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Quanto costa veramente il programma F-35 per l’Italia. L’analisi della Corte dei Conti

La Corte dei conti ha analizzato la gestione del programma internazionale F-35: se da una parte il programma è strategicamente rilevante, fattori tecnologici e inflattivi hanno comportato un impatto significativo sul costo del progetto. Tutti i dettagli

Il programma F-35,  il più oneroso programma militare mai realizzato, per l’Italia costa molto più del previsto.

È quanto emerge dalla “Deliberazione della sezione di controllo sugli affari europei e internazionale n. 5/2026″ della Corte dei Conti sulla partecipazione italiana al Programma Joint Strike Fighter F-35 Lightning II, aggiornando una precedente indagine del 2017.

Prodotto dall’americana Lockheed Martin, l’F-35 Lightning II è un velivolo caccia di quinta generazione, multiruolo (cioè capace di svolgere tutte le missioni della dottrina aeronautica), con spiccate caratteristiche stealth (bassa osservabilità da parte dei sistemi radar) e net-centriche (interconnessione di tutti i sistemi di comunicazione, informazione e scambio dati a disposizione).

L’Italia ha aderito al progetto “fin dall’inizio” diventando partner di livello 2 del programma F-35 Joint Strike Fighter con l’impegno di acquistare 115 F-35 (ridotti a 90 nel 2012 dagli iniziali 131 e ora ripristinati al numero originario con il Dpp per la Difesa per il triennio 2024-2026).

“I ritardi registrati in talune fasi di sviluppo del progetto, specie in quella iniziale (System development and demonstration phase), per oltre 11 anni (dal 2012 previsto al 2023, termine effettivo), hanno comportato un aumento significativo degli oneri economici anche a carico dell’Italia”, segnala la magistratura contabile.

Il monitoraggio della Corte dei conti rivela che, in ventisette anni – dal 1998 al 2025 – l’Italia ha destinato al programma F-35 ben 11 miliardi e 840 milioni di euro, triplicando le previsioni iniziali.

Inoltre, il nostro paese vanta benefici ma limitato controllo e ritorno tecnologico. “Infatti, essendo l’Italia mero partner del programma, non ha la possibilità di incidere sulle dinamiche decisionali dello stesso, specie in termini di effettiva condivisione delle tecnologie sviluppate e degli oneri connessi” precisa la Corte dei Conti.

Ma il nuovo programma Global Combat Air Program (Gcap) nasce anche per superare questi limiti.

Tutti i dettagli.

RITARDI E CRITICITÀ DEL PROGRAMMA

Innanzitutto, la Corte dei Conti ha certificato il ritardo della fase di sviluppo del programma F-35: è durata infatti oltre 11 anni in più del previsto. “Le attività di test si sarebbero dovute concludere nel 2012; tuttavia, per esigenze di natura tecnica, è stato necessario dilazionare il termine al 2018. Inoltre, in assenza della validazione dell’impiego di alcuni armamenti in volo e a causa della pandemia, i test al simulatore sono finiti nel settembre 2023. Il termine del memorandum previsto per il 2016 è stato esteso al 2021, sebbene la conclusione delle attività di sperimentazione sia avvenuta nel 2023” ha riportato la Corte dei Conti.

Pertanto, l’adesione a tale fase ha comportato oneri per 1.028 milioni di dollari.

Anche la produzione a pieno regime è slittata dal 2015 al 2024, “con un impatto economico-finanziario, determinando una maggiorazione dei costi che si è riflessa sul Paese leader, ma anche sui partner”. La Corte evidenzia che questi ritardi hanno inciso direttamente anche sull’Italia.

AUMENTO DEI COSTI SOSTENUTI DALL’ITALIA

I costi complessivi risultano fortemente cresciuti (fino a triplicarsi) rispetto alle stime iniziali.

“Tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, le nazioni che avevano partecipato alle precedenti fasi hanno sottoscritto il Production sustainment and follow-on development (Psdf) memorandum, accordo della durata di 45 anni, con termine 2051” ha ricostruito la Corte dei Conti sottolineando che “La sottoscrizione ha comportato per l’Italia l’assunzione di un impegno economico, relativo ai costi comuni non ricorrenti di programma (shared cost), di 903,2 milioni di dollari”.

LE RIPERCUSSIONI DALL’USCITA DELLA TURCHIA DAL PROGRAMMA NEL 2019

Inoltre, anche l’uscita di Ankara dal programma F-35 ha avuto un impatto diretto sui costi per gli altri partner.

“Nel 2019, a seguito dell’acquisto del sistema missilistico di fabbricazione russa S-400, gli Usa hanno unilateralmente deciso di sospendere la Turchia dal programma. Di conseguenza, nel 2021, i partner5 hanno notificato il loro ritiro dal Psdf, sottoscrivendo, nel settembre 2021, un altro accordo, New Psdf memorandum, che, oltre a escludere la Turchia, ha introdotto un nuovo tetto per i costi comuni non ricorrenti di programma, con impegno a carico dell’Italia di 2.233,7 milioni di dollari per il periodo 2021-2051”.

LA SPESA ITALIANA, TRIPLICATA RISPETTO ALLA STIMA INIZIALE DEL PROGETTO

Pertanto, la decisione degli Stati Uniti di escludere la Turchia dal programma ha fatto aumentare i costi condivisi, portando il contributo italiano a circa 2,8 miliardi di dollari, con ulteriori possibili aumenti fino a oltre 3,2 miliardi. Nel complesso, i costi “shared” sono più che triplicati rispetto alle stime iniziali.

La riduzione nel 2014 del numero di velivoli acquistati (da 131 a 90) ha abbassato i costi futuri, ma non quelli già sostenuti, causando anche effetti negativi su industria e occupazione, rileva la Corte dei Conti. La successiva decisione di salire a 115 velivoli mitiga questi effetti, ma comporta nuovi aumenti di spesa.

In generale, i costi continuano a crescere per fattori tecnologici e inflattivi, mentre l’Italia ha scarso controllo sulle decisioni e sulle dinamiche di costo, dominate dagli Stati Uniti.

“Per la necessità di dover introdurre nuove tecnologie e in considerazione dell’andamento inflattivo, è stato stimato un ulteriore incremento dei costi shared che supererebbe il limite finanziario da ultimo fissato su base contrattuale fra gli Usa e i partner, per 17.220 milioni di dollari. L’incidenza diretta per l’Italia sarebbe di 440,27 milioni, raggiungendosi la contribuzione massima prevista di 3.276,12 milioni” certifica la Corte dei Conti.

Al giugno 2025, per il programma F-35 l’Italia ha speso (per le fasi di sviluppo e produzione, per lo stabilimento trivalente di Cameri e per l’attivazione dei siti) 11,84 miliardi di euro. Si tratta di una triplicazione dei costi rispetto alla stima iniziale del progetto.

 

RITORNI INDUSTRIALI

L’Italia ha capitalizzato la partecipazione al programma tessendo una rete di collaborazioni governative e industriali con le controparti statunitensi, che si è tradotta nella realizzazione presso Cameri di un Polo trivalente che si articola su tre impianti: Wing Factory (per la produzione dell’assieme alare), Faco (per l’assemblaggio finale del velivolo) e Mro&U (per la manutenzione e aggiornamento dei velivoli).

Il ritorno industriale è costituito da: – piani di partecipazione industriale (Ipp) di Lm e P&W; – attività eseguite nell’ambito di contratti nazionali, ad esempio per la realizzazione di infrastrutture a supporto dell’attivazione dei siti F35 o per l’implementazione di requisiti nazionali; – attività eseguite per le opere e i servizi a supporto dell’attivazione e mantenimento dello stabilimento Faco/Wing Assembly/Mro&U di Cameri; – attività eseguite dalle industrie nazionali nell’ambito di rapporti contrattuali diretti che non coinvolgono Lm e P&W e/o il Ministero della difesa. L’analisi dei ritorni economici si limita al computo di quelli industriali diretti, ovvero alle forniture di produzione o di servizi, di primo livello, da parte delle aziende italiane; quelle coinvolte sono 126, di cui 58 attive con almeno un contratto esecutivo.

La partecipazione industriale nazionale ha raggiunto un volume contrattuale di 7,4 miliardi di dollari, con un incremento annuale del 9,52% (647 milioni). Il valore delle opportunità stimate al 2046 è di 20,1 miliardi, con un incremento del 2,7% (530 milioni di dollari) su base semestrale e del 3,1% (608 milioni) annuale. Tuttavia, l’ammontare dei contratti realizzati (7,4 miliardi) è inferiore di 2,25 miliardi (23%) rispetto a quanto ipotizzato entro il primo semestre 2025 (9,62 miliardi). Questo scostamento è dovuto in larga misura al ridimensionamento iniziale della flotta nazionale a 90 velivoli, sottolinea la Corte dei Conti.

IL POLO DI CAMERI

Inoltre, il programma prevede l’adeguamento e/o la realizzazione delle infrastrutture necessarie ai velivoli, agli equipaggiamenti e al supporto della flotta F-35 in acquisizione. La spesa fino ad ora sostenuta è di 510,78 milioni di euro, di cui 52,18 nel 2025 (primo semestre).

Diversamente, la realizzazione del Polo trivalente di Cameri è avvenuta attraverso il contratto n. 548 del 18 giugno 2010. Al primo semestre 2025, la spesa è di 1.314,64 milioni di euro e comprende gli interventi relativi all’evoluzione del sito Mro&U da facility manutentiva nazionale a regionale.

A questo proposito, va rammentato che la struttura gestita da Leonardo a Cameri è l’unico sito di assemblaggio e checkout finale per gli F-35 in Europa. Si tratta di un sito tri-funzionale (produzione delle ali, assemblaggio velivoli – Final Assembly and Check out e MRO&U) dove si effettuano le attività di manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento degli F-35 della regione euro-mediterranea. La struttura è responsabile dell’assemblaggio degli F-35A/B dell’Aeronautica Militare Italiana e della Marina Militare Italiana, nonché dei velivoli per le forze aeree olandesi.

Tuttavia, circa il ritorno tecnologico connesso al Polo, “si rileva la marginalità dello stesso rispetto al programma nella sua interezza, considerato che la produzione di assiemi alari, l’assemblaggio e manutenzione dei velivoli afferisce più a competenze di meccanica-avionica che di avanzamento tecnologico tipico di questo settore avionico (radar, sensoristica, ecc.)” puntualizza la Corte dei Conti.

IMPATTO OCCUPAZIONALE

A seguito della già citata riduzione del piano di acquisizione dell’Italia da 131 a 90 velivoli, nel 2014, la stima dei volumi occupazionali si attestò su valori compresi tra 3.500 e 6.400 posti. Oggi, sulla base del livello di maturità del programma, l’aggiornamento è fornito attraverso i dati elaborati da Leonardo e dalle altre imprese coinvolte. Il beneficio al 31 dicembre 2024 è di 3.861 unità: 2.304 nel contesto di Leonardo;  1.000 nelle aziende fornitrici di Lockheed Martin e/o Pratt&Whitney; 557 nell’approntamento dei siti operativi.

RAPPORTO CON IL GCAP

Dopodiché la Corte dei Conti nel suo rapporto evidenzia che nel programma F-35 l’Italia partecipa come partner sotto la leadership degli Stati Uniti, con limitato peso decisionale.

Al contrario, la recente adesione al programma Gcap – progetto congiunto tra Regno Unito, Italia e Giappone per lo sviluppo del sistema di combattimento di sesta generazione con entrata in servizio prevista nel 2035 –  “si prefigge l’obiettivo, per ora solo programmatico, di superare tali criticità, essendo l’Italia in posizione di equal partnership con gli altri Paesi aderenti” sottolinea il rapporto della Corte dei Conti.

Il principio di equal partnership evede condivisione di tecnologie, competenze e maggiore trasparenza.

Il GCAP punta a rafforzare il know-how industriale e tecnologico nazionale, garantendo accesso allo sviluppo di tecnologie avanzate e mantenendo capacità strategiche nel settore aeronautico. I due programmi sono inoltre complementari e inseriti in un ecosistema industriale integrato, che favorisce sinergie, investimenti e sviluppo tecnologico per la futura generazione di velivoli.

Ad avviso del Ministero della difesa, il Gcap nasce per rispondere alle sfide emergenti nei futuri scenari di impiego post 2035. Questo deve sostituire gradualmente il velivolo Eurofighter, integrando la componente F35. Sempre per il Ministero, F-35 e Gcap costituiscono la spina dorsale della prima linea da combattimento dell’Aeronautica militare, sottolinea ancora la magistratura contabile.

LA CONCLUSIONE DELLA CORTE DEI CONTI

Infine, la Corte dei Conti conclude ricordando che il programma F-35 ha accumulato forti ritardi (sviluppo concluso nel 2023 anziché nel 2012; produzione a regime nel 2024 invece che nel 2015), causando un significativo aumento dei costi. L’esclusione della Turchia ha fatto crescere ulteriormente i costi condivisi, portando il contributo italiano a circa 2,8 miliardi di dollari, con possibili aumenti fino a oltre 3,2 miliardi, più che triplicando le stime iniziali.

La riduzione del numero di velivoli (da 131 a 90) ha diminuito i benefici industriali e occupazionali senza ridurre proporzionalmente i costi già sostenuti; il successivo aumento a 115 velivoli attenua questi effetti ma comporta nuova spesa.

Nel complesso, a causa di inflazione e aggiornamenti tecnologici continuano a lievitare i costi per questo programma in cui l’Italia ha scarso controllo sulle decisioni, dominate da Washington.

In conclusione, fino al 2025, la spesa italiana è di circa 11,84 miliardi di euro per l’F-35, più che triplicata rispetto alla stima iniziale, con un impatto rilevante sulla spesa pubblica per la difesa.

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