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Lpe, ecco cosa fa (con la Cina) la società milanese bloccata da Draghi

Lpe Golden Power

Il governo Draghi ha applicato il golden power stoppando la vendita della società Lpe al gruppo cinese Shenzhen Investment. La società italiana è specializzata nella produzione di reattori epitassiali ed esporta il 50% della produzione in Cina: ecco conti e business

 

Draghi tutela i semiconduttori italiani. Per la prima volta il governo applica il golden power stoppando la vendita della società milanese Lpe ai cinesi.

Lo scorso 31 marzo il consiglio dei ministri ha utilizzato il veto per bloccare la vendita del 70% della Lpe alla società cinese Shenzhen Investment Holdings Co.

La decisione del governo italiano arriva in un momento in cui in tutto il mondo si avverte la crisi dei chip.

Ecco tutti i dettagli su conti e business dell’azienda Lpe Spa, che realizza reattori epitassiali utilizzati nella produzione di chip. Dal 2003, la società di Baranzate ha una filiale cinese, destinata all’assistenza tecnica e commerciale in Cina, mercato principale per l’azienda lombarda (il 50% dei ricavi deriva dall’export in Cina).

L’APPLICAZIONE DELLA GOLDEN POWER

Nel corso della riunione del Cdm del 31 marzo — ricostruiscono fonti ministeriali citate dall’agenzia Agi — il ministero dello Sviluppo economico, d’intesa con il Dis, il ministero della Difesa e il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha proposto l’esercizio dei poteri speciali nella forma dell’opposizione all’acquisto ai sensi dell’art. 2, comma 6 del decreto-legge n. 21/2012, ovvero impedisce la vendita della società italiana Lpe, attiva nello sviluppo di reattori epitassiali utilizzati per la produzione di semiconduttori all’acquirente società di diritto cinese Shenzhen Investment Holdings Co che voleva comprarne il 70% di Lpe.

NO ALL’ACQUISIZIONE DA PARTE DELLA SHENZEN INVESTMENT HOLDINGS

Quindi per la prima volta il governo Draghi applica il veto su un’acquisizione cinese da parte della Shenzen investment holdings co.

UNO SCUDO ANTICINESE

Ha sottolineato il Sole 24 Ore: “Solo un’altra volta, dal 2012, era stato esercitato il veto governativo, per un’operazione della francese Altran nel campo della difesa. Il debutto di un vero e proprio scudo anticinese (finora, sul 5G soprattutto, c’erano state solo prescrizioni) è coerente con i riferimenti fatti ieri da Giorgetti nell’audizione sulle linee programmatiche del ministero presso le commissioni industria di Camera e Senato”.

LA POSIZIONE DEL MINISTRO GIORGETTI

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti (Lega), aveva annunciato, fra l’altro, che al Mise si sta anche valutando la possibilità di “estendere l’ambito di applicazione della golden power” a filiere rilevanti, “particolarmente esposti alla concorrenza cinese”.

SOSTENUTA DAL PRESIDENTE DRAGHI

“Sono d’accordo con Giorgetti, la golden power è uno strumento del governo per evitare la cessione di asset strategici a potenze straniere, va usato. Quello sui semi conduttori è stato un uso di buon senso in questa situazione. È un settore strategico, ce ne sono altri”, ha detto la scorsa settimana proprio il premier Mario Draghi in conferenza stampa con riferimento all’utilizzo del golden power.

Draghi ha sottolineato che “la carenza di semiconduttori ha costretto molti costruttori di auto a rallentare la produzione lo scorso anno quindi è diventato un settore strategico”.

Dunque Lpe Spa resta italiana al 100% anche se l’azienda guarda molto alla Cina.

COSA FA LPE SPA

Fondata nel 1972, Lpe SpA di Milano progetta e produce reattori epitassiali e conta 52 dipendenti.

Come precisa la stessa società, Lpe ha orientato la propria attività di R&D alla progettazioni di reattori epitassiali adatti al settore del power management/power saving.

COME SI COLLOCA IL SETTORE DI RIFERIMENTO DI LPE NEL MERCATO DEI SEMICONDUTTORI

Il settore di riferimento (power management) rappresenta circa il 10% del mercato totale dei semiconduttori.

Ed è previsto in forte espansione per le applicazioni in settori collegati come le energie rinnovabili (inverter per fotovoltaico), per l’illuminazione, per smart grid, per la viabilità ferroviaria e in particolare nel settore automotive (vetture ibride ed elettriche).

LA CINA MERCATO DOMINANTE

La stessa società ha evidenziato come il mercato dominante per Lpe sia per l’Asia in particolare la Cina, paese nel quale Lpe è presente dagli anni ’80.

Il mercato cinese ha assorbito infatti il 50% delle vendite e continua quindi a rappresentare il mercato principale.

I SOCI

Con un capitale sociale di 1.800.00 euro (pari a 6.931.164 azioni), l’azienda è di proprietà di Fimesa Spa al 24,1%, Franco Giovanni Preti al 16%, Pier Giovanni Poggi al 11,3% e Beatrice Shuler Preti al 16%. il restante 33% (pari a 360.000 azioni ordinarie) è suddiviso in usufrutto e nuda proprietà tra Massimo Sordi, Monica Renata Sordi, Massimo Fabio Sordi, Elena Andreina Du Chene De Vere, Amalia Miraglia, Francesca Preti e Mario Preti.

IL MANAGEMENT

Presidente del Cda è Massimo Sordi mentre Franco Preti è amministratore delegato.

Oltre a presiedere Lpe Spa, Sordi è presidente di di General Medical Merate S.p.A., GMM (a Seriate, Bergamo e a Cassano delle Murge, Bari) azienda attiva nella produzione e distribuzione di apparecchiature per la radiologia medicale. A GMM fanno capo altre aziende del settore acquisite negli ultimi anni come  MECALL S.r.l. e M.T. S.r.l..

Massimo Sordi ricopre il ruolo di presidente anche di IMD China (facente parte del Gruppo GMM) con sede a Pechino, Cina; di GMM India;, di E.T.C. Catania; di Lpe China, Shanghai; di Brickel S.A..

Inoltre è amministratore delegato di Fimesa S.p.A. società di servizi e holding di partecipazioni con sede in Baranzate (Milano), che ha la partecipazione in Lpe Spa. Infine, Massimo Sordi è membro del cda di TRIUM S.A., società con sedi in Buenos Aires (Argentina) operanti nel settore immobiliare, agricolo ed energia.

I NUMERI

La lombarda Lpe Spa ha registrato nel 2019 un fatturato pari a 27.864.927 euro, pressoché dimezzato rispetto ai 49.345.209 euro del 2018. Nel bilancio al 31 dicembre 2019, la società ha precisato che il valore della produzione ha subito un decremento notevole rispetto all’esercizio precedente, ma mantenendosi comunque più elevato rispetto all’andamento medio storico della società.

Anche l’utile scende a 6.810.483 euro (contro i 13.719.694 euro del 2018). I costi della produzione si attestano a 4.356.916 euro.

La società vanta un totale di immobilizzazioni materiali dal valore di 553.928 euro, ed un totale debiti di 6.442.355 euro.

LE PARTECIPAZIONI IN IMPRESE CONTROLLATE DA LPE SPA

Come si legge nel bilancio della società, il 19 dicembre 2003 è stata costituita la società di diritto cinese Lpe Shanghai International Trading Co. limited, con sede a Shanghai di cui Lpe Spa possiede l’intero capitale (200.000 dollari).

Inoltre l’11 dicembre 2019 Lpe ha acquisito il 100% del capitale della società Pilegrowth Srl, della quale era precedentemente socia al 20%, per un importo di 40.000 euro.

LE ALTRE PARTECIPAZIONI

Infine, la società lombarda possiede poi partecipazioni al capitale di società startup, con attività complementari a quella di Lpe.

Tra queste figurano: Anvil Semiconductors Limited, Ascatron AB, Kubo’s (uno spinoff della già citata Anvil) e la svedese Kiselkarbid AB. Quest’ultima sta sviluppando una tecnologia innovativa per la produzione di substrati SiC.

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