Mobilità

Tutte le sbandate dell’ideona Trenitalia-Alitalia

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L’analisi di Andrea Giuricin e Carlo Stagnaro sul progetto Fs-Trenitalia-Alitalia

La partecipazione di Ferrovie dello Stato alla cordata per rilevare Alitalia impone una verifica degli effetti che l’accordo avrà sulla concorrenza. Non sarà semplice decidere sulla questione. E l’Autorità rischia di doverlo fare senza un presidente.

L’ANNUNCIO DI DI MAIO SU FERROVIE E ALITALIA

Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha annunciato l’accordo per la partecipazione delle Ferrovie dello Stato alla cordata che dovrà rilevare Alitalia dall’amministrazione straordinaria.

I PRESUPPOSTI DELLA FUSIONE

Il presupposto dichiarato della fusione è la possibilità di sfruttare sinergie che, tuttavia, appaiono remote e che comunque potrebbero essere raggiunte semplicemente attraverso accordi commerciali. Se però l’operazione dovesse procedere, andrà notificata all’Autorità antitrust, la quale dovrà verificare che dalla concentrazione non sortiscano effetti anti-concorrenziali.

CHE COSA DEVE FARE L’ANTITRUST

Il Garante della concorrenza dovrà indagare gli effetti dell’accorpamento sul mercato dei servizi. Fsi, attraverso la sua controllata Trenitalia, esercita un monopolio sostanziale su quasi tutte le tratte a lunga percorrenza non in alta velocità, sulle quali l’aereo rappresenta sovente una possibile alternativa.

COME SI MUOVE TRENITALIA

In particolare, il servizio intercity è stato assegnato a Trenitalia senza alcuna gara e con un sostanzialmente aumento dei sussidi (oltre 300 milioni di euro l’anno). Sulla tratta più remunerativa, la Roma-Milano, Trenitalia compete da un lato con Italo, dall’altro col trasporto aereo. Sulla rete ad alta velocità, la società pubblica ha una quota di mercato stimabile nel 60-65 per cento.

LE QUOTE DI MERCATO

Per quanto riguarda invece i voli, Alitalia è in pratica il monopolista. Poiché la ferrovia assorbe all’incirca i tre quarti degli spostamenti, la quota di mercato congiunta delle due aziende è attorno al 70 per cento. Inoltre, la loro integrazione ridurrebbe da tre a due gli operatori sul mercato: l’unica alternativa a TrenAlitalia sarebbe Italo.

L’ALTA VELOCITA’

Molto simile sarebbe la situazione per altre tratte, dove Alitalia compete con l’alta velocità. È vero che l’Av ha preso quote di mercato sempre maggiori, ma il rischio che in importanti tratte domestiche vi sia un’alta concentrazione di mercato per TrenAlitalia, con indici di Herfindahl-Hirschman (comunemente utilizzati per misurare la concentrazione di mercato) anche superiori a 0,5, valore che corrisponde a un’elevata concentrazione.

IL RUOLO DELL’AUTORITA’

Di per sé, l’esistenza di una posizione dominante non implica l’abuso, ma con una dominanza tanto forte è verosimile che l’Autorità si troverà costretta a chiedere misure riparatorie, quali la rinuncia a un congruo pacchetto di slot aerei e tracce ferroviarie. Ma, in tal caso, la redditività dell’azienda risultante sarebbe ulteriormente erosa, rendendo la fusione ancora più difficile da giustificare e sempre meno attrattiva per gli eventuali partner nel processo. Va sottolineato che lo stesso Di Maio ha chiaramente identificato nella riduzione della concorrenza uno dei fattori dell’operazione: “se coinvolgiamo Ferrovie come partner tecnico (…) prendiamo uno dei principali concorrenti di Alitalia (…) Questo renderà appetibile il piano ai mercati e agli investitori”.

FRA ANTITRUST ED EFFICIENZE

La minore concorrenza sarebbe tollerabile, in un’ottica antitrust, solo se la fusione determinasse efficienze impossibili da raggiungere in altro modo, e se tali efficienze fossero trasferite in larga parte al consumatore. Ma, come ha già documentato in un precedente articolo, ciò è estremamente improbabile. Del resto, il fatto che non esistano precedenti di una fusione treno-aereo (mentre vi sono diversi esempi di accordi commerciali) suggerisce che le economie di scala e di scopo, se ci sono, sono assai scarse.

PROBLEMI DALL’INTEGRAZIONE VERTICALE

Vi è poi un secondo aspetto, che riguarda la natura verticalmente integrata di Fsi. Il gruppo ha in pancia società che erogano servizi (Trenitalia per i trasporti su ferro e Busitalia per quelli su gomma) e Rfi, che gestisce l’infrastruttura ferroviaria.

IL GARANTE E LE DIRETTIVE

Le direttive europee, la normativa nazionale e la regolazione di settore impongono che la rete operi in regime di separazione, per garantire neutralità e non determinare vantaggi indebiti a favore delle altre società. Nel passato, l’Antitrust ha più volte ipotizzato (e in alcuni casi accertato, per esempio contro Italo e contro Arenaways) abusi di posizione dominante legati proprio all’integrazione verticale.

I CASI E LE DICHIARAZIONI

L’ultimo caso, ancora in corso, risale a pochi mesi fa. In relazione alla fusione con Alitalia, il sospetto di possibili abusi nasce da alcune dichiarazioni dell’amministratore delegato di Fsi, Gianfranco Battisti. In una audizione presso la Commissione lavori pubblici del Senato, ha dichiarato: “Eviteremmo le sovrapposizioni che per Alitalia incidono tantissimo (…). Portare l’alta velocità dentro Fiumicino o dentro Malpensa e collegare l’asse trasversale del paese fino a Venezia, Milano, Brescia, Verona, Vicenza sarebbe fantastico e come pure Malpensa fino a Roma”.

TRA TRENITALIA E RFI

Il punto qui è semplice: l’eventuale fusione con Alitalia dovrebbe interessare la società di servizi, cioè Trenitalia. Tuttavia, in una sede istituzionale, il numero uno della capogruppo ha subordinato un investimento infrastrutturale (il collegamento in Av dei principali scali aeroportuali) a scelte commerciali della controllata, da cui la rete dovrebbe essere e rimanere rigorosamente separata.

VIOLAZIONE DELLE NORME?

In pratica, quella ipotizzata è una patente violazione delle norme dell’unbundling o di una separazione di fatto e un attacco alla ragione stessa della separazione societaria. Oltretutto, eventuali regimi speciali per la cassa integrazione o il pensionamento anticipato che riguardano uno degli attori su questo mercato, rischiano di distorcere ulteriormente la concorrenza, abbassando i costi del personale solo per un operatore.

 

Estratto di un articolo pubblicato su lavoce.info

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