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Renault stacca la spina ad Ampere, divisione dell’auto elettrica

Dopo aver smembrato Mobilize, la divisione dedicata alla micromobilità elettrica, il nuovo amministratore delegato di Renault François Provost cancella l'elemento distintivo del piano industriale firmato dal predecessore, Luca de Meo, riassorbendo le attività di Ampere

In questo primissimo scampolo d’anno non c’è solo Volkswagen impegnata a ridisegnare pesantemente il proprio organigramma apicale nel tentativo di fare fronte alla crisi dell’automotive: anche Renault si appresta a vivere le sfide del 2026 all’insegna della rivoluzione interna. Anzi, all’insegna della rottamazione dei piani elettrici lasciati in eredità dall’ex amministratore delegato Luca de Meo, dimessosi improvvisamente sul far della scorsa estate per andare a dirigere il gruppo del lusso Kering.

DA MOBILIZE AD AMPERE, CANCELLATA L’EREDITÀ ELETTRICA DI DE MEO

I primi segnali erano arrivati lo scorso dicembre, con la scure dei tagli che si era abbattuta pesantemente su Mobilize: cessato ovunque (non solo a Milano) il car sharing Zity, uscito di scena il quadriciclo a batterie Duo mentre nelle prossime settimane sarà smembrata l’intera divisione Mobilize Beyond Automotive, specializzata nella micro-mobilità sostenibile e fondata appena cinque anni fa, nel gennaio del ’21.

Il nuovo Ceo François Provost ha però deciso di andare oltre, cancellando di fatto il tratto distintivo del progetto industriale del 2021 noto come Renaulution che aveva nello scorporo delle attività elettriche e hi-tech della Losanga per dare corpo alla neonata realtà Ampere il proprio fulcro. In parallelo, le attività tradizionali legate all’endotermico sono state destinate a Horse, azienda che, secondo piani ormai superati, avrebbe dovuto operare nei mercati emergenti e nei Paesi che non avevano tutta questa fretta di abbandonare le motorizzazioni a diesel e benzina.

HORSE CORRE, AMPERE SI SPEGNE

Mentre la marginalità di Horse è stata sconfessata dal numero di partner che ha via via preso a bordo (a iniziare dai colossi internazionali Geely e Aramco), la centralità di Ampere è stata parallelamente messa in discussione, anzitutto dalla decisione di rinviarne a tempo indefinito il debutto in Borsa nel gennaio 2024, sconfessando a tempo record gli annunci del piano industriali del novembre ’23. Una decisione che all’epoca era stata festeggiata dai mercati e oggi appare ancora più lungimirante, non solo perché la crisi dell’auto elettrica si è nel frattempo acuita (e con Donald Trump alla Casa Bianca, che com’è ben noto parteggia per i produttori di petrolio, difficilmente cesserà a breve), ma anche inquanto permette al nuovo Ceo Provost di ritornare sui propri passi e inglobare nuovamente Ampere nelle attività di Boulogne-Billancourt senza sconvolgimenti finanziari.

“Senza la quotazione in borsa”, hanno del resto spiegato le fonti sentite dall’agenzia di stampa Reuters, “viene a mancare la necessità di un’entità separata e si elimina la complessità intrinseca del modello iniziale”. A livello industriale non dovrebbero esserci altri stravolgimenti: almeno al momento, infatti, le tre fabbriche di Ampere situate nel Nord della Francia (a Douai, Maubeuge e Ruitz) saranno nuovamente inglobate in Renault, senza conseguenze dirette sui dipendenti o sui contratti in essere.

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