Stark, la startup sostenuta da Peter Thiel (co-fondatore di Palantir), si espande nel settore dei droni difensivi.
Stark, produttore di droni con sede a Berlino, finora focalizzata su droni d’attacco, punta ora a integrare nuove tecnologie laser per proteggere infrastrutture strategiche e mira a espandere la propria presenza tra i clienti Nato, riporta il Financial Times.
Di recente la società dei droni tedesca si è aggiudicata anche un contratto per la fornitura di droni alla Bundeswehr, le forze armate tedesche. Il 25 febbraio, i membri della commissione bilancio del Parlamento tedesco hanno approvato contratti del valore di 268 milioni di euro ciascuno per le startup Stark Defence e Helsing, per la fornitura rispettivamente dei droni Virtus e delle munizioni a guida autonoma HX-2.
Nel frattempo, il produttore Stark Defence è riuscito a placare le preoccupazioni dei legislatori tedeschi riguardo al coinvolgimento dell’investitore statunitense Peter Thiel – uno dei più influenti venture capitalist della Silicon Valley nonché voce critica nei confronti della democrazia liberale – nell’azienda, ricordava Defense News.
I parlamentari tedeschi hanno sollevato timori sulla possibilità che la sua quota di minoranza possa conferirgli un’influenza diretta o indiretta sulle decisioni dell’azienda o l’accesso a informazioni sensibili sulla difesa. Sul caso è intervenuto il ministro della Difesa Boris Pistorius precisando che le azioni di Thiel in Stark ammontano a una percentuale a una sola cifra, il che significa che non ha accesso né conoscenza delle attività operative della startup.
Tutti i dettagli.
NON SOLO ATTACCO, STARK PUNTA ANCHE SUI SISTEMI ANTI-DRONE
Come ha raccontato in settimana il quotidiano finanziario britannico, Stark Defence si sta espandendo nel campo dei sistemi anti-drone, in seguito alle conseguenze della guerra in Iran che hanno alimentato la domanda di protezione dalle armi senza pilota. L’azienda berlinese produttrice di droni kamikaze si è concentrata in precedenza principalmente sui droni d’attacco progettati per distruggere obiettivi.
LA PARTNERSHIP CON INLEAP PHOTONICS
Ora l’azienda si sta avventurando nel settore dei prodotti difensivi, annunciando una partnership con Inleap Photonics, una giovane azienda con sede ad Hannover che sviluppa laser ad alta precisione. Il 23 aprile Stark ha dichiarato che la tecnologia sarà inizialmente integrata in una famiglia di droni navali senza pilota, chiamata Vanta, presentata lo scorso anno.
STRATEGIE DI CRESCITA
Stark prevede di espandersi in seguito con varianti terrestri e aeree e spera di vendere i prodotti a clienti Nato, tra cui la Germania, che ha il budget per la difesa più alto dell’Ue, sottolinea il Ft.
La startup berlinese, valutata oltre 1 miliardo di euro in un round di finanziamento quest’anno, è una delle numerose aziende produttrici di droni che si sono espanse nel crescente mercato dei prodotti anti-drone. La sua consociata Quantum Systems, produttrice di droni da sorveglianza, ha annunciato il mese scorso una partnership con l’ucraina WIY Drones per la produzione di intercettori di droni in Germania.
Sebbene l’accordo tra Quantum e WIY sia inizialmente destinato a rifornire Kyiv per rafforzare le sue difese contro la Russia, le due aziende puntano anche a future collaborazioni in Europa.
IL FARO SULLA PARTECIPAZIONE DI PETER THIEL
Infine, come già detto, Stark è finita sotto la lente d’ingrandimento di alcuni parlamentari tedeschi per il sostegno ricevuto da Thiel, che ha stretti legami con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e per i dubbi sulle sue prestazioni e sui prezzi.
“Il fatto è che Peter Thiel rifiuta apertamente la nostra democrazia. Non sappiamo quanto sia grande la sua influenza in Stark. E, cosa ancora peggiore, il governo federale non è in grado di spiegarla”, aveva dichiarato lo scorso febbraio la deputata dei Verdi Jeanne Dillschneider, ripresa da Politico.
Secondo la legge tedesca, qualsiasi contratto di difesa superiore a 25 milioni di euro deve ricevere l’approvazione esplicita della commissione bilancio del Parlamento, il che significa che è legalmente necessaria una votazione, affinché l’accordo possa procedere.
All’epoca Stark ha rifiutato di commentare i dettagli della sua struttura azionaria, ma ha affermato che qualsiasi investimento estero superiore alla soglia del 10% comporterebbe una revisione obbligatoria da parte del Ministero dell’Economia tedesco. Lo stesso vale per le quote inferiori, qualora sussistano diritti speciali, ha dichiarato l’azienda, aggiungendo: “Niente di tutto ciò si applica”. Ha inoltre affermato che nessun azionista detiene diritti di informazione relativi ai suoi prodotti e che qualsiasi trasferimento di dettagli tecnici sarebbe soggetto all’approvazione del controllo delle esportazioni tedesco.
A spegnere definitivamente le polemiche è intervenuto il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, dichiarando che: “A quanto mi risulta, non stiamo parlando di un azionista di riferimento, bensì di qualcuno che detiene una quota tra il 3 e il 4,5%”. Questo, ha aggiunto, significa che Peter Thiel non svolge “un ruolo chiave come azionista” e, sebbene la questione debba essere considerata seriamente, “non rappresenta un vero ostacolo alla stipula di contratti con tale società”.







