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Mitsubishi Cina

Tutti i piani elettrici di Mitsubishi, che scappa dalla Cina

Dopo Jeep, anche Mitsubishi rescinde la jv con Gac per andarsene dalla Cina. La Casa nipponica ora punta tutto su Ampere?

Mitsubishi lascia la Cina. Non è un mistero che il mercato asiatico dell’auto, colonizzato finora da marchi esteri (che erano stati costretti dalle leggi di Pechino a instaurare jv con omologhi locali per produrre nel Paese), sia divenuto ostile.

NON È UN MERCATO PER MARCHI ESTERI

Le Case cinesi sono arrembanti, hanno appreso il know how, sono ingrassate grazie a sussidi e aiuti di Stato che ha investito 57 miliardi di dollari solo per lo sviluppo della tecnologia alla base dell’auto elettrica e adesso si preparano a conquistare il mondo. Ma intanto si riappropriano del proprio, gigantesco, mercato: a metà 2023 le immatricolazioni erano già superiori ai risultati annuali pre-Covid, avendo totalizzato le 24,9 milioni unità. Basti pensare che negli ultimi 10 anni il gruppo Volkswagen, tra i marchi occidentali che avevano presidiato con maggior attenzione il Paese asiatico, è passata dal 15 al 10 per cento della quota di mercato.

MITSUBISHI IN FUGA DALLA CINA

Le medesime difficoltà riscontrate dai marchi tedeschi le hanno sperimentate anche le Case giapponesi. Non ultima Mitsubishi che nelle ultime ore ha fatto sapere che, considerati gli “attuali e rapidi cambiamenti” del contesto operativo in Cina e delle difficoltà di mercato, ha deciso di interrompere la produzione locale di veicoli in modo definitivo.

Che il marchio giapponese stesse tessendo la propria exit strategy ormai era palese a tutti, dopo la sospensione decisa lo scorso marzo. Il risultato è che la joint venture con Guangzhou Automobile Group passerà sotto il controllo totale del partner cinese. Gac, che recentemente aveva visto sciogliersi pure la partnership con Jeep, assegnerà tutte le attività produttive al proprio marchio di auto elettriche Aion.

Le tre aziende fanno sapere che continueranno a collaborare solo per garantire servizi post-vendita ai clienti Mitsubishi. L’addio alla Cina comporta per i giapponesi la contabilizzazione di un onere straordinario di 24,3 miliardi di yen (circa 152,6 milioni di euro al cambio attuale) nell’esercizio fiscale al 31 marzo 2024.

ADDIO ALLA CINA MA NON ALL’AUTO ELETTRICA

Parallelamente, Mitsubishi investirà fino a 200 milioni di euro per diventare azionista della società del gruppo Renault dedicata alla mobilità elettrica, Ampere, andando dunque ad affiancare nell’azionariato la sua controllante Nissan, che ha già promesso di mettere a disposizione circa 600 milioni di euro.

L’alleanza tra Renault – Nissan e Mitsubishi era iniziata traballando ed era finita pure peggio, con l’arresto in Giappone del ceo Carlos Ghosn, accusato di frode fiscale per aver occultato parte dei suoi redditi. Ma questa nuova mossa sembra ridare vigore all’unione dei tre marchi, che recentemente era stata sottoposta al tagliando. Renault, Nissan e Mitsubishi assieme compongono un colosso industriale da 470.000 dipendenti. Ampere produrrà per la Casa dei tre diamanti un veicolo elettrico destinato al mercato europeo.

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