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Cold Response, tutto sull’esercitazione Nato nell’Artico

Il 9 marzo la Nato ha avviato le sue esercitazioni militari biennali nel Circolo Polare Artico. All’edizione di quest’anno partecipano circa 25.000 soldati provenienti da 14 Paesi, in un contesto di crescenti tensioni legate alla Groenlandia.

Al via l’esercitazione Nato Cold Response 2026, progettata per migliorare le capacità di difesa e deterrenza degli Alleati in un ambiente artico intenso e impegnativo.

Le esercitazioni militari biennali nel Circolo Polare Artico si svolgeranno dal 9 al 19 marzo in Norvegia. Questa volta ponendo maggiore enfasi sul ruolo dei civili nel supporto militare, in un momento di forte tensione per la richiesta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di sottrarre la Groenlandia alla Danimarca, altro membro della Nato, sottolinea Reuters.

Come ricorda Defense News, l’esercitazione fa parte di “Arctic Sentry”, la missione in corso della Nato per rafforzare la propria presenza nella regione, lanciata a febbraio per allentare le tensioni sulla Groenlandia.

L’Artico è diventato progressivamente un’area di forte interesse geopolitico. Questo soprattutto a causa degli effetti del cambiamento climatico, che stanno provocando lo scioglimento dei ghiacci marini. Il fenomeno rende la regione più accessibile e quindi più attrattiva sia per le rotte di navigazione sia per lo sfruttamento delle risorse naturali.

Tutti i dettagli.

I NUMERI

Coinvolgerà circa 25.000 militari provenienti da 14 paesi tra cui Norvegia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Francia, Italia, Canada, Spagna, Turchia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Belgio.

Cold Response 2026 si svolge come un’operazione multi-dominio, con effetti militari coordinati nei domini terrestre, marittimo, aereo, informatico e spaziale. Dunque l’esercitazione comprenderà operazioni navali, terrestri e aeree incentrate sulla difesa artica. Le manovre si concentreranno principalmente nella Norvegia settentrionale e in Finlandia.

LA PARTECIPAZIONE A STELLE E STRISCE

Si prevede che gli Stati Uniti saranno presenti con circa 4.000 militari.

In particolare, come indica una nota dell’Us Air Force, gli F-35A Lightning II assegnati al 48th Fighter Wing della RAF Lakenheath, in Inghilterra, voleranno da Ørland, Norvegia. Gli HH-60W Jolly Green II assegnati al 56th Rescue Squadron della base aerea di Aviano, in Italia, e gli HC-130J Combat King II assegnati alla base aerea di Moody, Georgia, voleranno invece da Bardufoss, Norvegia, e forniranno servizi di ricerca e soccorso in combattimento sia in Norvegia che in Svezia.

I KC-135 Stratotanker assegnati al 100th Air Refueling Wing della RAF Mildenhall, in Inghilterra, forniranno rifornimento in volo ad aerei statunitensi e alleati. Un C-17 Globemaster III assegnato alla March Air Reserve Base, California, fornirà capacità di trasporto aereo. Entrambi i velivoli voleranno da Sola, Norvegia. Prima dell’inizio di Cold Response, l’esercito Usa ha ritirato uno squadrone di caccia F-35 dall’esercitazione. Non ha voluto specificare se la guerra in Medio Oriente abbia avuto un ruolo nella decisione.

FOCUS SULLA PRONTEZZA DEI CIVILI

Come rileva Reuters, la Norvegia ha dichiarato il 2026 “anno della difesa totale”, pertanto punta a rafforzare la preparazione congiunta di cittadini, imprese e istituzioni pubbliche di fronte a possibili guerre o crisi. L’obiettivo è garantire che la società civile possa sostenere efficacemente le forze armate, il cui operato dipende dal normale funzionamento delle infrastrutture civili. Nell’ambito di questa strategia, saranno anche testate le capacità di supporto dei servizi civili: ad esempio, l’esercito simulerà il trasferimento di numerosi feriti da un ipotetico fronte in Finlandia per verificare la capacità degli ospedali del nord della Norvegia di gestire un afflusso massiccio.

NON SOLO ESERCITAZIONE MILITARE, ANCHE SIMULAZIONE DI SCENARI

Parallelamente all’esercitazione dal vivo, sarà condotta una simulazione su larga scala. Questa coinvolgerà forze simulate significativamente più numerose di quelle che partecipano alle manovre. Una task force di ricerca guidata da Stati Uniti e Norvegia compilerà un rapporto entro il 2029 dal titolo “Scenari dell’Alto Nord per Wargaming e Analisi – Tempesta Invernale 2030”.

Oltre alle nazioni guida, tra i paesi della Nato finora impegnati a partecipare alla simulazione di sicurezza artica figurano Canada, Repubblica Ceca, Francia, Italia, Svezia e Turchia.

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALL’EDIZIONE 2024

Per quanto riguarda la partecipazione italiana, la Difesa non ha ancora reso pubblici i dettagli relativi al contributo nazionale, tra cui reparti impiegati, consistenza del personale e piattaforme utilizzate.

Nell’edizione 2024 dell’esercitazione Nordic Response, svoltasi in Norvegia dal 3 al 14 marzo nell’ambito della più ampia esercitazione Nato Steadfast Defender, l’Italia ha partecipato con un significativo contributo navale e militare. La Marina Militare ha schierato l’incrociatore portaeromobili Garibaldi e la nave anfibia San Giorgio, con circa 800 militari italiani a bordo. Presente anche la Brigata Marina San Marco, specializzata in operazioni anfibie.

Le attività di due anni fa avevano coinvolto complessivamente circa 20.000 soldati, 110 aerei e 50 unità navali di 13 Paesi. Come quest’anno, l’obiettivo era di rafforzare cooperazione e capacità di risposta in scenari di crisi nell’area artica. Un ruolo di rilievo fu assegnato al nostro paese anche nella catena di comando, con il Contrammiraglio Valentino Rinaldi designato Comandante della Forza Anfibia multinazionale durante l’esercitazione.

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