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Auto Guida Autonoma

Le auto a guida autonoma sfrecceranno anche sulle autostrade italiane?

L'infrastruttura autostradale italiana si prepara alla mobilità del futuro e testa le auto a guida autonoma su tratti aperti al traffico. Ma negli Usa i principali attori continuano a riscontrare difficoltà nella tecnologia ancora acerba. E Quattroruote boccia le nostre strade, impreparate ad accogliere l'Isa voluto dalla Ue

Anche se la guida autonoma finora si è rivelata una tecnologia capace di bruciare immani quantità di denaro delle Case automobilistiche che hanno deciso di scommetterci, senza permettere di raggiungere risultati realmente apprezzabili, gli studi vanno avanti. Come vanno avanti, in Italia, gli esperimenti di Autostrade per adeguare l’infrastruttura ai nuovi traguardi della mobilità. Sta infatti sfrecciando in questi giorni una Maserati controllata dall’intelligenza artificiale su un tratto aperto al traffico. Ed è la la prima volta che accade nel nostro Paese.

I TEST SU UN TRATTO APERTO AL PUBBLICO

Start Magazine aveva già dato conto in passato dei primi test, effettuati tra luglio e ottobre 2023 sulla A26 chiusa al traffico, nel tratto della galleria Valsesia. Ora per il Gruppo i tempi sono maturi per testare sulla A26 le potenzialità altamente tecnologiche delle novità introdotte dalla società Movyon su 20 chilometri di un tratto aperto al traffico, così da dar seguito al progetto di Aspi, in collaborazione con il Politecnico di Milano, che gode del sostegno dell’Osservatorio tecnico di Supporto per le Smart Road e per il Veicolo Connesso e a Guida Automatica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

I test permetteranno di controllare l’affidabilità del posizionamento di precisione dell’auto abilitato da antenne distribuite nel tunnel. Il veicolo, attraverso le antenne, dovrebbe essere in grado di comunicare con l’infrastruttura così da mantenere lo stesso livello di guida autonoma anche in assenza del segnale satellitare.

Non solo: Movyon si pone come obiettivo quello di individuare e comunicare ai veicoli connessi le azioni da eseguire per incrementare la sicurezza, segnalando eventuali rischi in anticipo alla vettura intelligente e al suo sistema di bordo come imbottigliamenti improvvisi in caso di nebbia che sono spesso all’origine dei tamponamenti a catena.

ANCHE LA GUIDA AUTONOMA DI WAYMO VA A SBATTERE

Se in Italia l’infrastruttura si sta adeguando agli standard del futuro, gli incidenti dei player americani che stanno studiando la nuova tecnologia sembrano suggerire che quel futuro potrebbe non essere poi così prossimo.

Dopo Cruise, l’azienda di robotaxi acquisita da General Motors ormai ridotta ai minimi termini dopo un sinistro alla fine della scorsa estate, anche la diretta rivale, l’ex startup Waymo in cui ha deciso di scommettere Google, sta riscontrando non pochi problemi.

La società ha comunicato infatti di voler effettuare verifiche sul software che gestisce il pilota automatico a seguito di due incidenti avvenuti a Phoenix nel dicembre 2023. Waymo conta su una flotta di circa 700 auto a guida autonoma, distribuite tra Phoenix, San Francisco, Los Angeles e Austin.

IL WASHINGTON POST SCAVA TRA I SINISTRI DI TESLA

La guida autonoma sta dando non pochi grattacapi pure a Tesla: secondo un’inchiesta del Washington Post, ci sarebbero decine di casi di automobilisti rimasti gravemente feriti nelle auto guidate dall’AI e almeno un morto, Hans von Ohain, dipendente della Casa di Elon Musk. L’uomo sarebbe morto nel 2022, nel rogo scoppiato nell’auto a seguito di un incidente avvenuto con l’autopilot attivo.

COME STA ISA?

Non è guida autonoma nel puro senso del termine ma fa parte della famiglia dell’Adas (Advanced Driver Assistance Systems) l’Isa, acronimo di Intelligent speed assist, tecnologia che legge i segnali stradali e adegua la velocità del veicolo. L’Ue ha imposto a tutte le Case di montarla a bordo delle vetture commercializzate nel Vecchio continente a partire dal prossimo luglio.

La tecnologia in sé funziona. A essere impreparate sono le strade nostrane, come scrive su LinkedIn Gian Luca Pellegrini, Editor in chief di Quattroruote: “A confondere l’intelligenza e la vista dell’Isa è stato lo stato disastroso della segnaletica. Sul percorso di prova, abbiamo contato trentadue variazioni di velocità, vale a dire un segnale ogni 1.265 metri. In alcuni tratti, la densità è superiore: fino a quattro limiti diversi in poche centinaia di metri, senza giustificazioni apparenti. E poi cartelli storti, consumati, coperti da altri pannelli, sistemati nel posto sbagliato, per non dire degli avvisi di cantiere lasciati lì a lavori ultimati”. Quindi Pellegrini si chiede: “Al momento, l’Isa è escludibile dal guidatore: che cosa accadrà quando il sistema interverrà d’imperio, modulando l’andatura in funzione della folle anarchia che vede attorno?”

In Autostrade insomma si potrà procedere con la guida autonoma, anche se i sinistri e i rallentamenti delle Case automobilistici ci suggeriscono che siamo ancora molto indietro, mentre sulle strade comunali, statali e provinciali al momento è impossibile attivare l’Isa, obbligatoria da luglio per volere dell’Unione europea. Una schizofrenia tutta italiana che farebbe impazzire qualsiasi intelligenza artificiale di bordo.

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