Mobilità

Fincantieri, è davvero un buon affare comprare Stx in Francia?

di

fincantieri stx

L’intervento di Venanzio Capocchione, pseudonimo di un top manager ora in pensione dell’industria italiana

 

Nel 2017 il Sole 24 Ore riportava: “L’Italia ottiene il 51% dei cantieri di Saint Nazaire, il 50% in controllo diretto a cui si aggiunge una quota dell’1% in prestito da parte del governo francese: è quanto riferiscono fonti dell’esecutivo parigino. In questo modo il gruppo italiano avrebbe il 51% dei diritti di voto e recupererebbe una quota equivalente di dividendi”.

Ovviamente sotto il profilo della governance, quello 1% “in prestito” sarebbe del tutto inaccettabile nell’ambito di un qualunque normale accordo acquisizione, quali che siano gli attori (e gli Stati di riferimento). Rimane incomprensibile (sul piano del “business sense”) come possa essere stato accettato da Fincantieri e dall’Italia, considerato alcuni fattori.

L’ex Stx France è azienda decotta, altamente sindacalizzata, tradizionalmente ostile a ogni intervento di razionalizzazione e miglioramento produttivo (quindi quel riferimento a “dividendi” è quanto meno ottimista se non “fuorviante”, e poi, per 1%?).

Rimane comunque fuori il “core” della cantieristica navale militare, in particolare quella parte dedicata ai sottomarini. Quindi le sinergie promosse (o che fossero “forzate” grazie all’1%), nel settore Difesa potrebbero essere a vantaggio della Francia e a svantaggio dell’Italia/Leonardo sui sistemi d’arma a bordo (se ne è già letto in abbondanza).

Fincantieri – secondo me – potrebbe trovarsi a fronteggiare in futuro una crisi di futuri ordini nel settore civile (nuovi ordini per navi da crociera, ma anche la business line di Vard che —ricordo — era il 90% del Gruppo coreano, fallito, quotato a Singapore, Stx) e in quella prospettiva si porta in casa una partecipazione in perdita, non tecnologicamente avanzata, rigida, ipersindacalizzata, e (presumibilmente) fortemente condizionante.

Se Fincantieri in futuro fosse costretta a ridurre le capacità produttive del gruppo ridimensionerebbe l’ex Stx France o, che so, Castellammare? (Stante anche quello 1% di condizionamento improprio, e le consequenti prevedibili escalation sopra il business, ad un livello politico).

In ogni caso l’acquisizione del 50% (+1% in prestito a palesi fini arm-twisting) non creerebbe un campione più forte della Fincantieri attuale. Potrebbe invece risultarne un condizionamento delle opzioni strategiche, per alleanze e partnership internazionali, di Fincantieri.

Quando il gruppo coreano Stx quotato a Singapore fallì, Fincantieri presentò l’offerta vincente (ehm, l’unica offerta) per tutto tranne — mi pare — che per la controllata in Francia e per una nuova iniziativa jv in Brasile. Successivamente ne perfezionò il delisting, e di qui nacque il gruppo controllato 100% Vard, norvegese (specializzato in — eccellente — naviglio speciale per settori quale oil&gas).

Infine, rilevo che quando il vecchio cantiere francese era già in grave difficoltà, fu rilevato al 100% dai coreani di Stx e tale rimase anche dopo il fallimento di Stx Group, quando c’erano i liquidatori.

La Francia allora non si pose problemi di “controllo”, “golden power”, o 1% in prestito… Li ha tirati fuori ex post il governo Macron, non Hollande.

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