Parigi otterrà 15 miliardi dall’Ue attraverso il Security Action for Europe (Safe), programma europeo per finanziare spese in difesa e sicurezza.
In occasione di una cerimonia a margine del salone Eurosatory, la Francia ha firmato con la Commissione europea un accordo di prestito da 15,1 miliardi di euro nell’ambito del programma Safe (Security Action for Europe), lo strumento da 150 miliardi di euro creato dall’Unione europea per sostenere il rafforzamento delle capacità militari degli Stati membri. Le risorse saranno destinate a finanziare 35 progetti nei settori della difesa, della ricerca e dello spazio. Parigi è il quarto maggiore beneficiario del programma dopo Polonia, Romania e Ungheria.
Immediato il plauso di Bruxelles per la mossa francese: presente alla firma dell’accordo, il Commissario alla Difesa Andrius Kubilis ha elogiato l’inquilino dell’Eliseo Emmanuel Macron dichiarando che la Francia dovrebbe guidare la difesa comune europea: “I cittadini cercano una leadership e guardano alla Francia”.
E l’Italia? Anche il nostro paese ha chiesto nei mesi scorsi di essere ammessa a prestiti per complessivi 14,9 miliardi di euro all’Ue nell’ambito del programma Safe. Tuttavia, “a oggi non è stato attivato il meccanismo Safe”, come ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto al question time alla Camera il 17 giugno.
ACCORDO TRA PARIGI E BRUXELLES SUI PRESTITI SAFE
Il 17 giugno, a margine della fiera della difesa Eurosatory, i ministri francesi delle Forze Armate e dell’Economia, Catherine Vautrin e Roland Lescure, insieme ai commissari europei Andrius Kubilius e Piotr Serafin hanno siglato l’accordo per accedere ai prestiti Safe.
Il finanziamento rientra nel programma Safe, lanciato dalla Commissione europea nel 2025 con una dotazione complessiva di 150 miliardi di euro. Il meccanismo prevede che l’Ue raccolga fondi sui mercati dei capitali e li metta a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, basati sui loro piani di investimento per l’industria europea della difesa.
IL PLAUSO DEL COMMISSARIO KUBILIUS
Sulla scia dell’accordo, il commissario Kubilius ha esplicitamente invitato il governo francese ad assumere le redini della sicurezza collettiva europea, esortando gli altri Stati membri a stringersi attorno al ruolo di leadership che la Francia è chiamata a svolgere. “La Francia è all’avanguardia della difesa europea, grazie al suo potente esercito, alla sua industria della difesa e al suo deterrente nucleare indipendente”, ha osservato Kubilius intervenendo a Eurosatory, scrive Euronews.
Kubilius “sta di fatto conferendo al presidente francese Emmanuel Macron il mandato di fare del suo Paese il fulcro dell’integrazione finora mancata” ha osservato la testata.
MISTRAL, MPP, GLOBALEYE TRA I PROGETTI FINANZIATI
Secondo quanto dichiarato dalla ministra Vautrin, il prestito europeo consentirà di finanziare 29 progetti del Ministero delle Forze Armate francese e altri sei programmi nei settori della ricerca e dello spazio.
Tra le iniziative indicate figurano l’acquisizione di missili antiaerei Mistral e di missili anticarro MMP (Akeron MP), entrambi prodotti dal consorzio europeo Mbda, oltre all’acquisto di velivoli radar per sorveglianza aerea GlobalEye realizzati dal gruppo svedese Saab, riporta la testata francese Usine Nouvelle.
COME FUNZIONA IL PROGRAMMA SAFE
Come sottolinea Bloomberg, i prestiti sono vincolati ad alcune condizioni “made in Europe”, nonché all’obbligo di utilizzarli per appalti congiunti, sia con altri Stati membri che con l’Ucraina.
Il programma Safe prevede infatti criteri specifici per l’accesso ai finanziamenti. I progetti ammessi devono infatti incorporare almeno il 65% di componenti provenienti dallo Spazio economico europeo (See), che comprende i 27 Stati membri dell’Unione europea oltre a Norvegia, Islanda e Liechtenstein, oppure da Canada e Ucraina.
La partecipazione di altri partner internazionali è possibile, ma soltanto gli Stati membri dell’Unione europea possono beneficiare direttamente dei prestiti. Un altro obiettivo del programma è favorire gli acquisti congiunti tra i Paesi europei, così da rafforzare la cooperazione industriale e la standardizzazione delle capacità militari.
LA CLASSIFICA DEI BENEFICIARI: PARIGI QUARTA, DAVANTI A ROMA
Tra i 19 Paesi che hanno ottenuto accesso ai finanziamenti Safe, la Polonia è il principale beneficiario con 43,7 miliardi di euro. Seguono la Romania con 16,7 miliardi di euro e l’Ungheria con 16,2 miliardi.
La Francia si colloca al quarto posto con 15,1 miliardi di euro, immediatamente davanti all’Italia. Il nostro paese ha chiesto nei mesi scorsi di essere ammessa a prestiti per complessivi 14,9 miliardi di euro all’Ue nell’ambito del programma Security Action for Europe (Safe) per finanziare spese in difesa e sicurezza. Tuttavia, secondo fonti stampa, Roma starebbe valutando di chiedere solo circa 5 miliardi dei 15 miliardi inizialmente previsti attraverso il Safe, con possibili ripercussioni sui progetti già concordati tra industria della difesa e ministero della Difesa.
COSA HA DETTO IL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO
“A oggi non è stato attivato il meccanismo Safe” ha ribadito il ministro della Difesa Crosetto al question time alla Camera in merito alla volontà del governo italiano di attivare i fondi europei del Safe precisando che se l’Italia aderisse la Difesa “ha pronti gli investimenti” e “questo consentirebbe di anticipare degli investimenti che altrimenti andrebbero posticipati”, riportava ieri Radiocor.
“La scelta di aderire ai fondi Safe non è una decisione che può prendere del ministro della Difesa, è una scelta, che tenuto conto di altri fattori, prende il Mef e il governo nella sua interezza” ha spiegato aggiungendo che i fondi europei Safe “non sono uno strumento sostitutivo ma è concepito come strumento aggiuntivo per raggiungere prima gli obiettivi di difesa”.
Lo stesso discorso sulla capacità di accelerare gli investimenti nella Difesa, ha detto il ministro, “vale per gli incrementi di +0,15%/+0,20%” di spesa in Difesa rispetto al Pil che il Parlamento si è impegnato a portare lo scorso anno e che quest’anno sono stati posticipati per la non uscita dal patto di stabilità. Mi auguro che li potremmo portare nella discussione di bilancio per il prossimo anno”.







