Pressione di Washington su Bruxelles per non tagliar fuori l’America dal mercato della difesa.
Gli Stati Uniti sono contrari a un approccio “Buy European” negli appalti della difesa dei Paesi europei e minacciano possibili ritorsioni se saranno introdotti paletti che limitino gli acquisti di produzioni americane.
È quanto rivela Politico specificando che il Dipartimento della Difesa americano ha espresso questa posizione nel contributo per la consultazione aperta dalla Commissione europea in vista dell’aggiornamento sulla normativa degli appalti della difesa.
Tutti i dettagli.
LA CONSULTAZIONE NELL’AMBITO DELLE NORME SUGLI APPALTI PER LA DIFESA
In un contributo inviato all’inizio del mese alla Commissione europea, il Dipartimento della Difesa statunitense ha ribadito la propria posizione contraria a modifiche che possano restringere la partecipazione delle aziende americane.
LA POSIZIONE DI WASHINGTON
“Gli Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica alla Direttiva che limiti la capacità dell’industria statunitense di sostenere o altrimenti partecipare agli appalti pubblici per la difesa nazionale degli Stati membri dell’Ue”, ha scritto l’amministrazione statunitense nell’ambito di una consultazione sull’aggiornamento delle norme sugli appalti pubblici per la difesa.
Nel documento si sottolinea inoltre il rischio di misure considerate discriminatorie nei confronti delle imprese statunitensi, evidenziando il diverso trattamento tra i due mercati.
“Le politiche protezionistiche ed escludenti che costringono le aziende americane ad abbandonare il mercato, mentre le più grandi aziende europee del settore della difesa continuano a trarre grandi vantaggi dall’accesso al mercato degli Stati Uniti – prosegue il documento riportato dalla testata giornalistica – sono una linea di condotta sbagliata”.
TENERE IL PASSO CON GLI UMORI AMERICANI
Come sottolinea Politico, la posizione espressa da Washington mette in luce una dinamica complessa nei rapporti transatlantici: da un lato l’amministrazione americana ha sollecitato più volte gli alleati europei ad assumere un ruolo maggiore nella difesa convenzionale del vecchio continente, dall’altro ha manifestato contrarietà a un rafforzamento dell’industria militare europea che possa ridurre lo spazio per le aziende statunitensi nel mercato dell’Unione.
Le dichiarazioni di Donald Trump sull’ipotesi di annettere la Groenlandia, il vacillante sostegno all’Ucraina della sua amministrazione nei confronti della Nato e dell’Ucraina, insieme all’introduzione di dazi commerciali, hanno determinato un mutamento di orientamento a Bruxelles, ma anche in alcuni Paesi membri dell?ue con una crescente spinta a diminuire la dipendenza dagli Stati Uniti, in particolare nel settore dei sistemi militari.
LA VIA DEL BUY EUROPEAN
Basti pensare al programma Safe (Security Action For Europe), il nuovo fondo Ue per gli armamenti da 150 miliardi per la difesa europea.
Il 27 maggio il Consiglio dell’Ue ha approvato il regolamento che istituisce lo strumento Safe, parte del piano di riarmo europeo ReArm Europe/Readiness 2030. Il meccanismo prevede che l’Ue raccolga fondi sui mercati dei capitali e li metta a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, basati sui loro piani di investimento per l’industria europea della difesa. L’obiettivo è sostenere investimenti in capacità strategiche a condizione che i sistemi siano prodotti principalmente nell’Ue, in Ucraina o nei Paesi SEE-EFTA.
Come sottolineato dalla stessa Commissione europea, il Safe è disegnato per rafforzare la base industriale della difesa Ue, privilegiando l’approvvigionamento interno tramite il criterio del buy European e limitando al 35% la componentistica extra-Ue, salvo accordi specifici.
Ma la nuova via europea degli appalti per la difesa non incontra il favore degli Stati Uniti. D’altronde, come aveva dichiarato la scorsa estate il presidente Usa Trump, all’epoca dell’annuncio dell’accordo sui dazi con l’Ue che prevedeva, tra le altre cose, l’approvvigionamento di “grandi quantità” di armi, “Non sappiamo quale sia la cifra esatta, ma noi produciamo i migliori equipaggiamenti militari al mondo”.







