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Come comprare (e conservare) i Bitcoin

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Come e dove comprare i Bitcoin in Italia? E come conservare la moneta digitale?

Di Bitcoin, in Italia se ne parla ancora troppo poco, eppure la crescita di questa moneta virtuale a livello internazionale è davvero non indifferente e non è passata inosservata alle istituzioni di settore. In Cina la moneta digitale è utilizzata in oltre il 20% delle operazioni di cambio.

Chi in Italia volesse approcciarsi al mondo della cripto-valuta, cosa deve fare? Come acquistare i Bitcoin? E come conservarli? Proviamo a capirlo insieme.

Cosa è il Bitcoin

bitcoinBitcoin è una moneta virtuale e digitale, scambiata via internet, direttamente fra due persone. La cripto-valuta sfritta la tecnologia peer-to-peer per non operare con alcuna autorità centrale o banche; la gestione delle transazioni e l’emissione di tale moneta viene effettuata collettivamente dalla rete.

Questa moneta virtuale è open-source; la sua progettazione è pubblica, nessuno possiede o controlla Bitcoin e ognuno può prendere parte al progetto.

La moneta virtuale permette utilizzi entusiasmanti, che non potrebbero essere coperti da nessun altro sistema di pagamento precedente, senza perà transitare sui nostri conti correnti.

Chi ha dato vita al Bitcoin?

A distanza di anni (nove) dalla nascita del Bitcoin non è ancora chiaro chi abbia dato vita a questa moneta virtuale. Satoshi Nakamoto, il presunto ingegnere di Tokyo che nel 2008 ne rivendicò la paternità, ma si è scoperto ora che non esiste affatto.

Il programmatore, noto appunto con lo pseudonomo Satoshi Nakamoto, creò la moneta distribuendola come un software da installare in un certo numero di computer per poter poi operare da remoto. La diffusione dei Bitcoin è stata rapida e dovuta sia a motivi finanziari, sia a motivi ideologici. La soluzione piaceva perchè eliminava intermediari, rendendo le Banche oramai obsolete.

Come acquistare il Bitcoin

Prima di acquistare i Bitcoin è necessario avere un portafoglio elettronico, dove poter depositare (almeno momentaneamente) il ricavato del cambio. Il portafoglio Bitcoin genera un indirizzo Bitcoin, una specie di IBAN, necessario per effettuare il deposito.

Per avere un portafoglio basterà registrarsi su una delle piattaforme che offre tale servizio. Una di queste è greenaddress.it, ma i sono anche app molto usate, come BreadWallet, Altana e BitCoin Wallet.

bitcoinDopo aver generato un conto depositito, per dirlo con i termini della finanza tradizionale, è possibile effettuare il cambio. Come? Si hanno più soluzioni.

Attraverso gli ATM: si introducono euro in contanti e si ottiene il corrispettivo di bitcoin sul portafogli elettronico. In Italia non sono tantissimi gli ATM. Ce n’è uno a Torino all’interno del Sella Lab (via Maria Vittoria 38), uno a Milano presso il TAG (Talent Garden, via Merano 16). Anche Firenze ha il suo ATM, in un negozio in pieno centro. Ancora niente, invece, a Roma.

Via internet. È possibile acquisatre Bitcoin anche sul web, su siti come Bitboat, pagando l’importo in una ricevitoria o alle poste.

Ai punti exchange: è possibile comprare la moneta virtuale anche attraverso un agente di cambio. E’ questo forse il metodo più sicuro.

Il cambio

Il cambio è determinato dalle leggi di mercato. Ricordiamo che la moneta virtale è molto volatile: dal suo debutto, la moneta virtuale è riuscito a scendere sotto i 100 dollari e a sfiorare quota 1200 dollari, per poi tornare sotto i 200 dollari e raggiungere i massimi storici nelle scorse settimane.

Come conservare i Bitcoin

Dicevamo che serve un portafoglio elettronico dove depositare il frutto del cambio, ma non è sicuro lasciare lì l’intera somma di denaro virtuale. Per maggiore sicurezza, infatti, chi possiede una discreta somma di Bitcoin sarebbe bene che la conservi offline. È possibile utilizzare un device come Ledger Wallet, che permette di custodire la cripto valuta offline, al riparo da qualsiasi bug.

La questione sicurezza

L’ombra che aleggia sulla moneta virtuale è quella della sicurezza. Nel 2014 Mt. Gox, la Borsa che al tempo gestiva la maggioranza delle transazioni di cripto valuta, dichiarò bancarotta e annunciò che circa 850.000 bitcoin erano andati persi. La scorsa estate, poi, quasi 120mila bitcoin sono stati rubati dalla piattaforma Bitfinex. Quanto accaduto dimostra quanto sia ancora vulnerabile il sistema.

Il problema più grande, ora, della moneta virtuale sono i wallet manager e le società di intermediazione, che gestiscono la cripto valuta. L’hack a Bitfinex è avvenuto su dei loro server e la sottrazione è avvenuta nello spazio di loro competenza”, ha dichiarato a Start Magazine Gianni Cuozzo, Chief Executive Officer & Founder di Aspisec s.r.l.

bitcoin“Chi gestisce le monete valutarie normali, come l’euro o il dollaro, deve attenersi a delle regole precise e avere uno schema di funzionamento e di sicurezza abbastanza importante. Nel wallet manager della cripto valuta, la normativa fatica a stare al passo dell’evoluzione tecnologica. Questo fa sì che ci siano diversi buche e zone d’ombra nella gestione della cripto valuta”. Dunque il furto non “discredita quello che è la blockchain o il funzionamento della stessa – ha detto Cuozzo – ma mette in risalto dei vuoti normativi su controlli e garanzia che vi sono nelle società che gestiscono la moneta virtuale. Le società, infatti, non dovendosi attenere ad una normativa internazionale ben precisa, si approcciano al problema sicurezza informatica come una normale società”.

Bce tiene sotto controllo penetrazione della moneta virtuale

La Banca centrale Europea ha una task force, ad incarico diretto da Mario Draghi, per tenere sotto controllo la penetrazione della moneta virtuale nei confini dell’Eurozona.

Al momento “la diffusione di Bitcoin è marginale, ma è fondamentale tenere sotto controllo il volume dei Bitcoin emessi, la loro connessione con l’economia reale, il volume delle transazioni e la conversione dei Bitcoin in valute reali: il monitoraggio e la disincentivazione degli accordi tra sistema bancario vigilato e gestori della valuta elettronica è fortemente raccomandato”, si legge nel rapporto Virtual currency schemes – a further analysis, del 2015.

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