Successo parziale il volo di New Glenn, il mega razzo di Blue Origin, l’azienda spaziale del miliardario Jeff Bezos.
In occasione del terzo lancio del razzo New Glenn il 19 aprile, la società fondata da Bezos ha confermato la capacità di riutilizzare il booster: lo stadio è atterrato correttamente. Tuttavia, il satellite trasportato non è stato posizionato nell’orbita prevista. La missione rappresenta un passaggio significativo nella competizione tra Blue Origin e SpaceX, l’azienda aerospaziale del miliardario americano Elon Musk.
Come sottolinea Reuters, il terzo volo di New Glenn si è svolto in un periodo di intensa attività nel settore spaziale, che include il successo del sorvolo lunare Artemis II della Nasa. La prossima missione Artemis, prevista per il prossimo anno, testerà i sistemi di atterraggio sviluppati proprio da Blue Origin e SpaceX in orbita terrestre.
“New Glenn è il veicolo che può portare la Nasa, o chiunque altro, ovunque nel sistema solare”, sostiene Laura Maginnis, vicepresidente della missione New Glenn.
Senza dimenticare che Blue Origin punta a competere direttamente con SpaceX nel trasporto di satelliti commerciali, militari e scientifici sia in orbita terrestre sia nello spazio profondo, prevedendo anche il dispiegamento di Amazon Leo una costellazione di satelliti per la connettività Internet di proprietà di Amazon, concepita per confrontarsi con Starlink, il servizio di Internet satellitare di Musk.
IL RECUPERO DEL BOOSTER “NEVER TELL ME THE ODDS”
Alle 7:25 ora locale di Cape Canaveral, in Florida, il potente razzo Blue Origin è decollato e dopo circa dieci minuti, il primo stadio ha iniziato il rientro, atterrando sulla piattaforma navale Jacklyn nell’Oceano Atlantico, completando con successo la fase di rientro e atterraggio, confermando la capacità del sistema di recupero.
Il booster, soprannominato “Never Tell Me the Odds”, aveva già compiuto la stessa impresa lo scorso novembre durante il secondo volo del New Glenn, l’NG-2, sebbene con una diversa configurazione di motori.
IL MANCATO POSIZIONAMENTO NELL’ORBITA DEL SATELLITE BLUEBIRD 7
Tuttavia, diverse ore dopo, il team di Blue Origin e il produttore del satellite, AST SpaceMobile, hanno annunciato che il carico utile – il satellite per comunicazioni dirette con i telefoni cellulari BlueBird 7 – non era riuscito a raggiungere l’orbita. “Abbiamo confermato la separazione del carico utile”, ha annunciato Blue Origin su X. “AST SpaceMobile ha confermato l’accensione del satellite. Il carico utile è stato immesso in un’orbita anomala”.
Il satellite faceva parte di un progetto volto a realizzare una rete cellulare spaziale a banda larga, simile ai sistemi sviluppati da Amazon e SpaceX con Starlink.
LA RINCORSA SPAZIALE DI JEFF BEZOS A ELON MUSK
Inoltre, il riutilizzo del booster per NG-3 è stato solo parziale, poiché il componente più grande dello stadio, i motori BE-4, era nuovo.
“Nonostante ciò, Blue Origin può consolarsi con il successo del riutilizzo del primo stadio, soprattutto considerando che è avvenuto alla terza missione con il razzo New Glenn (NG-3)” commenta Engadget. SpaceX, per confronto, ha impiegato 32 voli prima di riuscire a riutilizzare con successo un booster orbitale già impiegato in precedenza.
Secondo la testata, la società di Bezos guidata da Dave Limp vorrà sicuramente risolvere presto il problema dello stadio superiore. Il suo prossimo volo è il primo lancio con il razzo New Glenn dei satelliti per la banda larga Amazon Leo.
RECUPERARE TERRENO CON SPACEX
Il riutilizzo è fondamentale per Blue Origin per aumentare i ritmi di lancio e soddisfare la domanda di AST SpaceMobile e di altri clienti, sebbene l’azienda abbia fornito poche previsioni sui lanci, sottolinea Spacenews.
“Stiamo valutando di incrementare le nostre risorse, le nostre attrezzature, i nostri processi, sfruttando ovviamente l’eccellente ingegneria di sistema e l’innovazione che abbiamo implementato nel sistema per consentirci di scalare molto rapidamente in questa fase”, ha affermato Laura Maginnis, vicepresidente della gestione delle missioni New Glenn presso Blue Origin, lo scorso 24 marzo in occasione della conferenza Satellite 2026.
“La domanda di mercato, come tutti hanno affermato, è significativa e siamo entusiasti di poterla soddisfare”, ha aggiunto Maginnis, senza però fornire una stima del numero di lanci che l’azienda effettuerà quest’anno.
“Abbiamo sviluppato New Glenn pensando a come immaginiamo che sarà lo spazio tra 50 e 100 anni”, ha dichiarato Jordan Charles, vicepresidente del programma.
Come già detto, il lancio si inserisce in una fase di crescente competizione tra Jeff Bezos e Elon Musk nello spazio. Le due aziende sono impegnate nello sviluppo di tecnologie per le future missioni lunari della Nasa, con l’obiettivo di riportare l’uomo sulla Luna prima della missione con equipaggio prevista dalla Cina nel 2030.
SpaceX sta sviluppando un sistema di atterraggio basato sulla Starship, mentre Blue Origin lavora al modulo Blue Moon e prevede un allunaggio senza equipaggio, il Mark 1, nel corso dell’estate.
Il risultato del terzo volo di New Glenn evidenzia quindi progressi sul fronte del riutilizzo, ma anche criticità ancora da risolvere per Blue Origin nella piena riuscita dei lanci commerciali, mentre prosegue il confronto diretto con SpaceX nello sviluppo delle future capacità spaziali.




