Lo scorso anno Mirafiori, impianto storico nel portafogli Stellantis, ha tagliato il ragguardevole primato di 18 anni di cassa integrazione, come ben raccontato dai sindacati. Il “piano Italia” sventolato dall’Ad Antonio Filosa sotto al naso della classe politica per qualche mese aveva fatto pensare che la situazione si fosse finalmente sbloccata. “Stellantis, l’annuncio di Filosa: 400 assunzioni a Mirafiori da febbraio“, titolava infatti qualche tempo fa il TgR piemontese. “Mirafiori riaccende i motori con la 500 ibrida: 100mila vetture nel 2026 e 400 assunzioni“, veniva enfatizzato in un altro servizio sempre della Rai.
SIAMO SICURI CHE MIRAFIORI SIA RIPARTITA?
Ma che Mirafiori non stesse ripartendo Start Magazine lo aveva ampiamente documentato nelle passate settimane, dopo che lo stesso Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, aveva ammesso: “Non so dire se raggiungeremo le 100 mila unità. Dipende dalla dinamica di mercato”.
Insomma, anche con la 500 ibrida Mirafiori potrebbe procedere col freno a mano tirato. RaiNews peraltro sottolineava che Cappellano avesse anche confermato che a Mirafiori non arriverà nessun nuovo modello dei 60 annunciati, più 50 restyling: a Torino si continuerà quindi a produrre solo le 500 ibride ed elettriche.
QUATTRO SETTIMANE DI FERIE
E adesso la doccia fredda: Mirafiori va in ferie. Da cosa non è dato saperlo, dato che ormai sono quasi due decadi che procede a singhiozzo. L’ultimo stop di sei giorni era legato alla mancanza di componenti dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Dopodiché il reparto Carrozzerie si farà quattro settimane di ferie al posto di due, con buona pace della corsa che si sarebbe dovuta fare nella seconda metà dell’anno proprio per non mancare il target delle 100mila 500 nelle sue versioni ibrida ed elettrica.
Linee di montaggio paralizzate per tutta l’ultima settimana di luglio e per le prime tre di agosto, una chiusura per ferie cui gli italiani non sono più abituati dagli anni d’oro del baby boom, quando in estate le città si svuotavano e tutti partivano per la villeggiatura.
LA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI NON VA IN VACANZA
Per la Fim Cisl di Torino e Canavese, con Rocco Cutrì e Igor Albera, la motivazione legata alle forniture “convince solo parzialmente”, viene sottolineato su La Stampa, principale quotidiano del Nord Ovest. Il sindacato evidenzia la contraddizione di impianti in grado di produrre ma più volte fermati e chiede un confronto con l’azienda sul futuro industriale di Mirafiori. Preoccupazione condivisa dalla Fiom. Il responsabile per Mirafiori Gianni Mannori sottolinea che “in un momento in cui si sarebbe dovuto essere al picco produttivo, con due sole settimane di ferie previste, questa situazione ci allarma”.
Come ribadito in una nota, “il futuro appare a tinte fosche” dicono da Fiom, perché fra luglio e settembre “scadrà il 40% dei contratti dei ragazzi assunti come interinali non più tardi di fine gennaio ed è chiaro che se i presupposti sono questi non vorremmo trovarci a dover sentire che non verranno stabilizzati o prolungati”. Per questo la Fiom chiede un intervento di istituzioni, a livello regionale e nazionale, per portare immediatamente un nuovo modello e un’altra linea produttiva, perché “in gioco c’è la tenuta sociale e industriale del nostro territorio e la politica non può far finta di non vedere o girarsi dall’altra parte, altrimenti sarebbe parte del problema”.
A livello cittadino, la testata torinese sottolinea che continuano (inascoltati?) gli appelli del sindaco Stefano Lo Russo rivolti al governo: “Deve mettere risorse, Torino ora è completamente fuori dall’agenda. Serve un appello corale tra le istituzioni, dobbiamo mettere giù tre punti per mantenere nella nostra città l’industria che c’è. O il tempo perso rischia di essere irrecuperabile”. Il primo cittadino aggiunge: “La Zona economica speciale non è lo strumento migliore, ma meglio che niente. Quindi il Comune sostiene con convinzione la sua istituzione”.
URSO NON TAMPONA PIÙ STELLANTIS
In compenso il tema della produzione via via sempre più asfittica di Stellantis sembra essere scivolato fuori dall’agenda dell’esecutivo e in particolare da quella del Mimit di Adolfo Urso, che pure negli anni scorsi aveva sfruculiato a lungo gli affari di Stellantis costringendola al renaming dell’Alfa Romeo Milano prodotta in Polonia e arrivando a chiedere che fosse grattato via il tricolore dalle carrozzerie delle Fiat Topolino arrivate nei porti italiani dagli stabilimenti che il Gruppo ha nel Nord Africa. Dopodiché il nulla.
Ha sorpreso pure il silenzio che è seguito a un’altra forte dichiarazione di Cappellano, che, pur restando sul vago in merito alle tante promesse fatte all’Italia, una cosa nell’ultimo periodo ha voluto specificarla: “non abbiamo mai ufficializzato un milione di vetture” come target produttivo, ha chiarito. E dire che proprio il ministro Urso aveva insistito parecchio sul milione come obiettivo minimo per salvaguardare l’occupazione nel Paese.
Anche se ha sostenuto quella posizione con sempre minor insistenza. Titolava infatti nel 2023 Il Sole24Ore: “Auto, Urso in pressing su Stellantis: deve produrre 1 milione di auto in Italia”. Appuntava lo scorso aprile Il Mattino Quotidiano: “Piano Stellantis, obiettivo un milione di auto. ‘Dipende dall’Europa’ spiega il ministro Urso”. Per arrivare a un’agenzia del 16 giugno battuta da Radiocor: “Stellantis: Urso, da dicembre inversione tendenza produzione, effetti piano si vedono”.
Prova ne sia che l’ultima audizione di Filosa in Parlamento non è stata certo resa ostica da domande ficcanti del mondo della politica, che ha lasciato l’amministratore delegato libero di sciorinare molteplici promesse a fronte di ben poche garanzie. E ora tutti in ferie, se ne riparlerà a settembre.



