Mentre il mondo guarda a Est, al Salone internazionale dell’auto di Pechino – la Cina ormai è epicentro del mercato globale e sempre dalla Cina arrivano i marchi più battaglieri, da Byd in giù – Stellantis si prepara a investire 13 miliardi a Ovest, negli Stati Uniti (alcuni osservatori sostengono lo faccia per accattivarsi le simpatie del volubile Donald Trump) ma soprattutto lima il piano industriale che tra poche settimane, proprio dagli Usa, presenterà agli investitori. Sarà il primo a firma Antonio Filosa e, date le premesse viste fin qui, dovrebbe rappresentare una netta cesura rispetto all’era di Carlos Tavares.
COSA DICONO LE VOCI DI CORRIDOIO
La necessità di dare priorità agli Usa con quel fiume di denaro e la crisi finanziaria dell’ultimo periodo rendono la coperta particolarmente corta. Il problema, però, è che Stellantis ha un incredibile numero di marchi in portafogli, ovvero 14. Sarebbero persino troppi, a detta di alcuni analisti. Per questo, secondo Reuters, il Gruppo italo-francese presieduto da John Elkann e guidato da Antonio Filosa va verso la definizione di due campionati. In ambito calcistico le chiameremmo Serie A e Serie B.
Secondo le fonti sentite da Reuters, gli investimenti si concentreranno su Jeep, Ram, Peugeot e Fiat che non sono solo i marchi che performano meglio, ma corrispondono anche a precise scelte geografiche: due statunitensi e due europei. E i due europei sono rispettivamente uno francese e uno italiano, perché Stellantis è nata dalla fusione tra Fca e Psa. Questo dovrebbe garantire un certo equilibrio pure nei rapporti con la politica, soprattutto nel Vecchio continente.
ITALIA E FRANCIA SUL CHI VIVE
Anche perché proprio nel Vecchio continente le mosse del costruttore automobilistico sono guardate con sospetto: in Francia c’è parecchio malumore attorno alla decisione di ridurre lo stabilimento di Poissy a mero hub per il recupero green dei materiali da ricondizionare (una scelta che ha comunque permesso di salvare la fabbrica, data secondo alcuni quotidiani locali già per spacciata) mentre in Italia si seguono le decisioni di produrre sempre più Fiat al di là del Mediterraneo, in Nord Africa, negli stabilimenti algerini e marocchini che per certi versi ora sembrano far concorrenza pure a quelli nell’Europa dell’Est.
E I MARCHI DA “SERIE B”?
La scelta di Stellantis riportata in queste ore da Reuters permetterebbe di calciare lontano, almeno per il momento, altri rumors relativi alla vendita dei marchi meno di successo, come i brand italiani Lancia e Alfa Romeo, quello francese DS o quello tedesco Opel). Citroën, Opel e gli altri andrebbero insomma verso una regionalizzazione forzata che dovrebbe prevedere anche un numero minore di modelli. E sparire via via dall’offerta internazionale del Gruppo.
Le indiscrezioni riportate dall’agenzia di stampa nulla dicono invece su Maserati, con ogni probabilità a oggi la scuderia maggiormente in crisi tra i marchi del Gruppo italo – francese (e infatti in passato è stata ventilata più volte, da parte degli organi di stampa, una sua possibile vendita, magari ai cinesi) ma anche quella che meno si presta, data la tipologia di mercato, a discorsi simili che la vorrebbero rinchiusa in recinti geografici precisi.







