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Cosa farà Stellantis tra Italia, Canada e Germania

Carlos Tavares

Dopo la gigafactory di Termoli, Stellantis pensa di aprirne una in Canada. E firma accordi sul litio in Germania. In Italia, invece, 800 uscite incentivate negli stabilimenti in Piemonte. Tutti i dettagli

 

Stellantis, il produttore automobilistico nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Psa, procederà con oltre ottocento uscite incentivate di lavoratori dallo stabilimento di Grugliasco e dalla Carrozzeria Mirafiori, entrambi in Piemonte. Lo farà, scrive il Sole 24 Ore, attraverso degli “accordi sindacali per anticipare la pensione oppure con contratti di espansione che prevedono una nuova assunzione ogni tre uscite”.

L’accordo sindacale è già stato raggiunto per 260 addetti (160 a Carrozzeria Mirafiori e altri cento a Grugliasco); per gli altri 550 c’è ancora una discussione in corso, anche se – spiega il quotidiano – “la strada è tracciata”.

LE PAROLE DI PALOMBELLA (UILM)

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha parlato di “effetti preoccupanti, come il processo di internalizzazione che scarica il problema sui lavoratori che restano fuori. C’è stata un’accelerazione che non è governata. Bisogna tenere presente cosa producono i nostri stabilimenti in questo momento, e il cambio di tecnologia crea problemi sia alle lavorazioni sia alla componentistica”. Nello stabilimento di Grugliasco si realizzano Maserati, ma i volumi sono in calo.

IL PIANO DI STELLANTIS

Il Sole 24 Ore spiega anche che nei piani di Stellantis c’è il trasferimento delle attività di assemblaggio auto allo stabilimento di Mirafiori, dove già si produce un modello di Maserati (il SUV Levante), oltre alla Fiat 500e, elettrica.

Di recente, la società ha annunciato che costruirà in Italia, a Termoli, la sua terza fabbrica di batterie per le auto elettriche (gigafactory) in Europa, in aggiunta alle due già programmate in Francia e in Germania.

Come spiegava a Start Magazine il giornalista Ugo Bertone, la scelta del sito di Termoli – dove si producono motori termici – è coerente con la strategia di Stellantis per la creazione di un distretto automobilistico integrato nel centro-sud Italia.

 UNA GIGAFACTORY IN CANADA?

Stellantis vuole che, entro il 2030, i veicoli elettrici arrivino a rappresentare più del 70 per cento delle sue vendite in Europa e più del 40 per cento di quelle in America del nord. Per questo motivo, in aggiunta alle tre fabbriche di batterie sul suolo europeo, ha intenzione di realizzarne altre due in Nordamerica.

Non è ancora chiaro esattamente dove verranno costruite, però. “Almeno una sarà negli Stati Uniti”, ha dichiarato mercoledì l’amministratore delegato Carlos Tavares, durante una conferenza stampa a Detroit. L’altra, ha aggiunto, potrebbe essere in Canada, forse nelle province del Québec o dell’Ontario.

PERCHÉ IL CANADA

Il ministro canadese dell’industria, François-Philippe Champagne, ha detto che ci sono delle trattative in corso con Stellantis, ma non ha fornito dettagli.

Il Canada vorrebbe diventare un anello fondamentale delle nuove catene del valore della mobilità elettrica – abbracciata dalle case automobilistiche e incentivata dai governi, per raggiungere gli obiettivi sul taglio delle emissioni di gas serra – e punta ad attirare sul proprio territorio produttori di veicoli e componentistica e società chimiche.

Il ministro Champagne ha detto che il Canada è “benedetto dalla geografia, da un pool di talenti, e abbiamo i minerali critici”. Ottawa, cioè, è geograficamente prossimo agli Stati Uniti, è già ben inserito nell’industria automobilistica americana e possiede anche le materie prime necessarie alla produzione di batterie: nichel, litio, grafite, cobalto. Il governo canadese ha destinato 46,4 milioni di dollari di fondi in tre anni allo sviluppo delle riserve di questi e di altri metalli cruciali per la transizione energetica.

Quello che manca al paese è la capacità di lavorare i minerali grezzi per trasformarli in materiali utili alla produzione di batterie.

COSA VUOLE VENDERE STELLANTIS IN NORDAMERICA

Entro il 2030 il 40 per cento dei veicoli venduti da Stellantis in Nordamerica dovranno essere elettrici. Il governo canadese ha detto che entro il 2035 tutti i veicoli leggeri venduti nel paese dovranno essere a emissioni zero. Ma i canadesi – così come gli statunitensi – acquistano soprattutto veicoli grandi, come i pick-up.

Stellantis inizierà a produrre Jeep e pick-up Ram Trucks elettrici, che saranno disponibili sul mercato nel giro di qualche anno. Per potersi affermare, però, questi mezzi dovranno vincere le preoccupazioni degli automobilisti nordamericani, abituati a percorrere ampie distanze e quindi particolarmente sensibili alla durata delle batterie e all’autonomia di guida.

ACCORDI SUL LITIO CON GERMANIA E CALIFORNIA

La transizione all’elettrico, oltre alla questione di riconversione manifatturiera, ha imposto ai produttori di veicoli di ripensare le loro catene di approvvigionamento per garantirsi forniture sicure delle nuove materie prime necessarie: ad esempio il litio per le batterie. La Cina concentra circa il 69 per cento della produzione globale di batterie agli ioni di litio, e ne domina anche l’estrazione dalle miniere e la lavorazione.

In questo senso, stando a fonti sentite da Reuters, Stellantis ha firmato due memorandum d’intesa con altrettante aziende in California (Controlled Thermal Resources) e in Germania (Vulcan Energy Resources) per la fornitura di litio da salamoie.

Vulcan – che opera nella Foresta nera, nel sud-ovest della Germania – aveva annunciato investimenti per 1,7 miliardi di euro in impianti per l’estrazione di litio in territorio tedesco, con l’obiettivo di arrivare a 55mila tonnellate all’anno.

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