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Creval, ecco perché i vecchi soci scappano (e chi arriverà con l’aumento di capitale)

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Vecchi soci azzerati, azionisti istituzionali all’orizzonte. È questo lo scenario che si prospetta per il Credito Valtellinese (Creval). Ma il titolo venerdì scorso ha fatto registrare fluttuazioni non troppo tranquillizzanti. Ora comunque gli occhi di analisti e investitori è all’8 marzo, ultimo giorno per l’aumento di capitale. Ecco tutte le novità sul Creval.

I NUMERI DI BORSA

Venerdì di passione, lo scorso, per il Credito Valtellinese. Sono andati quasi a “zero” i diritti dell’aumento di capitale del Creval nell’ultimo giorno di negoziazione in Borsa. I titoli, che davano diritto a comprare 631 nuove azioni al prezzo di 0,1 euro l’una, sono crollati del 93% a 0,3 euro. A picco anche le azioni, che hanno ceduto il 5,78%, a 0,101 euro, appena sopra il prezzo di sottoscrizione della ricapitalizzazione.

I MOTIVI DEL TONFO

Alla base del tonfo dei diritti c’à stata la corsa a vendere da parte di chi non è interessato all’aumento. Gli scambi sono stati molto rilevanti, con 8,12 milioni di diritti passati di mano. Un quantitativo che, se esercitato, rappresenterebbe il 73% circa del capitale post-aumento.

OPERAZIONE DILUITIVA

L’operazione iperdiluitiva, secondo le attese della vigilia per osservatori e addetti ai lavori, ha azzerato i vecchi soci: il Creval, che prima dell’annuncio della ricapitalizzazione valeva oltre 300 milioni di euro, ne vale oggi 4,4. Chi non avesse venduto azioni e diritti e non fosse intenzionato a partecipare all’aumento, si ritroverebbe oggi con un pugno di mosche. Chi invece sottoscriverà l’aumento punterà sulla ristrutturazione del Creval.

TUTTO TRANQUILLO?

Fonti del consorzio da settimane – sottolineano le agenzie Ansa e Radiocor – ostentano tranquillità sulla copertura dell’aumento, confidando nell’ingresso di diversi fondi, anche con quote rotonde, disposti a scommettere sul rilancio della banca e su un suo ruolo in una nuove fase di consolidamento.

LA SCADENZA DELL’8 MARZO

I conti si faranno l’8 marzo, quando scadrà il termine per sottoscrivere l’aumento da 700 milioni. L’eventuale inoptato verrà poi offerto in Borsa e, se dovessero residuare azioni non sottoscritte, se ne farà carico il plotone di banche che compone il consorzio di garanzia, con Mediobanca in testa.

CHE COSA DICE IL SOLE

I conti si faranno solo alla fine dell’aumento di capitale, ovvero l’8 marzo, dunque. Ma per ora il rafforzamento da 700 milioni del Creval sembra aver trovato il pieno supporto degli investitori istituzionali, ha scritto sabato scorso il Sole 24 Ore: “Almeno a giudicare dal clima che si respira all’interno del consorzio di garanzia capitanato da Mediobanca, da cui arrivano segnali di fiducia rispetto al buon esito dell’operazione scattata due settimane fa. Tanto che, secondo le indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore, potrebbero alla fine essere una quindicina i fondi internazionali che alla fine si potrebbero ritagliare un ruolo più significativo nella sottoscrizione dell’aumento”.

ARRIVA BLACKROCK

Nelle scorse settimane secondo le indiscrezioni ci sarebbe stato anche un incontro con il fondo Blackrock, il maggiore asset manager al mondo, che starebbe riflettendo su un possibile investimento di una certa entità in Creval, secondo il Sole: “Per l’aumento del Creval circolano anche altri nomi di grandi fondi internazionali come Fidelity e Wellington”.

FONDI IN AZIONE

Le quote dei grandi investitori istituzionali si profilano tutto sommato contenute (tra il 2 e il 3%), ma nel complesso coprirebbero una buona fetta dell’operazione. A questi soggetti, e al fondo Hosking Partner (che da fine gennaio detiene il 5,057%), si potrebbe affiancare poi un’altra pattuglia di fondi, con quote però più residuali. Data per scontata la partecipazione dell’azionista francese Denis Dumont, con il suo 5,12%.

LO SCENARIO

Lo scenario che si prospetta per l’istituto valtellinese – ha scritto il Sole – “è insomma quello di una public company a tutti gli effetti, con il socio francese in evidenza, ma con una larga platea di fondi che avranno in mano la maggioranza del capitale, con una quota stimata tra il 60 e il 70%”. Uno schema di fatto opposto a quello pre-aumento, in cui il retail deteneva la quota decisiva del capitale, stimata attorno al 65%. L’operazione iperdiluitiva, come nelle attese, ha di fatto azzerato i vecchi soci, come sottlineato all’inizio.

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