Duecentosessantanove milioni di euro subito, con un’opzione che sfiora i tre miliardi: è la posta in gioco di un contratto che sta agitando le acque della politica e dell’industria della difesa tedesca. Al centro della controversia non c’è però né il valore dell’appalto, né la tecnologia impiegata, ma l’identità di uno degli investitori di una delle startup coinvolte. Il nome è Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir, filosofo libertario, sostenitore di Donald Trump e voce critica verso le democrazie liberali, e il suo coinvolgimento nella società berlinese Stark Defence ha acceso un dibattito in cui si intrecciano sicurezza nazionale, capitali stranieri e realpolitik industriale.
IL CONTRATTO E I SISTEMI IN GARA
L’antefatto è il seguente. La Bundeswehr ha indetto una selezione per dotarsi di munizioni vaganti – i cosiddetti droni kamikaze – da impiegare nella brigata che la Germania sta costituendo in Lituania, sul fianco orientale della Nato. Questi sistemi, capaci di percorrere oltre cento chilometri in volo autonomo prima di colpire il bersaglio con la propria testata esplosiva, rappresentano una priorità operativa urgente, data la pressione militare che la guerra in Ucraina esercita sull’intera alleanza atlantica.
Due startup hanno superato la fase di valutazione tecnica: Stark Defence, con sede a Berlino, e Helsing, con base a Monaco di Baviera. Il valore complessivo dei contratti quadro previsti fino al 2028 ammonta – secondo quanto riferisce l’Handelsblatt – a circa 942 milioni di euro, con circa 540 milioni che saranno stanziati in modo definitivo e ripartiti equamente tra le due aziende.
Le quote complessive dei contratti potenziali differiscono tuttavia in modo sostanziale: quasi tre miliardi per Stark contro circa un miliardo e mezzo per Helsing. Una differenza che, riporta ancora il quotidiano economico, “il ministero della Difesa giustifica con le diverse caratteristiche tecnologiche dei rispettivi sistemi”: il drone di Stark “è in grado di decollare verticalmente ed è riutilizzabile”, quello di Helsing “richiede una catapulta di lancio e beneficia di economie di scala legate alla distribuzione verso altri paesi alleati”. Questa settimana, la commissione bilancio e la commissione difesa voteranno sulla proposta.
LA TECNOLOGIA DELLE DUE STARTUP
Stark Defence è un caso emblematico di ascesa rapida nell’ecosistema europeo della difesa. Fondata da meno di due anni, l’azienda è già considerata tra gli sviluppatori più avanzati nell’integrazione tra sistemi d’arma senza pilota e intelligenza artificiale. I suoi droni sono oggi impiegati operativamente in Ucraina, dove la startup dispone di una propria sede, e il loro valore di mercato stimato – secondo la Neue Zürcher Zeitung – supererebbe già il miliardo di euro. Analogamente, Helsing annovera tra i suoi sostenitori un altro profilo di rilievo del mondo tecnologico globale: Daniel Ek, fondatore di Spotify. Ma le critiche si sono concentrate esclusivamente sulla presenza di Thiel nella compagine azionaria di Stark.
IL CASO THIEL E LE PREOCCUPAZIONI DI SICUREZZA
La partecipazione di Peter Thiel in Stark Defence avviene tramite il suo veicolo finanziario Thiel Capital, che detiene una quota inferiore al 10% della società. Secondo la normativa tedesca, questa soglia è determinante. Il perché è spiegato dal quotidiano svizzero: un investimento straniero superiore al 10% obbliga a un’istruttoria presso il ministero dell’Economia, che può bloccare la partecipazione se ritiene compromessi gli interessi nazionali. Al di sotto di tale soglia, l’obbligo scatta solo qualora l’investitore disponga di diritti speciali o di influenza sulle attività operative. Stark Defence, riporta di nuovo l’Handelsblatt, ha dichiarato che nessuna di queste condizioni sussiste nel caso di Thiel: il controverso imprenditore “non siede nel consiglio di amministrazione, non ha accesso a informazioni sui prodotti e non esercita alcun potere di indirizzo gestionale”. Il consiglio di sorveglianza “è composto interamente da membri europei” e “tutti i siti di sviluppo e produzione si trovano entro i confini del continente”.
LA POSIZIONE DEL MINISTRO DELLA DIFESA PISTORIUS
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius aveva inizialmente espresso riserve esplicite, chiedendo chiarimenti sul grado di influenza di Thiel prima di procedere all’acquisto. Successivamente, scrive l’Handelsblatt, lo stesso dicastero ha però presentato alla commissione parlamentare competente una valutazione più distesa, rilevando l’assenza di ostacoli formali alla firma del contratto. Il voto finale spetta alla commissione bilancio e alla commissione difesa del Bundestag.
Sullo sfondo – nota in conclusione la Neue Zürcher Zeitung – rimane una questione strutturale che va ben oltre il caso specifico: nel 2024, il 41% degli investitori nei grandi round di finanziamento per le startup tedesche aveva sede negli Stati Uniti, contro un modesto 18% di investitori nazionali. Imprenditori del settore citati dal quotidiano di Zurigo, come Uwe Horstmann, CEO di Stark Defence, e Carsten Maschmeyer, tra i principali investitori europei in ambito Venture Capital, sottolineano come la riluttanza del capitale europeo a impegnarsi nel settore della difesa, storicamente penalizzato da criteri di esclusione legati alla sostenibilità, lascia il campo aperto a finanziatori d’oltreoceano, con tutto ciò che questo comporta in termini di dipendenza.







