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Cina, proposta nuova legge sul ridesharing. Vita dura per Uber

Uber

Il Ministero dei Trasporti cinese propone nuove linee guida in tema di ridesharing. Se applicate le norme potrebbero costringere colossi del settore come Uber e Didi Kuadi a riorganizzare i propri modelli di business.

Secondo quanto riportato da TechCrunch le nuove norme obbligheranno le applicazioni di ridesharing al mantenimento dei server sul suolo cinese e all’ottenimento di una licenza che consenta di operare nel business delle telecomunicazioni. I nuovi regolamenti obbligherebbero Uber e altre aziende tecnologiche operanti in Cina, a sopporsi ai controlli di sicurezza nazionale. Uber, come riporta il sito, possiede già dei server in Cina e ha attenuto la licenza come società Internet.

Nelle nuove linee guida è inoltre previsto che i driver possano operare solo per conto di una sola applicazione– restrizione per altro attuata già a Pechino e Shangai. Una scelta questa che potrebbe svantaggiare Uber. I driver cinesi preferiscono generalmente l’app con il mercato più esteso e Didi Kuadi è la prima app di ridesharing del paese.

 

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Le norme, qualora approvate, obbligherebbero i driver all’ottenimento di una qualifica dalla città nella quale operano, consentendo alle autorità di controllare l’espansione dei servizi sul territorio. Una volta che le aziende operano in una nuova città le autorità locali avranno inoltre la possibilità di introdurre tasse (n.b. in accordo con associazioni locali di categoria e sindacati), il diritto di sapere quante auto sono in servizio ad un determinato momento e in quale luogo si trovano. Secondo il governo le nuove disposizioni hanno la finalità di decongestionare il traffico ed equilibrare meglio l’offerta e domanda dei servizi. Le app di ridesharing sarebbero inoltre obbligate a firmare contratti di lavoro con i driver, fornire l’assicurazione, e condividere i dati con il governo. In sostanza un classico servizio taxi.

La proposta del Ministero dei trasporti cinese vorrebbe aggiornare una normativa ormai superata che non tiene conto delle novità del ridesharing. Le applicazioni di ridesharing hanno sempre operato come piattaforme tecnologiche ma in Cina, e non solo, le autorità rimproverano il fatto di offrire servizi ‘abusivi’.

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