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Terminal Rinfuse Genova

Toti, Spinelli, Signorini e il porto di Genova. Cosa non si dice (anche sul caso Sid)

C'è anche un caso Sid (Sistema informativo del demanio marittimo) a latere del casotto sul porto di Genova? La lettera di Francis Walsingham

Caro direttore,

ti scrivo perché ho trovato molto interessante la copertura offerta da Start in merito a quella brutta vicenda tutta ligure. Ho particolarmente apprezzato poi come abbiate contribuito (e di aver io stesso contribuito) a far venire a galla non solo il “sistema” la cui esistenza è teorizzata dalla Procura, ma anche i protagonisti.

Come avete sottolineato su Start, tutto ruota intorno alla proroga trentennale per il terminal Rinfuse. «Una delibera truffa», la definisce Giorgio Carozzi, nominato dal sindaco Marco Bucci all’interno dell’organismo, mentre si sfoga al telefono inconsapevole di essere intercettato. Il tecnico – si legge oggi sul Sole 24 ore – è uno di quelli che da subito ha segnalato le forzature di quella proroga poi ottenuta da Spinelli a dicembre 2021. «Hanno preso talmente in tanti la stecca che facevano di tutto per farla passare», dice, «è una cosa allucinante da ogni punto di vista. Trent’anni di concessione a Spinelli, mettendoci la faccia, la credibilità, muovendosi anche Bucci a sostegno». Un’operazione che non avrebbe fatto altro che implementare il business di Spinelli: «All’aumento della concessione», continua nell’intercettazione Carozzi di cui leggo sul quotidiano confindustriale, «questo qui (Spinelli, ndr) si prende dai dieci ai cinquanta milioni in più, ma stiamo scherzando?».

I pm di Genova ipotizzano che l’imprenditore — assieme al figlio Roberto, che però ha detto di non condividere la scelta del padre di «versare soldi alla politica» — abbia elargito circa 74mila euro di finanziamenti verso Toti, allo scopo di ottenere la proroga per il terminal Rinfuse, agevolare le pratiche urbanistiche per il complesso Punta dell’Olmo a Celle Ligure, farsi assegnare gli spazi portuali dell’ex Carbonile Itar, del Carbonile Levante e un’area demaniale in uso al concessionario Autostrade. A ciò vanno aggiunte le presunte corruzioni di Spinelli verso Paolo Emilio Signorini, l’ex presidente dell’Autorità portuale.

Ma – come tu diresti – pare che Spinelli voglia “cojonare” magistrati e stampa visto che ieri, secondo i resoconti unanimi dei giornali, avrebbe in sostanza detto: Toti mi ha preso in giro, mi ha promesso e non ha dato. Bah. Un bel modo per dire che ho dato senza ricevere nulla. Furbissimo l’Aldo.

Però, ecco, a mio avviso c’è un lato “sistemico” di tutta la vicenda che resta scoperto: siamo davvero sicuri che, proprio come ho scritto poco sopra, quella “brutta vicenda” sia davvero “tutta ligure”?

Mi spiego: siamo nel 2024. Tra poco con il 5G un autista seduto a una centrale operativa a Tokyo potrà guidare da remoto un tir che percorre un’autostrada norvegese; un medico statunitense potrà teleguidare un robot ed effettuare una operazione a cuore aperto in Angola.

Ha senso dunque, data la pervasività della tecnologia, trattare certi affari illegali così ramificati, strutturati e complessi come espressione di potentati locali? Mi spiego ancora meglio così capirai dove voglio arrivare: davvero ci sono cose, nel 2024, che accadono a Genova, principale porto del Mediterraneo, senza che a Roma nessuno si insospettisca? Una domanda corollario sarebbe anche questa: ma sull’ex Bankitalia Signorini – messo al vertice dell’Autorità portuale e poi pure alla quotata Iren – a nessuno è venuto in mente a Genova se fosse davvero la personalità più adatta visto quanto le cronache negli anni precedenti avevano scritto su di lui per alcune sue – come dire? – passioni?

Ma lasciamo perdere e torno alla questione di cui ti volevo parlare. Come sai, ho lavorato una vita nei Servizi e a stretto contatto per alcuni anni con ambienti di Washington: intravedere intrecci, relazioni, ma anche rapporti causa-effetto è nella mia forma mentis. Perciò tutte quelle domande che ho scritto fin qui ieri sera le ho leziosamente poste a un amico – un esperto del ramo che fino a pochissimo tempo fa lavorava proprio nel settore portuale -, opportunamente invitato a casa per una bella cenetta. Come sempre accade una chiacchiera tira l’altra e, parlando di attualità, il discorso è immancabilmente scivolato sulle presunte ruberie liguri che hanno indispettito così tanto Aponte.

Abbiamo parlato dell’ex patron del Genoa (a proposito: la vuoi sapere una cosa sfiziosa che mi ha rivelato al dolce? Da sempre e fino a pochi anni fa se non eri genoano nel porto praticamente nemmeno ci potevi lavorare…), degli intrecci tra imprenditoria e politica, dei rendez-vous in rada sugli yacht senza cellulari a bordo… e lì ho iniziato a domandare: ma davvero si può muovere tanta ricchezza, si può manovrare a piacimento un motore economico come quello del porto di Genova, senza che a Roma nessuno si accorga di nulla?

Ed è così emerso che le autorità portuali “zeneisi” (genovesi) sarebbero sempre state piuttosto avare di comunicazioni con Roma, dimenticandosi spesso di compilare il Sid, il sistema informativo del demanio marittimo.

Tu qui obietterai, come ho fatto io: siamo in Italia, figurarsi se esiste una piattaforma online nazionale, che non chiuda i dati in silos locali e sia visibile a tutti, quando per restare sul tema dobbiamo ancora capire quanti sono i chilometri di costa dati ai balneari. Ecco, a quanto pare il sito esiste (ti lascio il sito così puoi giochicchiarci) ed è un piccolo gioiellino che teoricamente permette a chiunque di essere aggiornato costantemente sulle concessioni che insistono su beni che, non dimentichiamolo, sono pubblici.

Il mio amico, che di queste cose se ne intende, mi ha detto che il Sid che viene ogni anno migliorato come funzionalità pare sia quasi del tutto vuoto. Una sorta di cattedrale del deserto nell’era dell’informatica. I tecnici dell’Autorità portuale insomma non avrebbero mai trasmesso al sistema informatico del Ministero delle Infrastrutture i dati dei concessionari: chi sono, quanto spazio occupano e quanto pagano. Ora, se fosse vero, questo mette sul campo diversi interrogativi: anzitutto, se Genova non parla, com’è che Roma non chiede? Se io contribuente mi dimentico di compilare la dichiarazione dei redditi, il Fisco mi piomba addosso come un rapace, no?

Delle due l’una: o nessuno controlla, o tutti sapevano. Tertium non datur, dicono quelli che hanno fatto le scuole alte. O forse sì perché potrebbe esserci un terzo caso: il Sid potrebbe essere vuoto. Non contenere alcun dato di nessun porto. E il sistema Genova potrebbe riguardare un po’ tutte le città che hanno uno sbocco sul mare.

Non riuscendo a prendere sonno ho anche dato una occhiata al sito del Porto di Genova, nella parte relativa alla pubblicazione degli atti sulle concessioni: come ti sembra? Aggiornata e movimentata come ci si aspetterebbe da un porto operoso e affaccendato?

Il mio amico mi ha detto che i genovesi amano il loro porto, si identificano da sempre con quelle banchine, i giovani ricordano con orgoglio i nonni “camalli” (scaricatori). Ci sono pure alcune canzoni dialettali, mi ha detto il mio amico, che rievocano i fasti di un tempo (una fa così: e a niätri figgieu ne divan fortûnae perché inte quello porto louava nostro poae nisciûn o peu smentî ch’a l’ëa propio coscì ma quanta penn-a òua a pä tûtta ‘na foua, o porto önô de Zena pe quanti o l’ëa o pan pensae invece òua nisciûn gh’ha ciû ûn doman, traducibile in: E a noi bambini dicevano fortunati perché in quel porto lavorava nostro padre nessuno può smentire che fosse proprio così ma quanta pena ora sembra tutta una favola, il porto onore di Genova per quanti era il pane pensate invece ora nessuno ha più un domani). Possibile che i genovesi non abbiano diritto a maggiore trasparenza? E con loro tutti gli italiani?

Ti lascio con tutti questi dubbi e mi rituffo nella lettura dei giornali (visto che da pensionato è una delle poche attività che mi rimangono perché la palestra mi annoia).

Tuo,

Francis

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