Allo studio di Regno Unito, Finlandia e Paesi Bassi un finanziamento e un approvvigionamento congiunti per la difesa.
I tre paesi stanno valutando la possibilità di collaborare per finanziare e acquistare congiuntamente armi, munizioni e attrezzature militari, dato il crescente livello di minaccia a livello globale, con la guerra in Ucraina e in Medio Oriente.
In particolare, Londra, L’Aia e Helsinki hanno dichiarato che, insieme ad altri partner non specificati, stanno esplorando la possibilità di istituire un nuovo meccanismo entro il 2027 che accelererebbe gli investimenti e stimolerebbe la domanda di equipaggiamento per la difesa, secondo quanto riportato in una dichiarazione odierna del governo britannico, ripresa da Reuters.
L’iniziativa giunge alla vigilia dell’incontro tra il premier britannico Keir Starmer e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Londra, a cui dovrebbe partecipare anche il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte.
Secondo Reuters, il meccanismo in esame da parte dei tre Paesi andrebbe a integrare le iniziative esistenti della Nato e dell’Ue.
Tutti i dettagli.
IL MECCANISMO PER LA DIFESA ALLO STUDIO DI REGNO UNITO, OLANDA E FINLANDIA
Il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Finlandia puntano a finanziare appalti congiunti nel settore della difesa attraverso un nuovo meccanismo multilaterale.
Il meccanismo “rafforzerebbe la deterrenza collettiva, amplierebbe la capacità industriale della difesa e aumenterebbe le capacità di difesa attraverso acquisti congiunti”, hanno dichiarato i tre Paesi in un comunicato.
In base a quanto rivelato dal Financial Times, funzionerebbe come un istituto finanziario internazionale, con un mix di garanzie e capitale versato dai Paesi partecipanti, che potrebbero attrarre investimenti privati attraverso l’emissione di obbligazioni.
L’OBIETTIVO
L’obiettivo è ridurre i costi di approvvigionamento nel settore della difesa e sfruttare le economie di scala derivanti dalla messa in comune degli ordini di carri armati, munizioni e missili, anziché competere per la limitata offerta delle aziende del settore, il che fa lievitare i prezzi, spiega il quotidiano finanziario britannico.
LA STRATEGIA
Se al momento l’intesa è trilaterale, in realtà si punta ad ampliare l’adesione ad altri membri della Nato e a “partner con obiettivi simili”, secondo quanto riferito al Ft un funzionario a conoscenza della discussione. L’ammissione di nuovi membri sarebbe soggetta a una decisione unanime del gruppo centrale di Paesi, ha aggiunto il funzionario. “Siamo ancora nella fase esplorativa”, ha affermato un altro funzionario, aggiungendo che i prossimi passi includeranno l’elaborazione di un trattato a supporto della nuova struttura.
LE POSIZIONI DEI TRE PAESI
“Unendo le forze, otteniamo maggiore sicurezza con le stesse risorse e rafforziamo anche le nostre alleanze”, ha dichiarato il ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen nel comunicato.
La ministra delle Finanze britannica Rachel Reeves ha affermato che il Paese ha bisogno di approfondire la cooperazione con i suoi alleati e di rafforzare la sua industria della difesa. “Ora più che mai, dobbiamo intensificare la cooperazione con i nostri alleati. È nel nostro interesse a lungo termine rafforzare le nostre industrie della difesa, facilitare la collaborazione tra le nostre forze armate e garantire che i contribuenti ottengano un buon rapporto qualità-prezzo”.
Per il Ministero della Difesa finlandese, l’avvio del meccanismo è stato “stimolato da importanti cambiamenti nel contesto della sicurezza”, in particolare dall’invasione russa dell’Ucraina.
IL COMMENTO DELL’ESPERTO
Guntram Wolff, senior fellow del think tank Bruegel e autore di un documento pubblicato lo scorso anno in cui delineava un meccanismo multilaterale analogo, ha spiegato che unendo la domanda si potrebbero ridurre della metà i costi unitari.
“Una cooperazione più stretta in ambito difesa tra i paesi europei è indispensabile per alleggerire l’onere sui contribuenti e assicurare che lo sviluppo e il controllo delle tecnologie restino in Europa” ha dichiarato Wolff al Financial Times sottolineando che “Questa nuova iniziativa rappresenta un passo nella direzione giusta e auspico che altri paesi vi aderiscano in futuro”.







