Le prime conseguenze della forte inchiodata nelle vendite in Europa delle auto elettriche di Tesla potrebbero vedersi alla gigafactory di Berlino, la sola che Elon Musk per ora ha deciso di installare nel Vecchio continente sulla quale, peraltro, da settimane si rincorrono voci persino di una sua prossima chiusura.
TESLA HA RIDOTTO IL PERSONALE DI BERLINO?
Voci che hanno ripreso slancio e vigore quando un quotidiano autorevole come il tedesco Handelsblatt ha diffuso la notizia secondo la quale la Casa di Austin avrebbe ridotto la forza lavoro nello stabilimento appena fuori Berlino, a Gruenheide, di circa 1700 unità, portando il totale a 10.703 lavoratori.
COSA RIPORTANO I MEDIA
Il ridimensionamento, mai riferito ai media e avvenuto evidentemente sotto silenzio, si evincerebbe dalla comparazione di un documento interno che invita il personale a eleggere i propri rappresentanti del consiglio di fabbrica con un altro, analogo, datato 2024 in cui il totale dei chiamati alle “urne” ammontava però a un 14% in più rispetto all’organico attuale.
IL MOTORE ELETTRICO DI TESLA SINGHIOZZA?
Non è del resto un mistero che l’auto elettrica americana abbia smesso di correre nel Vecchio continente: secondo gli ultimi dati mensili disponibili, in attesa di quelli complessivi, lo scorso dicembre in Francia le immatricolazioni della casa automobilistica di Musk registrate da La Plateforme automobile hanno totalizzato il 66% in meno rispetto all’anno precedente, fermandosi ad appena 1.942 nuove targhe.
Fa rumore soprattutto la contrazione registrata in Svezia, con le immatricolazioni dicembrine cristallizzate a sole 821 auto elettriche americane immatricolate in diminuzione del 71% rispetto al medesimo periodo del 2024. Numeri che hanno portato a un calo annuale complessivo del 70% nel 2025, secondo i dati di Mobility Sweden.
In Spagna le vendite di nuove auto a marchio Tesla sono diminuite del 44,2% rispetto a dicembre 2024, con 1.794 veicoli venduti, secondo i dati sulle immatricolazioni pubblicati dal gruppo industriale Anfac. Per quanto riguarda l’intero 2025, le nuove targhe apposte sulle auto elettriche della Casa di Austin hanno subito un rallentamento del 4% rispetto all’anno precedente.
Spostandosi di qualche chilometro, in Portogallo le immatricolazioni sono scese del 12,7%, raggiungendo le 1.207 unità, secondo l’associazione dell’industria automobilistica del Paese Acap, con un crollo del 22,3% complessivo nel 2025 che si ferma a 7.585 unità.
L’AUTO DI MUSK CORRE SOLO IN NORVEGIA
La sola eccezione continua a essere la Norvegia, mercato dove Tesla ha registrato un aumento dell’89% su base annua a dicembre, raggiungendo 5.679 veicoli immatricolati. Un dato che consente alla Casa di auto elettriche di raggiungere un nuovo record annuale nel Paese in cui oramai detiene una quota di mercato superiore al 19%.
Allargando lo zoom, però, la quota di mercato europea nelle mani di Elon Musk risulta scesa all’1,7%, in deciso calo rispetto al 2,4% registrato tra gennaio e novembre 2024 in Europa, Gran Bretagna e Associazione Europea di Libero Scambio.
E PER IL 2026?
Pesano inoltre sulle prospettive a corto e medio termine l’assenza di novità in listino, perciò le speranze dei fan del marchio texano – e soprattutto degli azionisti – sono legate al debutto del robotaxi Cybercab, veicolo a due posti completamente privo di volante e pedali, concepito esclusivamente per il servizio di trasporto autonomo che tuttavia farà storia a sé non essendo pensato per la vendita tradizionale al pubblico, ma come auto di servizio.
MODELLI TRAVOLTI DA RITARDI CONTINUI
Nelle concessionarie Tesla potrebbero invece affacciarsi infine la Roadster 2.0 e la possibile Model 2: si tratta in entrambi i casi di modelli la cui uscita non è stata ufficializzata. Il primo fu annunciato nel 2017 e rinviato di anno in anno, tra promesse sempre più mirabolanti, mentre la Model 2 – se mai si concretizzerà, non è nemmeno chiaro se sia effettivamente nella pipeline aziendale – dovrebbe essere la risposta americana alle auto cinesi low cost, riuscendo a offrire prezzi di listino maggiormente contenuti rispetto alla gamma attuale (si parla di circa 25mila euro).
BYE BYE CYBERTRUCK
Sembra invece ormai certo che il Cybetruck non arriverà mai in Europa per via delle sue caratteristiche che lo rendono inidoneo all’omologazione. Un bel problema per Tesla che già per ciò che concerne il mercato statunitense contava in vendite decisamente maggiori rispetto a quelle registrate fin qui.
TESLA NEGA LICENZIAMENTI A BERLINO
Insomma, con le contrazioni subite nel corso del 2025 e il 2026 che si preannuncia di transizione, non sarebbe poi così anomalo un ridimensionamento della forza lavoro di Berlino, tanto più se si considera che lo scorso anno l’auto elettrica più venduta in Germania non sia stata Tesla bensì Volkswagen.
Parallelamente si fanno meno concrete, specie tenendo in filigrana quanto appena detto circa il prossimo futuro, pure le notizie – mai confermate – sull’apertura di altre gigafactory europee che diedero inizio nel 2022 al famoso corteggiamento del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini a Elon Musk, via X.
A ogni modo Tesla ha deciso di prendere carta e penna per negare quanto riportato dai media tedeschi circa i ridimensionamenti della gigafactory alle porte di Berlino. La comunicazione una volta tanto non è arrivata via social da Musk in persona ma dall’ufficio stampa della Casa dell’auto elettrica per antonomasia che, come riporta Reuters, parla in merito di fluttuazioni “del tutto normali” tra gli addetti temporanei nel corso dei primi quattro anni di vita dell’impianto.
“Rispetto al 2024, non c’è stata alcuna riduzione significativa del personale a tempo indeterminato. Né ci sono piani in tal senso”, la ferma replica di Tesla alle indiscrezioni di stampa mentre viene ribadito che anche il rateo produttivo è quello di sempre. Del resto si sa che Musk ama fare le cose in grande stile e mai sotto banco, pure quando si tratta di licenziare come dimostrano i suoi trascorsi al Doge o appena approdato a Twitter. L’ultimo importante ridimensionamento noto in Tesla risale all’aprile 2024, quando Musk comunicò ai dipendenti che avrebbe licenziato oltre il 10% della sua forza lavoro.







