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L’Italia punta a produrre droni anche con l’Ucraina: che farà Leonardo?

L’Italia conferma il sostegno politico, militare ed economico all’Ucraina e guarda a un rafforzamento della cooperazione nel settore della difesa, con particolare attenzione alla produzione congiunta di droni. Leonardo possibile partner chiave. Tutti i dettagli.

L’Italia guarda alla produzione di droni con l’Ucraina.

È quanto ha confermato la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni in occasione dell’incontro con il leader ucraino Volodymyr Zelensky a Roma il 15 aprile, proseguendo il suo tour diplomatico in Europa. Meloni ha ribadito la volontà di rafforzare la cooperazione in materia di difesa con l’Ucraina e in questo quadro ha espresso l’interesse da parte dell’Italia “a sviluppare una produzione congiunta, soprattutto sulla materia dei droni”.

L’ipotesi si inserisce in un contesto in cui Kyiv ha sviluppato competenze avanzate nel campo delle tecnologie militari, messe alle prove sul campo di battaglia dall’invasione russa del febbraio 2022.

Il conflitto tra Mosca e Kyiv rappresenta infatti una “guerra di iterazione”, in cui entrambe le parti perfezionano i propri droni e intercettori in grado di abbatterli e ciascuna cerca di migliorare le ultime innovazioni dell’altra. Ciò ha dato alle aziende ucraine un vantaggio rispetto ai concorrenti stranieri, che non avevano il contatto diretto con i soldati sul campo.

L’interesse italiano si inserisce in questo quadro di sviluppo tecnologico. Tra le ipotesi più concrete c’è il coinvolgimento di Leonardo. Il colosso della difesa e dell’aerospazio italiano è tra i principali attori europei nel settore della difesa e di recente, proprio nel campo droni, ha avviato una joint venture con l’azienda turca Baykar.

Tutti i dettagli.

IL SOSTEGNO POLITICO E STRATEGICO ALL’UCRAINA

“In questi quattro anni la posizione dell’Europa e dell’Italia è rimasta sempre la stessa: a fianco di Kyiv, del suo popolo e delle sue istituzioni. Crediamo che sostenere l’Ucraina non sia solamente un dovere morale, ma anche una necessità strategica, perché in gioco non sono solamente la dignità, la libertà e l’indipendenza di Kyiv, ma anche la sicurezza dell’Europa nel senso più ampio del termine” ha dichiarato la premier Meloni, al termine dell’incontro con il presidente ucraino Zelensky.

RAFFORZARE LA COOPERAZIONE IN DIFESA

“Continuiamo il sostegno a 360 gradi nei confronti dell’Ucraina. Ci siamo oggi confrontati molto anche su come rafforzare la nostra cooperazione in materia di difesa. L’Italia, in particolare, è molto interessata a sviluppare una produzione congiunta, soprattutto sulla materia dei droni, settore nel quale sappiamo bene che l’Ucraina, in questi anni, è diventata una nazione guida”, ha spiegato Meloni.

Dal canto suo, Zelensky ha dichiarato di “lavorare con i Paesi interessati”, per la “protezione dagli attacchi degli Shahed e la loro difesa”. Parlando a Palazzo Chigi, il leader di Kyiv ha riferito di un “importante interesse dell’Italia” verso il programma di cooperazione sui droni: “Abbiamo concordato con Giorgia Meloni che i nostri team lavoreranno sui dettagli del programma”.

“Abbiamo bisogno assolutamente dei sistemi aggiuntivi di contraerea. Per noi sono vitali e possiamo lavorare insieme per la produzione di questi sistemi”, ha detto ancora il leader ucraino.

IL PROGRAMMA “DRONE DEAL”

Durante la visita a Roma, Zelensky ha presentato quello che definisce Drone Deal, un accordo volto a condividere le competenze militari ucraine con i partner alleati in cambio di sistemi d’arma non prodotti internamente, come i missili Patriot.

Negli ultimi quattro anni l’Ucraina ha sviluppato capacità avanzate nella progettazione e nell’impiego dei droni, utilizzati sia per contenere i costi sia per compensare la carenza di sistemi di difesa tradizionali. Nel 2024 ha prodotto più di 2 milioni di droni per arrivare a produrne 4 milioni nel 2025.

L’ACCORDO CON BERLINO SUI DRONI

A inizio settimana, in occasione di una visita a Berlino di Zelensky, Germania e Ucraina hanno raggiunto un accordo sulla cooperazione in materia di difesa. L’intesa include anche un accordo sulla produzione di droni che, secondo il presidente ucraino potrebbe diventare uno dei più grandi del suo genere in Europa. ”Nella prima fase verranno prodotti 5 mila droni per i difensori ucraini”, ha specificato il ministro ucraino della Difesa.

Da parte sua il ministero della Difesa tedesco Pistorius ha affermato che il progetto creerà una joint venture per fornire migliaia di droni all’esercito ucraino. Berlino ha anche accettato di investire diverse centinaia di milioni di euro per finanziare le cosiddette capacità di attacco in profondità, sottolinea ancora Reuters.

E ora Kyiv punta a raggiungere lo stesso accordo anche con Roma.

L’IPOTESI LEONARDO

Secondo quanto riporta Repubblica, “l’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di avviare una coproduzione di droni con Leonardo, l’azienda italiana che nei giorni scorsi ha visto un cambio al vertice deciso proprio dal governo Meloni: Lorenzo Mariani al posto di Roberto Cingolani. Se ne era discusso già lo scorso dicembre in occasione della precedente visita di Zelensky a Roma, come aveva detto il ministro degli Esteri Andrii Sybiha. Il volume di questa coproduzione non è chiaro, ma i tempi di questa partnership industriale non dovrebbero essere lunghi”.

Allo stesso tempo, non va dimenticato che l’italiana Leonardo conta già una partnership sui droni con Baykar. Lo scorso giugno il gruppo di Piazza Monte Grappa e l’azienda turca dei droni hanno dato vita infatti a una joint-venture paritetica, con sede in Italia, dedicata alla progettazione, sviluppo, produzione e manutenzione di sistemi aerei senza pilota. Denominata LBA Systems, la joint venture svilupperà e produrrà droni combinando le piattaforme di Baykar con l’esperienza di Leonardo nel campo dell’elettronica e dei sensori.

I PROSSIMI PASSI DELLA COOPERAZIONE

Infine, i dettagli operativi della collaborazione sulla produzione dei droni tra Italia e Ucraina restano da definire. Saranno le strutture tecniche dei due paesi a lavorare nelle prossime settimane alla definizione del progetto, con l’obiettivo di tradurre l’interesse politico in una cooperazione industriale concreta.

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