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VinFast, ecco come il Vietnam sgommerà con i Suv elettrici

VinFast

La casa automobilistica vietnamita VinFast ha consegnato in patria i primi modelli dei suoi Sport Utility Vehicle elettrico. Ma nel mirino di questa giovane realtà c’è l’Occidente. Ecco come e perché.

Fondata nel 2017 per volontà del conglomerato ucraino Vingroup, il più grande operante in Vietnam, VinFast è una giovane ma arrembante azienda automobilistica che sembra avere tutte le carte in regola per farsi conoscere ai quattro angoli del globo, specie in Occidente. E intende farlo, avendo realizzato i suoi primi SUV elettrici in collaborazione con Pininfarina e investito diversi miliardi per produrre auto direttamente negli States. Una mossa che alcuni avevano giudicato rischiosa ma che, a seguito delle restrizioni volute dalla Casa Bianca (potranno accedere agli incentivi ecologici solo i marchi che producono sul suolo USA), si potrebbe rivelare strategica. Ma andiamo con ordine. (Leggi anche: La SsangYong torna coreana. Al volante il conglomerato KG che finanzierà la transizione verso l’elettrico)

LE MOSSE DEI VIETNAMITI PER SBARCARE NEGLI USA

In piena estate la controllata Vingroup del miliardario vietnamita Pham Nhat Vuong aveva comunicato di aver dato incarico a Credit Suisse e a Citigroup di organizzare l’emissione di titoli di debito offshore per 2 miliardi di dollari ciascuna, per un totale di 4 miliardi, da investire per l’apertura di una gigafactory statunitense. Facendo un passo indietro, sono ormai parecchi mesi che si parla di una quotazione di Vingroup alla Borsa americana, operazione che sarebbe dovuta avvenire in questi mesi, strategicamente slittata al 2023 per l’estrema volatilità dell’ultimo periodo (la crisi pandemica prima, la guerra ora…).

VinFast, che dalla fondazione ha realizzato un solo modello, dal motore endotermico, per poi focalizzarsi interamente sulle propulsioni elettriche, ha del resto intenzione di non restare all’interno dei confini vietnamiti. Proprio quest’anno, tra gli stand del Mobile World Congress 2022, la grande fiera di Barcellona dedicata alla telefonia, spiccavano i Suv elettrici VF 8 e della VF 9 realizzati in collaborazione con Pininfarina. Palcoscenico e partnership lasciano intendere la crucialità dei nostri mercati per questo nuovo marchio, al momento sconosciuto ai più. Il suv elettrico più piccolo avrà due opzioni di pacco batteria per l’Europa (82 kWh o 87,7 kWh) mentre Il VF 9 avrà batterie da 92 kWh o 123 kWh, quest’ultimo uno dei pacchi più grandi mai visti nelle auto elettriche.

I NUMERI DI VINFAST

Il Mobile World Congress 2022 si è tenuto a inizio marzo, ma in pochi mesi la Casa vietnamita è passata dalle parole all’azione. Nella prima metà di settembre ha infatti iniziato le consegne del suo primo lotto di 100 veicoli ai clienti locali, mentre gli utenti statunitensi dovranno attendere solo qualche mese in più: la casa ha promesso di evadere i primi ordini già entro questo dicembre. E in un periodo in cui le catene produttive delle grandi case procedono a singhiozzo, complici l’assenza di chip, diverse chiusure per Covid che hanno continuato a riguardare proprio l’Asia e l’alto costo delle materie prime, il fatto che VinFast riesca a essere puntuale non era scontato.

Intanto, VinFast negli ultimi giorni è tornata a mostrarsi in Europa, all’interno dei padiglioni dell’Internationale FunkAusstellung (IFA) di Berlino. Un’altra fiera incentrata sulla tecnologia, più che sulle auto. È stata l’occasione per annunciare la sua strategia commerciale in Europa, che prevede entro la fine del 2023 un network iniziale di 50 concessionarie di cui 25 in Germania, 20 in Francia e 5 nei Paesi Bassi.

L’azienda ha registrato quasi 65.000 prenotazioni a livello globale e prevede di vendere 750.000 veicoli elettrici all’anno entro il 2026, a partire, appunto, da quei due SUV completamente elettrici, il VF8 e il VF9 apparsi tra smartphone, tablet e laptop suscitando la curiosità degli avventori delle fiere spagnole e tedesche dedicate a device hi-tech. Del resto, il CES di Las Vegas insegna che ormai il rapporto tra automotive e tecnologia si fa sempre più stretto, tanto da mettere in ombra i saloni dell’auto più rinomati.

“Il primo lotto di 5.000 unità di VF8 sarà destinato ai mercati degli Stati Uniti e del Nord America. La produzione di massa inizierà dalla prossima settimana”, ha dichiarato a Reuters Le Thi Thu Thuy, che dalla fine del 2021 è amministratore delegato globale di VinFast, dopo le improvvise dimissioni dell’e Ceo di Opel Michael Lohscheller, rimasto ai vertici del marchio per soli tre mesi.

 

Al momento il fulcro del piano industriale è lo stabilimento nella provincia settentrionale vietnamita di Haiphong. Ma lo sbarco negli USA è solo questione di tempo. Stando infatti alle ultime dichiarazioni rilasciate in merito, lo stato scelto per la gigafactory dovrebbe essere il North Carolina: là i vietnamiti intendono impiantare uno stabilimento dalla capacità iniziale prevista di 150.000 EV all’anno.

Operazione festeggiata dal presidente USA, Joe Biden, che durante il proprio mandato vuole rafforzare l’industria ‘green’ del Paese, coinvolgendo capitali esteri. VinFast, del resto, promette qualcosa come settemila posti di lavoro. Sul fronte commerciale, invece, il VF8 e il VF9 si faranno largo tra la concorrenza prevedendo la formula del leasing delle batterie per ridurre il prezzo di acquisto. Negli USA i listini partono rispettivamente da 42.200 e 57.500 dollari.

VINFAST PUO’ ACCEDERE AGLI INCENTIVI

Ma, soprattutto, la decisione di aprire uno stabilimento sul suolo americano fa rientrare il marchio vietnamita tra quelli che la Casa Bianca considera amici. La sua strategia di mercato si incardina infatti alla perfezione col nuovo Inflation Reduction Act, il corposo pacchetto di aiuti a sostegno dell’economia americana che contiene, tra le pieghe, norme protezionistiche volute dallo stesso presidente Biden per privilegiare i marchi che hanno una filiera di produzione, anche delle batterie per auto EV, prettamente o prevalentemente statunitense. Questi limiti stanno creando non pochi problemi alle Case coreane e nipponiche, che potrebbero dunque essere agilmente sorpassate da un outsider come VinFast.

I COLOSSI ASIATICI DELL’AUTOMOTIVE CORRONO AI RIPARI

Secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Yonhap, la sudcoreana Hyundai Motor Co avrebbe già deciso di anticipare la data della costruzione di un impianto di veicoli elettrici e batterie negli Stati Uniti già a partire da quest’anno.

A maggio Hyundai Motor aveva dichiarato che avrebbe iniziato a costruire il suo nuovo impianto in Georgia all’inizio del 2023 e che la produzione commerciale sarebbe iniziata nella prima metà del 2025 con una capacità annua di 300.000 unità. Ora, con l’intervento del pacchetto anti inflazione che introduce limiti di carattere territoriale per la fruizione degli incentivi all’acquisto delle auto EV, la sudcoreana si sarebbe convinta ad anticipare la data della costruzione.

Parallelamente, si stanno muovendo anche i giapponesi di Honda Motor che con i sudcoreani di LG Energy Solution Ltd hanno dichiarato che lavoreranno gomito a gomito a un nuovo impianto di batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici negli Stati Uniti. Prima di costruire l’impianto, le due società dovrebbero costituire una joint venture.

L’inizio della costruzione è previsto per l’inizio del 2023 e la produzione di massa per la fine del 2025. L’investimento per la joint venture nippo-coreana sarà di 4,4 miliardi di dollari, cifra analoga a quella messa sul piatto da Panasonic per costruire l’impianto che farà batterie per Tesla. L’obiettivo di Honda e LG è aprire una gigafactory dalla capacità produttiva annuale di circa 40 GWh, con le batterie fornite esclusivamente agli impianti Honda in Nord America per alimentare i modelli EV di Honda e Acura.

L’ubicazione dell’impianto non è ancora stata definita, ma il quotidiano economico Nikkei ha riferito che le due aziende stanno valutando l’Ohio, dove si trova lo stabilimento principale della Honda. Tempistiche che permetteranno alla startup vietnamita di competere ad armi pari con giganti asiatici che finora avevano detenuto enormi fette del mercato automobilistico statunitense.

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