Mobilità

Perché ci sono ancora poche auto elettriche in Italia? Le tesi di Arera

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Che cosa ha detto Stefano Besseghini, presidente Arera, sulla diffusione delle auto elettriche in Italia

Gli ambientalisti fanno proseliti tra gli automobilisti, ma industria e autorità energetiche hanno individuato il bersaglio da colpire: la politica.

Per l’auto elettrica in Italia – sogno di milioni di cittadini motorizzati – bisogna smuovere chi governa. Il tema resta centrale nelle discussioni tra chi vuole dare un senso compiuto alle speranze di avere meno ossido di carbonio nell’aria. Sul tavolo c’è una medaglia con due facce e se non si gioca a nascondiglio ci vogliono due cose: soldi e incentivi.

È vero che le auto elettriche negli ultimi anni hanno guadagnato quote di mercato. E bene fanno gli amministratori comunali a limitare la circolazione a vetture vecchie, inquinanti. Ma prima di acquistare un’auto elettrica bisogna rottamare la vecchia, soprattutto se monta un motore ante Euro 4.

Le case costruttrici stanno facendo investimenti milionari con prospettive di lungo periodo, a cominciare da Fca. Per favorire l’aumento del numero di auto elettriche o ibride servono politiche pubbliche che ne accompagnino l’introduzione sul mercato, ha detto il Ceo Emea Region di Fca, Pietro Gorlier. Tutto ciò che il governo ha messo nel suo green deal aspetta provvedimenti attuativi che ancora non si vedono.

Tutti vogliamo svoltare e vedere in giro mezzi non inquinanti. Ma il passaggio dagli annunci alla realtà su questi temi – come su tanti altri-  richiede una buona dose di coerenza. Una virtù che nel nostro Paese non è esattamente nelle corde di formazioni politiche oggi al governo.

In contemporanea alle valutazioni del manager Fca, in questi giorni ha detto la sua anche Stefano Besseghini, presidente dell’Arera. Volete aumentare il numero di auto elettriche? Avete pensato a non mandare in crisi la rete elettrica? Allora bisogna creare un sistema che sfrutti i momenti in cui la rete è più scarica o coniugare la ricarica con la disponibilità locale di energia da fonti rinnovabili, ha spiegato in audizione alla Camera.

Perché c’è anche un problema di costi. Pensare a sistemi di smart charging, di ricarica intelligenti per incentivare i rifornimenti elettrici nelle ore più adatte con segnali di prezzo o vincoli di quantità. “In questo modo si eviterebbe il possibile aumento dei costi dovuti agli investimenti necessari sulla rete in caso di picchi di prelievo contemporanei”, ha aggiunto Besseghini.

L’Arera ha valutato che con un aumento di veicoli elettrici ci vorranno 2 tetrawatt per milione di auto in circolazione. Come dire una rivoluzione a metà. Già, perché il costo della distribuzione elettrica per le auto a ricarica lo pagherebbero tutti indistintamente. Quanto agli incentivi, le case costruttrici vogliono qualcosa di più dei bonus praticati sinora. Il sostegno alla rottamazione delle auto vecchie e un controllo sui costi di ricarica sono le loro aspettative. Vogliono rendere competitivo il costo totale del possesso di un veicolo elettrico, dicono. L’Arera ha proposto tavoli tecnici per ulteriori interventi regolatori. E la politica?

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