Negli ultimi cinque anni l’Europa è diventata il principale importatore di armi a livello globale.
Secondo i dati dell’ultimo rapporto pubblicato oggi dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), le importazioni del vecchio continente sono più che triplicate rispetto al quinquennio precedente.
L’Europa è ora la regione più importante per le importazioni di armi, mentre tra il 2016 e il 2020 le principali regioni importatrici erano Asia e Oceania (42% di tutte le importazioni) e Medio Oriente (32%). L’Europa si trovava al terzo posto, ma molto più indietro (12%). Ora invece si posiziona al primo posto al mondo con il 33% della quota. Seguono da vicino Asia e Oceania (31%) e Medio Oriente (26%). “Il forte aumento dei flussi di armi verso gli stati europei ha spinto i trasferimenti globali di armi a un aumento di quasi il 10%”, osserva Mathew George, uno degli autori del nuovo studio Sipri.
La crescita è determinata soprattutto dalla guerra in Ucraina e dal rafforzamento delle capacità militari degli stati europei. Allo stesso tempo, le esportazioni totali degli Stati Uniti, il principale fornitore di armi al mondo, sono aumentate del 27%. Questo include un aumento del 217% delle esportazioni di armi statunitensi verso l’Europa, specifica il Sipri.
Tutti i dettagli.
AUMENTO GLOBALE DELLE FORNITURE DI ARMI
Secondo il rapporto pubblicato dal think tank di Stoccolma, che analizza il volume delle forniture e non il loro valore finanziario, i trasferimenti globali di armamenti sono aumentati del 9,2% confrontando i periodi 2016-2020 e 2021-2025.
L’aumento dei flussi globali di armi risulta il maggiore dal 2011-2015. Il dato deriva in gran parte alla crescita dei trasferimenti verso l’Ucraina (che ha ricevuto il 9,7% di tutti i trasferimenti di armi nel periodo 2021-25) e altri Stati europei. Oltre all’Europa e alle Americhe, le importazioni di armi verso tutte le altre regioni del mondo sono diminuite.
“Mentre le tensioni e i conflitti in Asia, Oceania e Medio Oriente continuano a trainare le importazioni di armi su larga scala, il forte aumento dei flussi di armi verso gli stati europei ha spinto i trasferimenti globali di armi a un aumento di quasi il 10%”, spiega Mathew George, Direttore del Programma di Trasferimento di Armi del Sipri. “Le consegne all’Ucraina dal 2022 sono il fattore più evidente, ma anche la maggior parte degli altri stati europei ha iniziato a importare armi in quantità significativamente maggiori per rafforzare le proprie capacità militari contro una crescente minaccia percepita dalla Russia”.
L’EUROPA DIVENTA IL PRINCIPALE IMPORTATORE
Dunque nel periodo 2021-2025 i paesi europei hanno più che triplicato le loro importazioni rispetto al quinquennio precedente. L’Europa rappresenta ora il 33% delle importazioni globali di armi, rispetto al 12% registrato tra il 2016 e il 2020.
Questo aumento è legato in gran parte alla guerra tra Russia e Ucraina e alla necessità dei paesi europei di sostenere militarmente Kiev e di ricostruire i propri arsenali dopo anni di investimenti limitati nella difesa.
“La Russia è l’unica responsabile del forte aumento delle importazioni di armi europee”, ha commentato Katarina Djokic, ricercatrice del Programma di Trasferimento di Armi dell’istituto di Stoccolma.
DIPENDENZA DAGLI ARMAMENTI MADE IN USA
Quasi la metà delle armi trasferite agli stati europei proveniva dagli Stati Uniti (48%), seguiti da Germania (7,1%) e Francia (6,2%).
Nonostante gli sforzi per aumentare la produzione interna, molti stati europei hanno continuato ad acquistare armamenti dagli Stati Uniti, in particolare aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea a lungo raggio, rileva il think tank di Stoccolma.
La crescente pressione esercitata dalla Russia, aggravata dalle incertezze sull’impegno degli Stati Uniti nella difesa dei propri alleati europei, ha fatto aumentare la domanda di armi tra gli Stati membri europei della Nato. Le importazioni complessive di armi dei 29 attuali membri europei della Nato sono cresciute del 143% tra il 2016-20 e il 2021-25. Gli Stati Uniti hanno fornito il 58% di queste importazioni nel 2021-25. I successivi maggiori fornitori sono stati Corea del Sud (8,6%), Israele (7,7%) e Francia (7,4%).
NONOSTANTE LE POLITICHE UE A FAVORE DELL’INDUSTRIA DELLA DIFESA EUROPEA
Nonostante le politiche di Bruxelles a sostegno dell’aumento della produzione interna e dei nuovi ordini intra-Ue, gli stati europei hanno continuato a importare armamenti da Washington.
“Sebbene le aziende europee abbiano incrementato la produzione di armi e il nuovo sostegno agli investimenti dell’Unione Europea per le industrie belliche degli Stati membri abbia portato a una serie di ordini intra-UE, gli Stati europei hanno continuato a importare armi dagli Stati Uniti nel 2021-25, in particolare aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea a lungo raggio”, ha spiegato Djokic. Allo stesso tempo, i maggiori fornitori europei hanno continuato a esportare la maggior parte delle loro armi al di fuori dell’Europa.
VARSAVIA MAGGIORE IMPORTATORE DI ARMI TRA I PAESI EUROPEI DELLA NATO
Scendendo nel dettaglio dei paesi, dopo l’Ucraina, Polonia e Regno Unito risultano i maggiori importatori in Europa negli ultimi cinque anni. La Polonia, che confina con Ucraina e Bielorussia, è il maggiore importatore di armi tra i paesi europei della Nato, rappresentando il 17% di tutte le importazioni di questa categoria. Ciò rappresenta il 3,6% delle importazioni totali di armi a livello mondiale.
CHI SONO I PRINCIPALI ESPORTATORI DI ARMI, USA IN CIMA ALLA CLASSIFICA
Per quanto riguarda invece i fornitori, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro posizione dominante nel mercato globale delle esportazioni di armi. La loro quota è passata dal 36% al 42% del totale.
Nello specifico, gli Usa hanno fornito il 42% di tutti i trasferimenti internazionali di armi nel periodo 2021-2025, rispetto al 36% del periodo 2016-2020. Secondo il report del Sipri, hanno esportato armi in 99 stati nel periodo 2021-2025, di cui 35 in Europa, 18 nelle Americhe, 17 in Africa, 17 in Asia e Oceania e 12 in Medio Oriente.
DI NUOVO ALL’EUROPA LA QUOTA MAGGIORE DELLE ARMI A STELLE E STRISCE
Per la prima volta in vent’anni, la quota maggiore delle esportazioni di armi statunitensi è destinata all’Europa (38%) anziché al Medio Oriente (33%). Ciononostante, il principale destinatario di armi statunitensi è l’Arabia Saudita (12% delle esportazioni di armi statunitensi), precisa il rapporto.
“Gli Stati Uniti hanno ulteriormente consolidato il loro predominio come fornitori di armi, anche in un mondo sempre più multipolare”, ha commentato Pieter Wezeman, ricercatore senior del Programma di Trasferimento di Armi dell’istituto di Stoccolma. “Per gli importatori, le armi statunitensi offrono capacità avanzate e un modo per promuovere buone relazioni con gli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti considerano le esportazioni di armi uno strumento di politica estera e un modo per rafforzare la propria industria bellica, come dimostra ancora una volta la nuova strategia “America First Arms Transfer” dell’amministrazione Trump”.
FRANCIA DIETRO AGLI USA
La Francia si colloca al secondo posto con il 9,8% delle esportazioni globali. L’export militare francese ha registrato un aumento del 21% tra il 2016-20 e il 2021-2025. La Francia ha esportato in 63 stati, con le quote maggiori destinate a India (24%), Egitto (11%) e Grecia (10%). Le esportazioni di armi francesi all’interno dell’Europa sono più che quintuplicate (+452%), ma quasi l’80% risulta destinato all’estero.
Nel complesso, la quota combinata delle esportazioni europee ha raggiunto il 28%, un valore pari a quattro volte quello della Russia e cinque volte quello della Cina. La quota di export militare di Mosca è scesa al 6,8% rispetto al 21% registrato prima dell’invasione dell’Ucraina nel 2022.
CRESCITA DELL’EXPORT MILITARE PER L’ITALIA
Infine, merita attenzione il dato tricolore. Le esportazioni di armi dell’Italia sono aumentate del 157%, passando dal decimo maggiore esportatore nel periodo 2016-20 al sesto nel periodo 2021-25. Oltre la metà delle esportazioni italiane è destinata al Medio Oriente (59%), mentre il 16% è andato in Asia e Oceania e il 13% in Europa.











