L’Italia si prepara a partecipare a una missione internazionale per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, con il possibile impiego di cacciamine e unità di supporto provenienti anche dalla base navale della Spezia.
È quanto ha ribadito ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto, dichiarando che l’Europa nello Stretto di Hormuz “farà la sua parte. Il problema è avere una tregua consolidata e avere la possibilità che le navi vadano lì senza un teatro di guerra, è quello il primo passo”. “Una volta che ci sarà quello”, ovvero la tregua, “si inizierà a discutere” ha aggiunto.
L’operazione resta subordinata al via libera del Parlamento, ma la macchina organizzativa risulta già attiva su indicazione del ministro della Difesa.
“In 20-25 giorni i cacciamine potrebbero essere presenti” nell’area, ha precisato Guido Crosetto, nell’ambito di un’operazione internazionale per la messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz. Le operazioni “sia Aspides che Atalanta, se l’Europa decide di dargli una configurazione che allarghi alla presenza ad esempio di cacciamine, anche allo Stretto di Hormuz”.
Una dichiarazione che conferma l’impegno assunto a Parigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha indicato la disponibilità a fornire unità navali italiane in presenza di un “cessate il fuoco” e previo via libera del Parlamento.
Si tratterebbe dei cacciamine Crotone e Rimini, unità specializzate nel disinnesco degli ordigni nei fondali marini, scortate presumibilmente dalla Fremm Margottini.
Tutti i dettagli.
IL CONTRIBUTO ITALIANO ALLA MISSIONE
L’Italia è pronta a contribuire a una missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz.
Tuttavia, l’invio di assetti potrà avvenire solo dopo una tregua e con il via libera del Parlamento, anche in assenza di un esplicito mandato delle Nazioni Unite, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto in un’intervista al Corriere della Sera, spiegando che da venti giorni ha chiesto ai vertici dello Stato maggiore della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi cacciamine.
“La nuova chiusura dello Stretto di certo non stupisce, perché Hormuz è diventato il punto nevralgico di questa guerra. L’Iran ha capito che non poteva combatterla, né vincerla sul suo territorio e l’ha allargata ai Paesi del Golfo, a Hormuz e quindi al resto del mondo”, ha affermato Crosetto, secondo cui “sarà una trattativa lunga, continua, complicata”.
LA FLOTTA DI CACCIAMINE DI BASE A LA SPEZIA
E, in questo quadro, anche la base navale spezzina è pronta a fare la sua parte.
Oggi La Spezia ospita infatti la base principale della flotta di dieci cacciamine della Marina Militare italiana, inquadrati nella quinta divisione navale (COMFORDRAG). Si tratta di otto cacciamine della classe Gaeta (Alghero, Chioggia, Crotone, Gaeta, Numana, Rimini, Termoli, Viareggio) entrate in servizio tra 1992 e 1996 e due di quella precedente, Lerici, che invece risalgono al 1985.
COME FUNZIONANO LE NAVI CACCIAMINE ITALIANE
Da non confondere con i dragamine: entrambi svolgono entrambi funzioni di bonifica, ma con modalità differenti: i dragamini risultano impiegati per ripulire vaste aree da mine meno sofisticate, come quelle ancorate al fondale tramite cavi o quelle galleggianti. Operano facendole detonare attraverso potenti impulsi elettromagnetici o acustici generati da apparecchiature rimorchiate, creando così corridoi sicuri per la navigazione. I cacciamine, invece, sono dotati di tecnologie più avanzate e sono progettati per individuare e neutralizzare le mine da fondo di ultima generazione.
Sono dotate di scafi amagnetici, sonar e veicoli subacquei filoguidati (ROV) per la caccia e la distruzione di ordigni.
A bordo operano equipaggi di circa quaranta persone, inclusi subacquei altamente addestrati, che utilizzano sonar ad alta frequenza per individuare mine affioranti, ancorate o posate sul fondale e procedere alla loro neutralizzazione.
Come sottolinea il sito della Marina militare “La mina è un arma semplice, di basissimo costo e quindi disponibile anche per nazioni non particolarmente ricche, ma la minaccia portata è micidiale. La necessità di mantenere aperte le linee di comunicazione marittime ha imposto a tutte le Marine Militari di dotarsi di idonei mezzi e personale qualificato nella bonifica dei campi minati.”
Il compito del controminamento – ovvero l’aggancio dell’esplosivo alla mina – spetta ai palombari o a robot capaci di operare fino a grandi profondità in caso di alto rischio. Nel 2024 Intermarine (gruppo IMMSI) e Leonardo si sono aggiudicate un contratto per la fornitura di cacciamine di nuova generazione costieri destinati alla Marina Militare Italiana. Nello specifico il contratto prevede la fornitura di unità navali per la ricerca e la bonifica delle mine – Cacciamine Nuova Generazione Costieri (CNG/C) e relativo supporto logistico integrato, del valore di 1,6 miliardi per la realizzazione di 5 Unità e di circa 1 miliardo in opzioni per il completamento del programma.
LE POSSIBILI NAVI COINVOLTE NELLO STRETTO DI HORMUZ: NAVE CROTONE
Due, secondo indiscrezioni, le navi maggiormente indiziate a prendere parte alla missione: si tratta delle navi Crotone e Rimini. Entrambe sono già impegnate in operazioni nel mar Mediterraneo, e in questo caso la scelta sarebbe condizionata alla necessità di ridurre i tempi di trasferimento e avvio della missione.
Il Cacciamine Crotone è la quinta di otto unità della classe Lerici 2ª serie (nota anche come classe Gaeta), varata l’11 maggio 1992 e consegnata alla Marina Militare il giorno 14 giugno 1994. Il suo abituale porto di assegnazione è La Spezia. Nave Crotone è un’Unità tipo Mine Hunter Coastal (Cacciamine Costiero) appositamente progettata per la localizzazione e la disattivazione/distruzione di mine navali. Per l’esecuzione di tali operazioni l’Unità è dotata di un sofisticato sistema sonar che può essere filato sino a 270 metri, e di due veicoli filoguidati (ROV – Remote Operated Vehicle), tramite i quali è possibile rilevare e investigare ogni oggetto che giace sul fondo marino sino a profondità di circa 600 metri, spiega ancora il sito della Marina militare.
E NAVE RIMINI
È invece la più giovane delle otto Unità Cacciamine Classe Lerici 2ª serie Nave Rimini. Il suo abituale porto di assegnazione è La Spezia. Come Crotone, anche Nave Rimini è un’Unità tipo Mine Hunter Coastal. Varata il 17 Settembre 1994 e consegnata alla Marina Militare Italiana da parte dei cantieri Navali Intermarine di Sarzana presso il molo Pagliari di La Spezia il 26 novembre 1996, ha ricevuto il suo battesimo operativo con l’Operazione Alba Advanced Party nel Porto di Durazzo nel 1997, operando nelle acque territoriali albanesi contribuendo alla costituzione del corridoio umanitario a favore della popolazione albanese e nel 1998 ha iniziato la sua attività addestrativa nei mari del Nord Europa, presso il Mine Hunter Order Sea Training (MOST), centro di eccellenza per l’addestramento alla guerra di mine situato ad Ostenda, in Belgio.
SCORTATE DA UNA FREGATA
I due cacciamine spezzini, indipendentemente dalla scelta che sarà operata dai vertici della Marina Militare, potrebbero non essere gli unici a partecipare alla missione. I cacciamine necessitano spesso di una fregata e di una nave logistica di appoggio, come la Etna, la Vulcano o la Atlante.
Nelle ultime ore infatti sarebbe emersa l’ipotesi di impiegare una fregata come mezzo di scorta navale, per garantire una copertura armata al contingente internazionale.
MISSIONE SOTTOL’EGIDA DELL’ONU
Infine, il ministro della Difesa Crosetto ha auspicato per questa missione l’egida delle Nazioni Unite: “Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace”.
Il ministro ha aggiunto che “la comunità internazionale potrà accedere a Hormuz solo dopo la tregua, per non trovarsi in una zona di guerra” e ha ribadito che il governo passerà comunque dal voto parlamentare, definito “dovuto, obbligatorio, fondamentale”.
“Il tema che ci stiamo ponendo è quello di non fare un’operazione come Europa. Non è un’operazione europea, lo Stretto di Hormuz è un problema per tutto il mondo, soprattutto per l’Asia, perché la maggior parte di quella energia va in Asia, molto più di quella che viene in Europa” ha spiegato il ministro. “
“Continuo a dire che la soluzione – ma lo è anche per tutto il governo italiano e penso per tutti i governi europei – migliore è che l’Onu finalmente possa prendere una decisione e che non sia bloccata al Consiglio di Sicurezza da nessuna delle nazioni. Però, come sapete tutti, al Consiglio di Sicurezza c’è la Cina e la Russia”, ha concluso.
Per l’Italia si tratterebbe di un ritorno a Hormuz quaranta anni dopo una missione analoga che nel 1987 vide impegnato nella scorta del naviglio civile il diciottesimo gruppo navale, nel corso della guerra tra Iran e Iraq.





