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Tutto su Spectre, il drone navale americano del futuro (realizzata da Fincantieri)

Spectre è la nuova classe di unità di superficie senza equipaggio multiruolo ad alta velocità, sviluppata da Saildrone destinata alla US Navy realizzata da Fincantieri, attraverso la controllata statunitense Fincantieri Marine Group

Non c’è ombra di dubbio, nelle guerre future i droni (in tutte le le loro forme e declinazioni) saranno tra i protagonisti assoluti dei campi di battaglia. Anzi, a onore del vero e come sta dimostrando la guerra in Ucraina, essi lo sono già; sopratutto nell’ambito delle operazioni terrestri. Il punto da sottolineare è che però ve ne sono altri in cui essi non hanno trovato ancora una diffusione più ampia.

E uno di questi  ambiti è sicuramente quello navale; ancora non interessato, per l’appunto, in maniera importante dal loro arrivo. Le cose però stanno per cambiare e una sorta di “rivoluzione” in questo senso la dobbiamo considerare ormai prossima. I droni navali di superficie stanno infatti diffondendosi rapidamente, con una rapida crescita in termini di capacità e dimensioni.

Anche in questo caso, va ricordato come una certa spinta sia venuta sempre dall’Ucraina; la quale, impossibilitata a impiegare le sue già pochissime unità navali nel Mar Nero, ha rapidamente investito sui droni fino a realizzare piccole piattaforme senza essere umani a bordo, poi utilizzate contro navi e basi navali Russe nella regione.

Ora, per quanto l’esperienza in oggetto possa essere anche legittimamente considerata come limitata, ciò non di meno essa è comunque servita per dimostrare alcuni concetti; se a tale elemento aggiungiamo anche la considerazione che le tecnologie coinvolte stanno evolvendo rapidamente, ecco spiegata la crescita esponenziale che si sta registrando in questa fase.

COSA ACCADE NEGLI USA

In un simile contesto, spicca proprio lo sforzo della US Navy; sforzo piuttosto confuso a dire il vero. Già nella seconda metà del decennio scorso, la Marina americana aveva infatti pensato di sviluppare diversi tipi di piattaforme “unmanned” (più precisamente, “Unmanned Surface Vehicle” o USV). Tra queste, in particolare, ne spiccavano due: una cosiddetta “Medium” e l’altra “Large”.

La prima faceva riferimento a una unità di lunghezza inferiore a 60 metri e con un dislocamento massimo intorno alle 500 tonnellate, da impiegare in diversi compiti ma non “combat” veri e propri. La seconda si ipotizzava potesse superare i 90 metri, con dislocamento anche intorno alle 2.000 tonnellate; questa volta, da impiegare invece in missioni più propriamente “combat”.

Alla fine di luglio dell’anno scorso però i piani cambiano; di fatto, spariscono le 2 categorie sopra menzionate che confluiscono nel programma Modular Surface Attack Craft (o MASC), il quale per dimensioni ricorda la piattaforme “Medium” mentre come caratteristiche/capacità complessive si avvicina a quelle “Large”. In pratica, si ipotizza un USV da realizzare potenzialmente in 3 versioni differenti con capacità diverse per svolgere l’intero spettro di missioni. Punto interessante, l’obbiettivo di realizzare piattaforme costruttivamente poco complesse, in modo da garantire volumi di produzione elevati in tempi ristretti; anche facendo ricorso a più cantieri.

Infine, si arriva alla fine del marzo scorso quando la US Navy cambia di nuovo i propri piani facendo nascere il programma “Medium Unmanned Surface Vessel (MUSV) Family of Systems”. I cambiamenti sono quasi più di facciata che di sostanza. Nella misura in cui molte delle caratteristiche sopra ricordate rimangono inalterate; tanto che, nel complesso, l’aspetto più importante rimane l’innovativo approccio adottato, volto ad accelerare al massimo l’acquisizione delle future piattaforme, oltre a una più puntuale definizione delle capacità richieste.

LO SPECTRE

È esattamente in questo quadro in continua “ebollizione” che si inserisce la presentazione del nuovo USV progettato dall’azienda americana specializzata Saildrone; la quale propone sì un prodotto interamente di origine americana ma, al tempo stesso, con un alcune importanti “digressioni”  in chiave europea e, ancora più in particolare, italiana. Tema che sarà approfondito in seguito.

Prima di entrare nel dettaglio della proposta in oggetto, un breve cenno su Saildrone; fondata nel 2012, da allora essa ha cominciato a produrre droni navali di superficie (per scopi civili e militari) caratterizzati per l’appunto dal fatto di disporre di una propulsione a vela. Per modelli di dimensioni più piccole, tale tipo di propulsione è quella principale; con il crescere delle dimensioni essa diventa ausiliaria, nella misura in cui si affianca a impianti dotati di motori a combustione interna.

Ebbene, con questo progetto Saildrone compie un ulteriore passo in avanti; con lo “Spectre” infatti, questo è il nome del progetto in questione, si offre una piattaforma che può essere realizzata in 2 versioni; la prima ancora dotata di una vela mentre la seconda ne risulta totalmente priva. Una differenza non banale, nella misura in cui essa consente di ottimizzare le caratteristiche/capacità operative.

Quella dotata di della vela è identificata come “Silent Endurance” e sarà ottimizzata per missioni di raccolta di informazioni, sorveglianza e ricognizione (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance o ISR), nel campo del contrasto ai sottomarini (Anti-Submarine Warfare o ASW) o, ancora per missioni di guerra elettronica. Quella che invece ne sarà sprovvista, definita “Stealth Strike”, sarà ottimizzata per le operazioni di combattimento (quali difesa aerea e attacco).

In termini di caratteristiche generali, lo Spectre sarà lungo 52 metri, con un pescaggio di poco più di 3 metri e un’altezza variabile tra gli appena 8 metri della seconda versione e i 43 metri della prima. Realizzato in alluminio, il suo dislocamento sarà di circa 250 tonnellate e con un carico massimo di 70.

L’impianto propulsivo su 2 assi sarà di tipo diesel-elettrico, con una potenza installata di 5.000 cavalli; nella “Stealth Strike” esso sarà ottimizzato per raggiungere velocità elevate, con spunti fino anche a 30 nodi e con andature di crociera sostenute di 25 nodi. Nella versione “Silent Endurance” invece sarà enfatizzata l’autonomia; grazie all’aiuto della vela, ad andature di 12 nodi (in maniera quasi silenziosa) essa potrà raggiungere anche le 8.000 miglia. A proposito di quest’ultima versione, si osserva che l’albero e la vela (ovviamente, rigida) sono realizzate dall’azienda America Magic Service; questa soluzione, oltre a offrire un vantaggio sul fronte della propulsione, consente anche posizionare sensori/sistemi in una posizione elevata, migliorandone le prestazioni.

COSA FARÀ LO SPECTRE

La parte più interessante di questa USV sarà però il ponte di carico, che potrà ospitare 2 container da 40 piedi o 4 da 20 piedi o una loro combinazione; rispettando infatti i criteri richiesti dalla US Navy, i droni navali del futuro dovranno avere carichi modulari contenuti all’interno di container di dimensioni standard. In questo modo, saranno esaltate economicità e flessibilità d’impiego.

In una configurazione tipo dunque, la versione “Silent Endurance” potrebbe ospitare container al cui interno si trovano apparati per la scoperta di sottomarini, più altri utilizzati per la raccolta, elaborazione e distribuzione di informazioni; tutto ciò, potendo contare anche su sistemi destinati alla propria difesa. Da notare qui la prima “digressione” Europea, con l’avvio di una collaborazione con la Francese Thales per l’installazione proprio in uno dei container modulari di un loro sonar, il CAPTAS-4.

La versione “Stealth Strike” potrà invece imbarcare 2 MK-70 Payload Delivery System (PDS), cioè sempre container da 40 piedi al cui interno sono ricavate 4 celle di lancio per missili ciascuno. Ciò significa la capacità di svolgere missioni di difesa aerea e/o di attacco contro altre navi nonché contro obiettivi terrestri, potendo impiegare un’ampia gamma di missili già in dotazione alla US Navy. Interessante il fatto che sempre con Lockheed Martin, che già realizza i MK-70, la stessa Saildrone stia lavorando per l’integrazione di altri sistemi d’arma.

LA PRESENZA ITALIANA

Una presenza qualificata si può dire, dato che questa piattaforma sarà realizzata proprio da Fincantieri Marine Group (FMG), il braccio americano di Fincantieri, nelle sue strutture produttive in Wisconsin. E senza perdere tempo; la prima unità infatti è già prossima all’avvio della sua costruzione (dopo un intenso lavoro di progettazione e prove in vasca), con l’obiettivo di averla in mare per i primi test all’inizio del 2027. Saildrone e FMG garantiscono che il costo di ogni unità dovrebbe aggirarsi sui 40 milioni di dollari e che la capacità produttiva potrebbe essere di 5 unità l’anno.

In conclusione, lo “Spectre” si presenta come un prodotto sì nuovo/innovativo ma, al tempo stesso, con importanti elementi di maturità garantiti sia dalle aziende coinvolte (decisamente “solide”) che dall’esperienza comunque già acquisita. Dunque, un credibile pretendente per il programma MUSV della US Navy, sopratutto per la flessibilità garantita dalla doppia configurazione. Al tempo stesso, esso rappresenta uno step importante per Fincantieri; per rafforzarsi non solo sul mercato americano ma anche, potenzialmente, su quello internazionale.

 

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