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Che cosa ha combinato Alpi Aviation con la Cina?

Alpi Aviation

Ecco bilancio, soci e vertici di Alpi Aviation, società nella produzione di ultraleggeri e droni militari al centro di un’indagine della GdF. Le ipotesi di reato sono: violazione della legge sulla movimentazione di materiali di armamento e violazioni della normativa golden power

 

Violazione della legge sulla movimentazione di materiali di armamento e possibili violazioni della normativa cosiddetta “golden power” che tutela le aziende italiane strategiche.

Sono i reati contestati dalla Guardia di finanza di Pordenone all’azienda aeronautica italiana Alpi Aviation srl che produce droni militari, aerei e veicoli spaziali la cui maggioranza — hanno accertato le indagini — è stata rilevata, attraverso una società offshore (Mars (HK) information technology co., limited con sede a Hong Kong), da due importanti società statali cinesi.

L’azienda Alpi Aviation fornisce tra l’altro le forze armate italiane ed è dunque soggetta a specifici controlli e vigilanza. La Gdf ha denunciato 6 manager (3 italiani e 3 cinesi).

Tutti i dettagli.

COSA HANNO ACCERTATO LE INDAGINI DELLA GUARDIA DI FINANZA

Rischio di violazione della normativa golden power per la società friuliana Alpi Aviation.

Le Fiamme gialle hanno anche accertato l’esportazione per oltre un anno in Cina di un UAV militare per la “Fiera internazionale dell’import a Shanghai” (nel 2019). L’apparecchiatura militare era stata dichiarata agli uffici doganali di esportazione non come “sistema UAV” o “drone”, ma falsamente come “modello di aeroplano radiocomandato”.

A MARZO INDAGINE SU VIOLAZIONE EMBARGO ALL’IRAN

Lo scorso marzo l’azienda – che, appunto, tra l’altro progetta e produce sistemi UAV “Unmanned Aerial Vehicle” di tipo militare e certificati per gli standard “stanag” Nato – è già stata oggetto di una stessa Gdf di Pordenone per una presunta indagine internazionale nei confronti dell’embargo nei confronti dell’Iran per una vendita di droni militari alla Repubblica islamica.

All’epoca l’azienda ha diramato una nota con la quale “esclude di aver venduto prodotti ‘dual use’ in Iran e potrà dimostrare di essersi sempre attenuta alle disposizioni di legge nei suoi rapporti commerciali”.

LA SOCIETÀ ITALIANA IN MANO A DUE SOCIETÀ GOVERNATIVE CINESI

Successi approfondimenti hanno accertato che l’azienda, nel 2018, fu acquisita per il 75% da una società estera di Hong Kong, e che fu valutata con un valore delle quote notevolmente rivalutato rispetto a quello nominale (90 volte superiore: 3.995.000 euro contro 45.000 euro).

Secondo gli investigatori, l’acquirente, mediante complesse partecipazioni societarie, sarebbe riconducibile a due importanti società governative della Repubblica Popolare Cinese.

VIOLAZIONE DELLA GOLDEN POWER

Un subentro societario perfezionato in modo da non far emergere il nuovo socio, con ritardi nelle comunicazioni amministrative e omettendo di informare preventivamente la Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’acquisto della maggioranza dell’azienda, violando la cosiddetta “Golden Power” che attribuisce poteri speciali alle autorità italiane sugli assetti societari di realtà strategiche in vari settori.

L’acquisto, da parte delle due società governative cinesi tramite la società offshore, non avrebbe avuto scopi di investimento ma l’acquisizione di know-how tecnologico e militare. Quest’ultimo ha ottenuto un trasferimento della struttura produttiva nel polo tecnologico di Wuxi, città-laboratorio dell’ intelligenza artificiale cinese vicina a Shanghai. Operazioni non formalizzate, secondo la Gdf, in atti societari e per le quali non era stata chiesta preventivamente l’autorizzazione ai ministri italiani competenti.

E UTILIZZO ABUSIVO DELL’AVIOSUPERFICIE “LA COMINA”

Inoltre, sempre dall’inchiesta emersa marzo, risulta che la società utilizzerebbe abusivamente, per le proprie attività aviatorie, la vicina aviosuperficie “La Comina”.

“Ossia un’area che appartiene per buona parte al demanio militare (e data in gestione alla Brigata corazzata “Ariete”) e, per la restante porzione, al Comune di Pordenone. La Alpi Aviation, in altre parole, avrebbe operato in uno spazio aereo sottoposto a particolari limitazioni, trattandosi di pista riservata quasi interamente a voli militari in Italia e data la vicina presenza della base Usaf di Aviano. E lo avrebbe fatto grazie alla “schermatura” garantitale dalla Aecp, una onlus pordenonese, contestualmente iscritta anche come associazione sportiva dilettantistica all’Aeroclub Italia – quindi, con una doppia soggettività giuridica –  fittiziamente operante in attività di Protezione civile” riportava Repubblica.

COSA FA ALPI AVIATION SRL

Come si definisce sul suo sito web, “dal 1999 Alpi Aviation è un punto di riferimento per chi desidera volare in modo accessibile, di qualità, sicuro e piacevole”.

La società con sede principale a Pordenone è leader nella produzione di aerei ed elicotteri, ultraleggeri e di aviazione generale nonché di Uav (velivoli a pilotaggio remoto)

Uno dei mercati di riferimento della società, come si legge nella relazione di bilancio 2019, è quello relativo ai droni ad uso militare oltre a quello degli ultraleggeri.

La società conta 25 dipendenti. La filiale principale è in Croazia ed è dedicata alla costruzione di parti in legno e a un primo assemblaggio degli aeromobili.

La società ha venduto oltre 1.000 velivoli Alpi Aviation, con migliaia di ore di volo, in 31 paesi.

I SOCI

Come si evince dalla visura della società, con un capitale sociale di 2.810.000 euro, Alpi Aviation srl è controllata al 75% da Mars (HK) information technology co., limited con sede a Hong Kong. Il 16,%% appartiene a Moreno Stinat e il restante 8,5% a Corrado Rusalen.

Presidente del cda è il cinese Wei Jianhua e gli italiani Moreno Stinat e Massimo Tammaro ricoprono entrambi il ruolo di amministratori. Compongono il cda: Corrado Rusalen, i cinesi Su Bin e Xu Xiaojun e Qi Rong con cittadinanza neozelandese.

I NUMERI

Il valore della produzione al 31 dicembre 2019 di Alpi Aviation srl è stato di 5.407.042 (in crescita rispetto a 4.975.085 nel 2018).

Il gruppo ha chiuso l’esercizio 2019 così: l’utile ammonta a 37.815 euro (in flessione rispetto a 390.531 euro del 2018). I costi della produzione si attestano a 5.460.542 euro.

La società vanta un totale di immobilizzazioni materiali dal valore di 899.745 euro, ed un totale debiti di 3.169.373 euro.

LA POSIZIONE DI ALPI AVIATION

Quanto ai timori che si sono espressi per l’acquisizione del controllo della società da parte del gruppo Mars che ha sede a Hong Kong, nella nota diramata a marzo, Alpi Aviation ha osservato “che uno degli obiettivi primari per far crescere il nostro Paese è quello di riuscire ad attrarre investimenti dall’estero e che l’interesse dimostrato per Alpi Aviation ha premiato le capacità e la tecnologia che i nostri imprenditori sanno esprimere”.

“Alpi Aviation – conclude la nota – è saldamente legata al nostro territorio e continuerà a favorirne lo sviluppo. Il fatto che l’attuale amministratore della società sia un ex comandante delle “Frecce Tricolori” costituisce un’ulteriore garanzia sulla affidabilità e sulle competenze di Alpi Aviation”.

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