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Perché Draghi vuole segare i cinesi di Alpi Aviation

Alpi Aviation

Il governo Draghi pronto a utilizzare il golden power su Alpi Aviation, società attiva nella produzione di ultraleggeri e droni militari al centro di un’indagine della GdF. Se così fosse, fallirebbe l’accordo di cessione a degli investitori cinesi del 75% del capitale della società friuliana

 

Il governo Draghi è pronto a sfoderare il golden power su Alpi Aviation.

L’Alpi Aviation Srl, un’azienda italiana di base in Friuli che produce droni militari, è stata acquisita da una società cinese controllata dallo Stato nel 2018. Lo ha riferito il Wall Street Journal, precisando che poco dopo la compagnia di Pechino ha iniziato a trasferire in Cina le tecnologie dell’azienda, utilizzate anche dall’esercito italiano in Afghanistan.

E ora il governo sta predisponendo una diffida da inviare a tutte le parti che porterebbe al fallimento dell’accordo di cessione a degli investitori cinesi del 75% del capitale di Alpi Aviation. Lo ha riportato Reuters, citando tre fonti.

Da agosto le autorità italiane stavano indagando infatti sull’acquisizione di Alpi Aviation da parte di una società registrata a Hong Kong. Quest’ultima, stando alle ipotesi investigative, funge da copertura allo Stato cinese stesso, con l’obiettivo di trasferire il patrimonio tecnico e intellettuale dell’azienda friulana in un nuovo sito produttivo in Cina.

L’azienda Alpi Aviation fornisce tra l’altro le forze armate italiane ed è dunque soggetta a specifici controlli e vigilanza. La Gdf ha già denunciato 6 manager (3 italiani e 3 cinesi).

Tutti i dettagli.

L’INDAGINE DELLE AUTORITÀ ITALIANE

Le autorità italiane ed europee, spiega il Wsj, erano all’oscuro dell’acquisizione cinese di Alpi Aviation. Un fatto che – secondo il quotidiano statunitense – indica che Pechino è in grado di aggirare i labili controlli da parte europea verso acquisizioni volte a estrapolare tecnologie sensibili e di interesse strategico.

Le autorità italiane, prosegue il Wsj, affermano di essere incappate nei collegamenti tra Alpi e la Cina durante un’indagine separata.

L’ACQUISIZIONE CINESE

L’acquisizione si rifà a uno schema, dicono gli analisti, con cui aziende statali cinesi che utilizzano società di comodo apparentemente private come copertura per acquisire compagnie produttrici di tecnologie specifiche che poi trasferiscono in nuove strutture sul territorio cinese.

COSA FA ALPI AVIATION SRL

Come si definisce sul suo sito web, “dal 1999 Alpi Aviation è un punto di riferimento per chi desidera volare in modo accessibile, di qualità, sicuro e piacevole”.

La società con sede principale a Pordenone è leader nella produzione di aerei ed elicotteri, ultraleggeri e di aviazione generale nonché di Uav (velivoli a pilotaggio remoto)

Uno dei mercati di riferimento della società, come si legge nella relazione di bilancio 2019, è quello relativo ai droni ad uso militare oltre a quello degli ultraleggeri.

La società conta 25 dipendenti. La filiale principale è in Croazia ed è dedicata alla costruzione di parti in legno e a un primo assemblaggio degli aeromobili.

La società ha venduto oltre 1.000 velivoli Alpi Aviation, con migliaia di ore di volo, in 31 paesi.

FINITA DEL MIRINO DELLA GDF

Come sintetizza l’agenzia Nova, Alpi era finita nei radar della Guardia di Finanza per due volte nel 2009, quando era sospettata di aver venduto parti di aerei e droni all’Iran in violazione dell’embargo in vigore.

Alpi ha negato qualsiasi illecito, affermando di non aver venduto all’Iran alcuna tecnologia che potesse essere utilizzata per scopi militari.

ACCERTATO IL COLLEGAMENTO DELL’AZIENDA ITALIANA CON LA CINA

La polizia, spiega il Journal, afferma che due perquisizioni degli uffici di Alpi quest’anno hanno rivelato chiaramente il collegamento dell’azienda italiana con la Cina. Nel luglio 2018 una società denominata Mars Information Technology, che si era registrata a Hong Kong soli due mesi prima, ha acquistato una partecipazione del 75% in Alpi per 4 milioni di euro e poi vi ha investito altri 1,5 milioni di euro.

I SOCI

Come si evince dalla visura della società infatti, con un capitale sociale di 2.810.000 euro, Alpi Aviation srl è controllata al 75% da Mars (HK) information technology co., limited con sede a Hong Kong. Il 16,%% appartiene a Moreno Stinat e il restante 8,5% a Corrado Rusalen.

Presidente del cda è il cinese Wei Jianhua e gli italiani Moreno Stinat e Massimo Tammaro ricoprono entrambi il ruolo di amministratori. Compongono il cda: Corrado Rusalen, i cinesi Su Bin e Xu Xiaojun e Qi Rong con cittadinanza neozelandese.

I NUMERI

Il valore della produzione al 31 dicembre 2019 di Alpi Aviation srl è stato di 5.407.042 (in crescita rispetto a 4.975.085 nel 2018).

Il gruppo ha chiuso l’esercizio 2019 così: l’utile ammonta a 37.815 euro (in flessione rispetto a 390.531 euro del 2018). I costi della produzione si attestano a 5.460.542 euro.

La società vanta un totale di immobilizzazioni materiali dal valore di 899.745 euro, ed un totale debiti di 3.169.373 euro.

TUTTE LE VOLTE DEL GOLDEN POWER

In conclusione, il governo italiano sarebbe quindi pronto a esercitare il cosiddetto Golden power per bloccare la vendita cinese di Alpi Aviation. Non sarebbe la prima volta dell’utilizzo dello strumento normativo per evitare la cessione di asset strategici a potenze straniere.

Lo scorso 31 marzo il consiglio dei ministri ha utilizzato il veto per bloccare la vendita del 70% della Lpe alla società cinese Shenzhen Investment Holdings Co. In seguito, il governo ha deciso bloccare l’acquisto da parte della cinese Syngenta dell’azienda romagnola produttrice di sementi Verisem.

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