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Cosa pensano veramente le autorità americane ed europee del bitcoin

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SEC BITCOIN

Tutte le ultime prese di posizione delle authority finanziarie degli Stati Uniti sulle criptomonete che non usano toni liquidatori e critici come quelli della Banca dei regolamenti internazionali. L’articolo di Giusy Caretto

 

Il mercato del Bitcoin dominato da incertezza e vendita, ora più che mai. Mentre la Cina è pronta a fermare del tutto le attività di trading di bitcoin e la Corea del Sud ha già introdotto, a partire dal 30 gennaio 2018, nuove norme per impedire scambi in moneta virtuale, il dossier arriva anche sui tavoli della Securities and Exchange Commission (Sec) e della Commodity Futures Trading Commission (Cftc), precedentemente sembrati favorevoli di un ingresso della moneta virtuale nel mondo della finanza tradizionale (si guardi all’approvazione futures).

Questa volta, però, la questione è diversa. Almeno, apparentemente. Le indiscrezioni che arrivano da Oltreoceano, infatti, farebbero pensare a nuove severe norme contro le criptomonete.

UN’AMERICA PRO BITCOIN. ALMENO ALL’INIZIO

BITCOINIl bitcoin non incontrava contrarietà finora dalle autorità americane, nonostante la sua corsa al rialzo e la grande volatilità. È stata proprio la Commodity Futures Trading Commission, l’organismo Usa che sovrintende ai derivati, a dare il suo via libera al Chicago Mercantile Exchange a al Chicago Board Optins Exchange alla negoziazione dei contratti sulla criptovalute.

L’AMERICA CAMBIA IDEA?

La Securities and Exchange Commission, e la Commodity Futures Trading Commission, dopo le ultime vicende che hanno visto una forte correzione dei prezzi del Bitcoin, sono state chiamate ad esprimersi dinanzi alla Commissione banche del Senato degli Stati Uniti sulla possibilità di introdurre delle norme per il controllo a livello federale delle piattaforme di scambio.

Negli ultimi mesi, causa proprio criptomonete, Sec e CftC hanno dovuto fare i conti, oltre che con il lancio dei futures, anche con inchieste, warning agli investitori e azioni legali contro presunti illeciti. Potrebbe essere proprio questo il motivo che spingerebbe i due presidenti delle autorità Usa, Jay Clayton della Sec e Christopher Giancarlo della Cftc, a chiedere nuove e severe norme per gestire il fenomeno. “Siamo pronti a collaborare con il Congresso per valutare se una normativa federale sulle piattaforme operative in criptovalute sia necessaria e appropriata. Siamo anche favorevoli a politiche regolatorie che portino chiarezza e trasparenza nel settore”, sostiene Clayon. Il numero uno della SEC, autorità di Vigilanza sulla borsa di Wall Street, avrebbe anche aggiunto che presso la Securities and Exchange Commission non risultano essere registrate ICO e che la stessa autorità non ha ancora approvato la quotazione e la negoziazione di prodotti negoziati in borsa (come gli ETF) che detengono criptovalute.

“Bisogna prestare attenzione alle lacune dell’approccio attuale di regole stato per stato che lascia crepe nella protezione di trader e investitori in criptovalute”, avrebbe invece sottolineato Christopher Giancarlo.

LA POSIZIONE DELLA BANCA DEI REGOLAMENTI INTERNAZIONALI

Anche l’Europa sembra guardare con diffidenza al fenomeno delle criptomonete. “Il Bitcoin è la combinazione di una bolla, uno schema Ponzi ed un disastro ambientale” ha affermato Agustin Carstens, direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazional, in occasione di un convegno a Francoforte. Dalla BRI, dunque, arriva un sollecito alle banche centrali ad “intervenire” per arginarne i “rischi” ed “evitare che diventi una minaccia per la stabilità finanziaria”.

ANCHE BANCA CENTRALE EUROPEA CONTRO CRIPTOMONETE

Parole dure contro la moneta virtuale sono arrivate nelle scorse ore anche da Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, che parlando di monete virtuali ha dichiarato: “sono al momento nello spazio non regolato, e dovrebbero essere viste come asset molto rischiosi, soggetti ad alta volatilità e speculazione”.
Il Single supervisory mechanism, ovvero la vigilanza bancaria unica, è a lavoro per “studiare come identificare i rischi prudenziali che (le valute virtuali, ndr) pongono alle banche”.

CRIPTOMONETE ARGOMENTO DEL G20 DI BUENOS AIRES?

Diversi sono i Governi che sembrano iniziare ad esprimere la volontà di regolamentare il fenomeno delle criptomonete. In Europa, tra gli altri, anche la Francia di Macron (avanguardista, aperta all’innovazione e alle startup) pensa a delle norme. Nelle scorse settimane, infatti, il ministro delle Finanze Bruno Le Marie ha chiesto una regolamentazione per vigilare sullo sviluppo delle valute virtuali, sostenendo che bitcoin e le criptovalute comportano “alti rischi di speculazione e possibile manipolazione finanziaria”.

Con molta probabilità, in occassione del prossimo G20 di Buenos Aires si possa parlare di criptovalute, per cercare una regolametazione severa e condivisa.

BITCOIN TORNA SOPRA I 7.000 DOLLARI

Nonostante le brutte notizie, comunque, nella serata di lunedì, il bitcoin sembrava essersi rimesso in corsa, con un rimbalzo delle quotazioni. La speranza, degli investori, però è durata solo per un lasso di tempo piccolo, il bitcoin è poi tornato intono a 6.000 dollari, con una flessione superiore al 15% sulle 24 ore. Attualmente è tornato sopra quota 7.000 dollari, in contrasto con la persistente debolezza di Wall Street.

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