Il riarmo europeo beneficerà le casse dell’industria della difesa a stelle e strisce.
È quanto ha messo nero su bianco un recente rapporto del Conseil d’analyse économique (Cae), un think tank legato al governo di Parigi, che rileva come oltre la metà delle importazioni di armi europee proviene da Washington, mentre la frammentazione industriale e il ritardo tecnologico limitano l’autonomia strategica dell’Unione.
In un rapporto pubblicato mercoledì, il Cae analizza le implicazioni del riarmo europeo e descrive nel dettaglio gli ostacoli strutturali alla difesa del continente. Nonostante un aumento previsto dei bilanci della difesa fino al 3,5% del PIL entro il 2035, il documento evidenzia tre sfide principali: la dipendenza industriale dagli Stati Uniti, la frammentazione del mercato europeo della difesa e il ritardo tecnologico. Questi elementi, secondo il rapporto, rischiano di limitare l’efficienza economica del processo di rafforzamento militare.
Sempre il rapporto del Cae sottolinea che le importazioni di armi americane sono aumentate tra il 2020 e il 2024. Ancora, il 53% delle importazioni di armi europee proviene dagli Stati Uniti. Senza una reale integrazione del mercato della difesa, l’autonomia strategica rimarrà un miraggio, commenta il quotidiano francese La Tribune.
Tutti i dettagli.
I NODI ECONOMICI LEGATI AL RIARMO EUROPEO
Secondo lo studio del think tank francese, lo sforzo del riarmo europeo, che si prevede sarà un’impresa a lungo termine, solleva importanti questioni economiche. In primo luogo, solleva la questione dell’autonomia strategica e industriale europea, dato che circa un terzo degli acquisti di armi proviene da paesi extra-Ue. Sottolinea poi la sfida di recuperare terreno tecnologicamente rispetto a Stati Uniti e Cina in settori chiave come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, le tecnologie quantistiche, lo spazio e i sistemi di sensori e di guerra elettronica. Come terzo punto, emerge la questione dell’integrazione europea, poiché la frammentazione dei mercati nazionali comporta costi aggiuntivi, limita l’interoperabilità degli equipaggiamenti e ostacola gli sforzi di innovazione.
IL BALZO DELLA SPESA MILITARE
La guerra in Ucraina e il deterioramento del contesto strategico hanno modificato radicalmente i bilanci militari europei. I Paesi europei puntano al 3,5% del Pil per la spesa militare entro il 2035. Questo incremento, paragonabile a quello registrato durante la Guerra Fredda, rappresenta, secondo gli autori del rapporto, “un costo, una sfida e un’opportunità strategica allo stesso tempo”.
In particolare dal 2022, gli Stati europei hanno avviato un significativo aumento dei loro bilanci militari. Il riarmo si basa principalmente su un aumento degli acquisti di equipaggiamenti, evidenzia il rapporto. La quota di finanziamento per gli equipaggiamenti sul bilancio totale è aumentata da meno del 20% nel 2018 al 33% nel 2025, dai dati dell’Eda. Si prevede quindi che il mercato europeo degli equipaggiamenti militari crescerà da 47 miliardi di euro nel 2014 a 256 miliardi di euro entro il 2035.
LEGATO ALLE IMPORTAZIONI USA
Nonostante l’aumento delle risorse, il riarmo europeo resta fortemente legato alle capacità statunitensi.
L’Europa continua a fare affidamento sugli Stati Uniti per funzioni chiave come intelligence, logistica, pianificazione militare e protezione nucleare. Secondo il rapporto, gli Stati europei hanno investito in misura insufficiente in ricerca e sviluppo a monte e hanno quindi accumulato un ritardo nella padronanza delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale. Per affrontare l’emergenza, stanno suddividendo i loro sforzi di riarmo tra ordini provenienti dall’industria nazionale e dagli Stati Uniti, senza che la dimensione europea sia sufficientemente presa in considerazione.
L’Europa importa un terzo dei suoi equipaggiamenti. Nello specifico, il rapporto sottolinea inoltre come le importazioni di armi americane siano aumentate tra il 2020 e il 2024.
Queste importazioni provengono principalmente dagli Stati Uniti: secondo il Sipri, la quota statunitense delle importazioni europee totali (incluse le importazioni intra-UE) è aumentata dal 41% tra il 2015 e il 2019 a quasi il 53% tra il 2020 e il 2024. Il commercio intra-europeo di equipaggiamenti militari rimane basso.
LA DIPENDENZA CHE PENALIZZA LA SUPPLY CHAIN
Inoltre, la dipendenza economica dell’Europa è più pronunciata di quanto le sole importazioni di equipaggiamenti militari suggeriscano, avverte il rapporto del think tank francese. A monte delle catene del valore, l’Ue dipende da forniture esterne per il 97% delle 27 materie prime identificate come critiche. Inoltre, il Cae sottolinea che l’Europa controlla soltanto meno del 10% della produzione mondiale di semiconduttori.
UN MERCATO EUROPEO TROPPO FRAMMENTATO
Infine, la frammentazione del mercato europeo rappresenta un ulteriore elemento critico. Il rapporto del Conseil d’analyse économique rileva come i Paesi dell’Unione europea utilizzino 98 sistemi d’arma principali, contro i 18 in dotazione agli Stati Uniti. Questa dispersione limita le economie di scala e la standardizzazione.
Secondo il Cae, senza una reale integrazione del mercato della difesa, l’autonomia strategica europea rischia di rimanere un obiettivo irraggiungibile.





