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Singapore, troppe auto e moto su strada. E il Governo taglia immatricolazioni

Singapore decide di tagliare progressivamente le immatricolazioni delle auto e delle moto 

 

L’Urbanistica è conosciuta come lo studio e la tecnica riguardante la programmazione e al coordinamento strutturale e funzionale delle zone d’insediamento demografico nelle città, allo scopo di realizzare le condizioni più favorevoli alla vita e alle attività produttive. Se qualcosa non va, 0ccorre prendere importanti e drastici provvedimenti. E’ il caso di Singapore: le troppe auto diventano un problema e il Governo ha deciso di tagliare progressivamente le immatricolazioni.

Ad imporre nuove regole per migliorare l’urbanistica sono anche numerose città europee. Ma andiamo per gradi.

Il caso di Singapore

SINGAPORELa città di Singapore, uno dei posti più cari del mondo intero in cui possedere un veicolo, entro l’anno prossimo metterà fine alla crescita totale del numero di macchine e moto nelle sue strade.

Il governo darà un taglio alla crescita annuale abituale, che  annualmente anche allo 0,25% (esaminato su un territorio ristretto quale quello della repubblica, è un numero notevole) da Febbraio per regolamentare il traffico e non dover adeguare le infrastrutture, ad esempio le strade, non avendo più lo spazio fisico necessario.

L’Autorità per la mobilità, sul suo sito, dichiara: “Tenuto conto dei vincoli fisici del territorio e delle esigenze collaterali, abbiamo capito che l’espansione urbanistica ha una portata limitata”, aggiungendo che le strade sono già il 12% del suolo totale.
Il terreno, per Singapore, è preziosoa e la città vuole essere sicura che il trasporto sia il più efficiente possibile, necessitando anche di sfruttare al meglio lo spazio rimanente. Le sue infrastrutture rientrano tra le più efficienti al mondo e il governo stesso investirà ancora 28 miliardi di dollari (21 miliardi in dollari USA) più sulle ferrovie e sugli autobus nei prossimi cinque anni.

Un altro elemento di notevole importanza è il fatto che per circolare con i mezzi, la città di Singapore richiede un permesso, chiamato Certificates of Entitlement, che permette di possedere una macchina per dieci anni. Questi permessi sono limitati e vengono venduti all’asta: nella più recente, il permesso per i veicoli più piccoli costava 41.617 mila dollari.
L’Autorità per la mobilità ha identificato il target della politica “zero-growth”nei veicoli di categoria A, B e D, incluse macchine e ciclomotori. Il tasso di crescita dei veicoli esistenti – autobus compresi – rimarrà 0,25 annuo fino al marzo 2021, per dare tempo alle imprese di migliorare l’efficienza delle loro operazioni e ridurre il numero che richiedono di veicoli.
A questi provvedimenti non faranno seguito dei grandi cambiamenti in quanto i permessi sono conteggiati in base alle deregistrazioni, ragion per cui ci sarà una nuova analisi sulla crescita nel 2020.

Le città europee

Anche  le città europee avvertono la necessità, pur non avendo un territorio ristretto su cui estendersi, di prendere provvedimenti per abbattere l’inquinamento, il grande mostro del nostro secolo, e lo fanno generalmente andando innanzi tutto a mutare la forma urbana fisica che hanno assunto con il passare degli anni, aggiungendo o deviando strade e ciclabili, e poi con i divieti di circolazione a determinati tipi di autoveicoli.

Parigi, per esempio, vuole ridurre a zero le automobili a benzina da qui al 2040. Per Copenaghen, il Governo della città prevede che l’utilizzo delle biciclette prenderà il sopravvento, aumentando del 50% da qui al 2025 e per ciò la capitale prevede di investire 134 milioni di euro in dieci anni, per garantire servizi complementari all’aumento della presenza di ciclisti.

euroLa più grande zona pedonale d’Europa si trova a Bruxelles e si estende su più di 50 ettari di terra. Da giugno 2015, da Place De Brouckère fino a Place Fontainas è tutto bloccato alla circolazione degli autoveicoli. Secondo L’Echo, saranno 5.000 le automobili diesel vietate l’anno prossimo e 13.000 nel 2019. In Germania, Amburgo fa da apripista con il progetto “réseau vert”, rete verde, che andrà a rendere le automobili inutili, comprendo le strade con parchi, campi da gioco, sport e cimiteri per il 40%. La città tedesca punta a far diventare il muoversi a piedi e in bici le modalità di trasporto dominanti. Berlino, ha annunciato un piano di costruzioni urbano riguardante le piste ciclabili, che sarà lanciato a fine anno. Già nel 2008, la capitale tedesca ha creato una zona urbana dove possono accedere veicoli con emissione non superiori a 88 grammi per km2, in centro, che concentra un terzo degli abitanti totali della città. Tutti i veicoli che non rispondono ai criteri stabiliti ne sono interdetti.

La città di Oxford ha già interdetto tutti i veicoli a trazione tradizionale, creando una zona a emissione zero, in una parte del centro. Sei strade saranno chiuse ai veicoli termici da qui al 2020, compresi autobus e taxi e coloro i quali utilizzano veicoli elettrici, pagheranno meno per muoversi all’interno della città. Rimanendo in Gran Bretagna, citiamo l’esempio di Londra in cui i veicoli inquinanti possono accedere al centro, purché paghino 11,50 in sterline (che diventano 12,9 in euro). Questo pedaggio urbano è stato instaurato nel 2003 ed è in vigore ogni giorno dalle 7:00 alle 18:00, dal lunedì al venerdì, con qualche esenzione per le moto, i taxi e chi viaggia con carburanti alternativi. Gli autisti hanno la possibilità di pagare via telefono, utilizzando SMS e internet, o in qualsiasi negozio lo consenta.

A Madrid, attualmente, gli urbanisti lavorano alla trasformazione di 24 strade molto frequentate in zone pedonali e la Gran Via sarà la prima strada al centro di questo passaggio nei prossimi mesi.

Infine, le automobili estremamente inquinanti, da qui al 2030, non potranno più avere accesso alla città di Amsterdam. Le automobili diesel sono già interdette, soprattutto a chi non ha un permesso per residenza per il parcheggio, che costa 600 euro per anno, e tutte le strade sono già quasi completamente pedonali.

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