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Nubi minacciose sull’auto elettrica a energia solare Lightyear

Nonostante il totale dei pre-ordini avesse toccato quota 21.000 unità pari a un controvalore di 840 milioni di euro, la startup Lightyear cessa la produzione del modello Zero e, per sopravvivere, punta tutto su quello "budget"

Quasi duecentocinquantamila euro per accaparrarsi la prima auto elettrica a energia solare.  Non sembra un affare particolarmente conveniente, anche se permette alla mobilità elettrica di essere un po’ più green sul fronte dell’approvvigionamento energetico, tallone d’Achille di questa nuova tecnologia. E infatti Atlas Technologies BV, la società operativa responsabile della produzione della prima vettura sviluppata dall’azienda olandese Lightyear, ha presentato un’istanza di bancarotta, che è stata accolta dal tribunale fallimentare di Hertogenbosch. (Leggi anche: La startup Britishvolt a fine corsa. Che ne sarà della gigafactory di Italvolt?)

La startup olandese Lightyear guidata dal Ceo Lex Hoefsloot aveva presentato la One, il prototipo di una vettura elettrica alimentata a energia solare, un anno prima della pandemia, nel giugno del ’19, con l’obiettivo di iniziare la produzione nel 2021. Ogni ruota della One è stata disegnata per essere dotata di un motore elettrico, e le batterie di bordo in grado di recuperare fino a 400 km di autonomia in una notte da una normale presa casalinga da 230 V grazie all’apporto di 5 metri quadrati di pannelli solari installati sulla carrozzeria, capaci di garantire circa 12 km di autonomia all’ora. Secondo le ambizioni della startup, la vettura poteva generare fino a 20.000 km di autonomia all’anno con la sola esposizione al sole, anche se le prestazioni non sarebbero state da supercar: il prototipo raggiungeva i 100 km/h in circa 10 secondi.

Poi sono arrivate in rapida successione una pandemia, la crisi dei chip, una guerra capace di destabilizzare il mondo intero, l’impennata dei costi delle materie prime e il progetto si è arenato. Al CES di Las Vegas la startup aveva comunque presentato un nuovo modello, la Lightyear 2, previsto per il 2025 a un prezzo inferiore ai 40.000 euro. Ma il finanziamento da quasi 1,5 milioni nell’ambito di un progetto comunitario che riguarda le tecnologie solari e i soldi raccolti coi preordini non sono a quanto pare bastati.

Lightyear ha presentato una richiesta al tribunale per aprire una procedura di sospensione dei pagamenti nei confronti della Atlas Technologies BV, la società operativa responsabile della produzione (ma non della Atlas Technologies Holding BV, che è la sola titolare dei diritti di proprietà intellettuale e dei brevetti). E la produzione, già di per sé in forte ritardo, s’è interrotta del tutto. La sospensione richiesta dalla startup olandese è stata concessa dal Rechtbank Oost-Brabant di Hertogenbosch, nei Paesi Bassi. E il tribunale ha dichiarato il fallimento di Atlas Technologies B.V.. con la nomina di un curatore.

“Lightyear – comunica la startup – si rammarica di dover fare questo annuncio per tutti i dipendenti, i clienti, gli investitori e i fornitori e lavorerà a stretto contatto con il curatore e tutte le persone coinvolte, sperando nella loro comprensione e nel loro sostegno. Nel prossimo periodo il curatore si concentrerà sulla posizione dei dipendenti e dei creditori e valuterà come portare avanti il concetto di Lightyear”. “Per poter continuare a perseguire la nostra visione – ha comunicato il Ceo Lex Hoefsloot – abbiamo dovuto dirottare per intero le nostre risorse sulla Lightyear 2. Questo significa che dobbiamo interrompere la produzione della Lightyear 0”. La ricerca di nuovi finanziatori è già iniziata. Tornerà a splendere il sole sull’auto elettrica a energia solare?

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