.

Nonostante il voto al referendum, però, la Grecia non torna alla dracma e a luglio 2015, Tsipras e i creditori raggiungono un nuovo accordo. Nel 2017, la Grecia ha nuovamente bisogno di denaro. 

Grexit come soluzione?

La nuova crisi e la ricerca di un nuovo (difficile) accordo fa pensare alla Grexit come ultima possibile soluzione di ripresa. C’è da dire che nel 1981, anno in cui la Grecia è entrata nell’UE, aveva un surplus di bilancio, vantava una avviata industria manifatturiera e possedeva una grossa industria navale. Il Pil poteva contare sulsettore minerario, su una fiorente agricoltura e sul turismo.

Da quando è entrata nelUe, il debito pubblico greco è aumentato a dismisura, fino a causare una crisi senza fine.

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