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Terminal Rinfuse Genova

Cos’è il Terminal Rinfuse di Genova (al centro dell’inchiesta su Toti, Signorini e Spinelli)

Lo storico approdo di Genova delle merci solide alla rinfusa, il Terminal Rinfuse, risulta il fulcro dell'inchiesta che ha decapitato i vertici regionali della Liguria (e non solo...)

Secondo la principale emittente ligure, Primocanale, che vede il proprio editore tra gli indagati nell‘inchiesta che ha portato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ai domiciliari per avere accettato – l’ipotesi inquisitoria – da Aldo (in foto) e Roberto Spinelli le promesse di vari finanziamenti e ricevuto complessivamente 74.100 euro a fronte dell’impegno di oliare determinate pratiche, tra cui il rinnovo per la concessione del Terminal Rinfuse (qui gli stralci di alcune telefonate agli atti) “torna il costante tormentone che affligge lo scalo: la carenza di spazi, la fame imprenditoriale di aree su cui investire e operare per accogliere i traffici che bussano costantemente alla porta. Quante volte – si legge sul sito di Primocanale -, Aldo Spinelli, nelle nostre interviste, ha lamentato la carenza di metri quadrati preziosi. E proprio questo punto sarebbe al centro di una delle accuse a carico dell’imprenditore ultra ottantenne, che ha fatto la storia del porto di Genova”.

IL WATERFRONT DELL’INCHIESTA SU TOTI & CO

Come si diceva, Giovanni Toti per la Procura avrebbe anche assunto l’impegno con gli Spinelli di “velocizzare e approvare la pratica di rinnovo per trent’anni della concessione del Terminal Rinfuse alla Terminal Rinfuse Genova” (Trge), controllata al 55% da Spinelli e partecipata al 45% da Msc di Gianluigi Aponte. A Signorini, come si vedrà a breve nel dettaglio, viene contestato di essersi impegnato “ad accelerare la calendarizzazione della pratica (di Trge, ndr) in Comitato di Gestione”.

COS’È IL TERMINAL RINFUSE

Qualunque genovese sa che con quel nome inglese si indica lo storico approdo delle merci solide alla rinfusa, noto in passato per gli alti monticelli di carbone, almeno finché è stata attiva la centrale Enel. Oggi movimenta caolino, sabbie e granaglie. Sul sito di Trge si leggono informazioni utili a comprendere il valore di quel gate, passaggio obbligato per moltissime merci: “Terminal Rinfuse Genova, situato nel cuore del Porto è il gate di accesso per i prodotti alla rinfusa e non solo, che transitano da e per il Nord Italia”.

Ma qual è il core business? “Consiste nella fornitura di operazioni portuali quali sbarco, imbarco, stoccaggio e ricarico su automezzi, sia cassonati che cisterna, per i prodotti alla rinfusa quali carbone, sale da disgelo, sabbie silicee, cemento e nel recente passato altri tipi di rinfuse tra cui prodotti agroalimentari, fertilizzanti, minerali di vario genere, prodotti siderurgici, project cargo, ecc.”.

E, ancora: “Dal 1994 operiamo sulle banchine: Rubattino, San Giorgio ed Ex Idroscalo come unico Terminal rinfusiero del Porto di Genova. Da luglio 2017 siamo entrati nella compagine sociale del Gruppo Spinelli, capitanato dalla famiglia Spinelli”.

Quanto alle specifiche più tecniche: “Il Terminal si sviluppa su una superficie totale di circa 98.000 mq ed è dotato di tre banchine con pescaggi fino a 11,58 m, con un totale di circa 800 metri lineari di approdo e due magazzini coperti per una superficie pari a 15.000 mq”.

Sempre il sito ufficiale informa: “Siamo concessionari in esclusiva dell’unica area all’interno del Porto di Genova autorizzata alla movimentazione di merci alla rinfusa. Il Terminal è dotato di 4 gru con portata da 12 a 70 tonnellate e più di 2.500 metri di nastri trasportatori, con macchine di messa a parco, ripresa e impianti per la caricazione di automezzi. P.te San Giorgio e P.te Rubattino sono dotate di sistemi di pesatura e lavaggio degli autotreni in uscita. Numerosi mezzi di terra concorrono all’operatività: 9 Pale gommate, 4 carelli elevatori da 4 a 32 ton, 2 escavatori, 1 autobotte e 1 minipalagommata”.

IL RINNOVO DELLA CONCESSIONE DEL TERMINAL RINFUSE

Sotto la lente degli inquirenti ciò che accadde nel capoluogo ligure nell’estate-autunno del 2021, quando la società controllata da Spinelli fece domanda per il rinnovo della concessione. L’anno successivo, ricorda Il Sole 24 Ore, “a dispetto della partnership con Msc, che si stava espandendo nel porto di Genova, quando il fondo Icon lascia la sua partecipazione nel gruppo Spinelli, u sciù Aldo opera in modo che la quota (del 49%) vada ai tedeschi di Hapag Lloyd: un modo per garantirsi l’indipendenza dalla compagnia italosvizzera”.

Anche se non ha a che fare con la vicenda giudiziaria, serve approfondire il punto. Nel febbraio del 2023 The Medi Telegraph scriveva: “È stato siglato all’inizio della scorsa settimana, e suggellato da una visita di Roberto e Aldo Spinelli a Gianluigi Aponte nel suo ufficio di Ginevra, l’accordo tra i gruppi Msc e Spinelli per la gestione delle aree sotto la Lanterna del porto di Genova. Dopo le tensioni dei mesi scorsi, questo incontro tra numeri uno torna a dare propulsione al progetto del porto in linea, il mega polo dei container previsto nel bacino di Sampierdarena e in ragione del quale si sta tra l’altro realizzando la prima parte della nuova Diga foranea del porto, con un investimento pubblico da quasi un miliardo. Il nodo era la gestione del Terminal Rinfuse, partecipato da Spinelli al 55% e al 45% da Msc. A settembre, in un quadro già teso sempre per questioni di aree e mancanza di spazi, Spinelli chiude il contratto per l’ingresso nel suo gruppo al 49% della compagnia tedesca Hapag Lloyd, alla scadenza dei sette anni di investimento del fondo Icon – quota che per anni in porto tutti davano per certo finisse in mano a Msc. A quel punto, per Msc e Spinelli diventa necessario trovare una convivenza sul Terminal Rinfuse, 134 mila metri quadrati senza cui non è possibile realizzare il polo container di Sampierdarena, perché il compendio si trova proprio tra la concessione di Msc (Terminal Bettolo) e quella di Spinelli (Genoa Port Terminal)”.

“Dopo mesi di tessiture, il risultato è questo: il Rinfuse farà parte del polo, su cui i due gruppi si impegnano a investire 800 milioni per movimentare un traffico di 3 milioni di container da 20 piedi. Sul tavolo ci sarebbero 400 milioni di investimenti a testa e 1,5 milioni di teu di traffico generato. L’accordo di conseguenza prevede una gestione in condominio del Terminal Rinfuse, fondamentale per poter giustificare anche ai riempimenti delle Calate Giaccone, Concenter (vincolata dalla Soprintendenza) e Ignazio Inglese così da trasformare l’attuale pettine di banchine e specchi acquei in un unico grande molo lungo quasi due chilometri”.

Ma siamo andati troppo avanti con la storia. Quella giudiziale, almeno, si concentra su ciò che accadde nei mesi che vanno dalla fine dell’estate alla fine dell’anno 2021, il periodo insomma in cui c’era in ballo la richiesta avanzata dagli Spinelli.

TUTTI GLI OSTACOLI ALLA CONCESSIONE DEL TERMINAL RINFUSE

“I punti spinosi – ricostruisce la testata sul trasporto marittimo Shipping Italy – erano molti, tanto che la pratica si trascinò per mesi, chiudendosi solo a fine anno.” Insomma, per gli inquirenti gli Spinelli avevano bisogno di referenti politici e amministrativi che li aiutassero a oliare l’iter e, sempre per la Procura, li avrebbero trovati proprio ai vertici di Regione Liguria e dell’Autorità Portuale.

“All’epoca – spiega il sito di settore – vigeva ancora il divieto di doppia concessione (previsto dall’articolo 18 comma 7 della legge n.84 del 1994), che in teoria avrebbe impedito a un terminalista già concessionario di beneficiare di una seconda concessione destinata alla movimentazione della medesima merceologia. Eppure il piano di impresa presentato da Terminal Rinfuse Genova per il rinnovo fu approvato, malgrado, a suggello del cambio azionario avvenuto pochi anni prima, valorizzasse il parziale cambio di destinazione d’uso (l’adeguamento tecnico funzionale ottenuto nel 2019) puntando principalmente sui rotabili (con previsioni di traffico inferiori a quanto poi realizzato), che tanto Spinelli quanto Msc movimentavano (e movimentano) anche su altre aree del porto.”

“Altro aspetto controverso – riporta sempre Shipping Italy – e collegato al precedente riguarda la durata. Vero che l’Adsp ridusse a 30 anni l’originaria richiesta di 40 ma l’orizzonte appariva comunque lungo per un’area che, in ragione della nuova diga foranea, sarà destinata a cambiare radicalmente destinazione d’uso a favore dei container. Ragion per cui, secondo alcuni osservatori, sarebbe stato opportuno un rinnovo più di breve termine, in vista di una messa a gara organica una volta completati i lavori del nuovo molo frangiflutti. Tanto che per rispondere a tale criticità una clausola ad hoc fu inserita in limine mortis, anche se favorevole per il concessionario. Che non tardò in effetti a darvi seguito, monetizzando e candidandosi alla gestione di un nuovo maxi terminal container da 360mila mq e banchina lineare di 1,8 km.”

“Infine contestuale al rinnovo di Terminal Rinfuse Genova fu il rigetto dell’istanza su parte delle medesime aree presentata da Superba (società del Gruppo Pir), con l’accoglimento di lì a poco della richiesta di quest’ultima di trasferirsi a Ponte Somalia, fonte come è noto di un’ingarbugliata vicenda ancora lungi dal concludersi (pendono cinque ricorsi al Tar, almeno due esposti in Procura e una farraginosa procedura autorizzativa).”

LA RICOSTRUZIONE DELLA CORRUZIONE

Questi insomma i problemi all’epoca sul tappeto. L’ipotesi accusatoria che avrebbe portato le autorità preposte a ignorarli a favore degli Spinelli è ricostruita su Repubblica: “Alla fine del 2021, pur di aggiudicarsi la concessione del Terminal Rinfuse per 30 anni con la società di cui ha la maggioranza (55%) e il suo socio è Gianluigi Aponte di Msc con Itaterminaux (45%), Spinelli, secondo le carte della procura, trasforma la vita del presidente dell’Autorità Portuale Paolo Emilio Signorini in un’eterna vacanza: soggiorni a Montecarlo con massaggi in camera, biglietti per i tornei di tennis più esclusivi, migliaia di euro in fiches nei casinò di Las Vegas e pure un finanziamento per il matrimonio della figlia visto che Signorini (stipendio annuo da 230 mila euro) dice di essere rimasto senza soldi”.

CHI È PAOLO EMILIO SIGNORINI

Qui entra in gioco un altro imputato eccellente: Paolo Emilio Signorini, investito dall’inchiesta quando ormai ha cambiato carica per ricoprire quella di amministratore delegato di Iren, con relativo inciampo borsistico (dopo il crollo iniziale, il titolo ha recuperato per chiudere con un passivo del 2,6%) della ex municipalizzata torinese, oggi multiutility gestita da Genova, Torino e Reggio Emilia (il capoluogo ligure è azionista di riferimento con un pacchetto del 23,615%, esercitato tramite la controllata Fsu-Finanziaria Sviluppo Utilities, seguito dal capoluogo piemontese tramite la Finanziaria Città di Torino Holding, con il 18,527 e dal comune di Reggio Emilia, con l’8,376) attiva nei settori dell’energia elettrica, del gas, dell’energia termica per teleriscaldamento, della gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali e dei servizi tecnologici. La società, è necessario sottolinearlo, è del tutto estranea ai fatti.

“Un uomo di totale fiducia per Genova”, oggi ricorda maliziosamente il quotidiano di Confindustria a proposito di Signorini. “Così, lo scorso agosto, i più critici salutavano la designazione di Paolo Emilio Signorini ad amministratore delegato di Iren, in sostituzione di Gianni Armani, passato ad Enel”.

Al netto delle accuse, tutte da dimostrare, della Procura, “il curriculum di Signorini non era certo di basso profilo, ma più da funzionario di stato, sottolineava invece chi gli era più vicino. Formazione giuridica, studi a Yale, aveva iniziato la carriera alla Banca d’Italia e al ministero dell’Economia, per poi approdare nel 2008 alla presidenza del Consiglio dei ministri a supporto, tra l’altro, delle scelte del Cipe su infrastrutture e trasporti. Poi – come ricorda sempre Il Sole 24 Ore – una parentesi al Mit, tra il 2013 e il 2015, dove però la scarsa sintonia con il ministro Graziano Delrio lo aveva portato a valutare alternative: prima il neo governatore della Liguria Toti lo aveva chiamato come segretario generale della Giunta, poi nel 2016 Signorini era diventato presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale. Un incarico ricoperto per sette anni, durante i quali si era occupato di dossier cruciali per il territorio, uno su tutti la gara più importante di tutto il Pnrr italiano, la Diga Foranea di Genova”.

LE TELEFONATE CHE RIGUARDANO SIGNORINI

Fatta questa parentesi torniamo alla ricostruzione dei fatti di Repubblica e alla presunta attività illecita degli Spinelli per mantenere il dominio sul porto: “Signorini è dalla sua parte ma per ottenere la concessione bisogna convincere un riottoso membro del board portuale, Giorgio Carozzi, rappresentante del sindaco di Genova Marco Bucci“.

“Così Spinelli telefona al socio Aponte a Ginevra: «Io lotto da solo! lei non m’aiuta ma io…lotto a tutte le maniere eh! con…contro tutti perché se non passa i trent’anni guardi che andiamo…noi… ci… ci prepariamo con gli avvocati e andiamo in tribunale!…perché è impossibile che dopo due anni che noi stiamo dietro, che c’è il comitato approvato e tutto, che ci sia questo Carozzi…questo ex giornalista che votano contro…veda di parlare lei col sindaco perché è…è l’uomo del sindaco, ha capito?».”

“Carozzi che qualche settimana prima si opponeva all’ipotesi ritenendola frutto «della corruzione di Signorini… una porcata….piuttosto mi dimetto», cambia idea dopo la telefonata di Bucci. Ecco come la procura ricostruisce l’episodio accaduto a fine novembre 2021: «Gianluigi Aponte chiamava Aldo Spinelli e gli riferiva di aver parlato con il Sindaco Bucci, il quale lo aveva rassicurato che era tutto a posto e che avrebbe dato istruzioni per trent’anni (“…Guardi, mi ha detto: “Stia tranquillo, darò istruzioni per trent’anni… Finito!”)».”

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