Mobilità

Come la pandemia tamponerà il trasporto pubblico

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Che cosa succederà al trasporto pubblico locale? Il punto di Nunzio Ingiusto

“Se lei un domani avrà la responsabilità di governo, scriverà lei i decreti e assumerà lei le decisioni”. È stata la riposta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Bergamo alla giornalista di Tpi che gli chiedeva conto delle decisioni anti coronavirus per la zona.

Al di là delle ubbie di ogni giornalista al cospetto di potenti, la replica del capo del governo non fa piacere. Le domande, per quanto scomode, meritano sempre una riposta. Ed è trucco vecchio provare ad addossare all’interrogante responsabilità che in quel momento il malcapitato non ha.

Immaginiamo quando Conte si sentirà porre domande più stringenti rispetto alla martoriata Bergamo. Per esempio su come ci muoveremo nelle prossime settimane nelle nostre città. Su come andremo al lavoro, su come andremo a trovare i bistrattati congiunti riconosciuti per Dpcm. Tema assai rovente.

Muovetevi con i mezzi pubblici, dice la politica, giacché senza auto private stiamo respirando aria più pulita. Vero, almeno finora. Accessi contingentati alle stazioni, distanziamento di 1 metro sui mezzi e obbligo della mascherine, dicono le linee guida del ministero dei Trasporti.

Ma il mondo del trasporto pubblico locale che conosce meglio di chiunque altra cosa e come funziona la mobilità urbana è sulla sponda opposta a quella del governo e del comitato tecnico scientifico.

Dall’inizio del lockdown la domanda di trasporto è crollata del 50% con punte sino al 90% per la chiusura di uffici, negozi, scuole, Università. Le aziende hanno perso fino a 200 milioni di euro a mese.

Ma quando si ripartirà senza un piano organico di revisione degli orari è tanto altro per evitare i picchi, qualcosa ci dice che saranno migliaia coloro che si affideranno al mezzo privato. L’aria pulita li preoccuperà molto meno della certezza di raggiungere la destinazione del viaggio.

Bus, tram, metro, escono profondamente cambiati dalla crisi dell’epidemia nonostante l’80% degli spostamenti in città avvengano con auto private. La mancanza di smog a marzo e aprile non resterà tale, man mano che l’Italia tornerà alla normalità.

“Un punto cruciale – dice Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana– sarà definire regole certe e chiare su come si attua il distanziamento nei servizi di trasporto locale”.

Bisogna pensare subito ad una cabina di regia nazionale con articolazioni locali per adeguare i mezzi e contenere il fai da te dei pendolari con auto private. Non solo. Bisogna pensare allo stato dei mezzi, al numero delle corse, al personale, alle piste ciclabili, a tutto ciò che è mobilità. Meglio se sostenibile.

Se tutto resta fermo, l’aumento delle polveri sottili, il pericolo di nuovi malanni per effetto di scarichi e consumi di carburanti sono rischi reali.

L’associazione nazionale di settore Asstra ha chiesto aiuti economici per un minimo di 800 milioni di euro, ricorda ancora De Girolamo, per scongiurare il fallimento di molte società. Al 4 maggio pochi giorni e se a Conte porranno le domande sul tema, non potrà rispondere come a Bergamo. Ce lo auguriamo.

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