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Microsoft Cruise General Motors Guida Autonoma

Il robotaxi di Cruise è in panne e GM scarica i vertici

Per provare a riconquistare la fiducia dei consumatori e dimostrare agli enti la volontà di dare un brusco taglio col passato, GM sta lasciando a piedi i vertici di Cruise, l'azienda che sperimenta l'auto a guida autonoma

L’obbiettivo ora è alleggerirsi per ripartire. E non potendo fare chissà quali manovre, ci si accontenta di un repulisti interno, nella speranza di riagguantare la fiducia del mercato. Sembra proprio questa la strategia che intende perseguire Cruise, l’ex startup di di robotaxi (veicoli a guida autonoma) acquisita da General Motors, finita rapidamente in disgrazia a seguito di un sinistro avvenuto a San Francisco attorno al quale, pur avendo partecipato indirettamente, sarebbero sorti dubbi sulla completezza delle informazioni fornite dalla arrembante realtà innovativa.

CRUISE È ANDATA A SBATTERE

A distruggere i sogni futuristici delle due Case sono state la scarsa intelligenza artificiale alla guida del mezzo (che nel corso di un incidente avrebbe stazionato sulla gamba di una donna investita da un’altra vettura con conducente e sbalzata sotto le gomme di un robotaxi) e l’ancor più scarsa lungimiranza dei vertici della startup.

È infatti venuto fuori che Cruise avrebbe nascosto alcuni documenti video (quelli consegnati alle autorità non sarebbero stati completi) relativi a un sinistro verificato a San Francisco e così il Department of Motor Vehicles della California (equivalente della nostrana Motorizzazione) ha vietato ai 400 veicoli a guida autonoma dell’unità robotaxi della General Motors di circolare senza conducente. Il provvedimento non riguarda invece la flotta di Waymo (controllata da Alphabet, Google), i cui test proseguono normalmente.

CHE SUCCEDE ORA?

Da lì è stato un crescendo di notizie infauste. Perché, come Start aveva documentato, se sulle prime Cruise aveva provato a rincuorare gli azionisti dicendo che i test sarebbero comunque proseguiti altrove, dopo pochi giorni GM, presa su altri fronti e da altre spese, ha imposto di fermare le corse in tutte le città americane in cui aveva in funzione i propri veicoli. Alcune settimane fa sempre General Motors ha interrotto la produzione di nuove vetture.

Bloccate infatti le linee al lavoro su Origin, il van a guida autonoma che nei piani di Cruise sarebbe dovuto entrare presto nella propria flotta.  A tutto questo si è aggiunta poi un’altra informazione che imbarazza Cruise: il sito The Intercept ha pubblicato un’inchiesta dalla quale emerge che i robotaxi della startup non saprebbero sempre distinguere la presenza dei bambini in strada.

I LICENZIAMENTI PER PROVARE A RIPARTIRE

General Motors finora aveva riservato il benservito al  ceo Kyle Vogt e al capo del prodotto, Daniel Kan, dai quali il colosso americano dell’automotive ha preteso dimissioni con effetto immediato.

“Gli ultimi 10 anni sono stati straordinari e sono grato a tutti coloro che hanno aiutato Cruise lungo il percorso – ha scritto Vogt nella mail inviata a tutti i dipendenti nella quale annunciava le dimissioni da Ceo -. La startup che ho lanciato nel mio garage ha effettuato oltre 250mila corse senza conducente in diverse città, e ogni corsa ha ispirato le persone con un piccolo assaggio del futuro”.

CHI GUIDA ORA L’AUTO AUTONOMA DI CRUISE

Nelle ultime ore, però, altri hanno dovuto fare il fatidico passo indietro. Per la precisione, sono stati messi fuori dalla porta nove dirigenti di alto livello, tra cui il chief operating officer, Gil West. Come risultato del terremoto, alla guida dei taxi autonomi troviamo il general counsel di GM, Craig Glidden,  co-presidente insieme a Mo Elshenawy di Cruise. Mary Barra, ceo di GM, è presidente di Cruise mentre Jon McNeill, membro del consiglio di GM, è vice presidente della ex startup di robotaxi.

GM METTE (ANCORA) MANO AL PORTAFOGLI

Finora le velleità futuristiche di Cruise sono costate tantissimo a General Motors, che per inseguire il sogno della guida autonoma nella startup innovativa ha messo il miliardo iniziale e gli otto per ripianare le perdite registrate dal 2016 (aumentate di altri 732 milioni di dollari solo nell’ultimo periodo).

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