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Tesla Autopilot Video Guida Autonoma Tesla

L’Autorità per la sicurezza Usa pizzica ancora Tesla sull’Autopilot

L'Autopilot di Tesla di nuovo sotto la lente della Nhtsa statunitense: con un aggiornamento Tesla avrebbe allentato il sistema di monitoraggio permettendo ai conducenti di distrarsi

La National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa) torna a interessarsi del software che anima l’Autopilot di Tesla che, non dimentichiamolo, a metà settembre apparirà sul banco degli imputati in un tribunale della California e a ottobre in Florida in processi nei quali si proverà a capire se sono gli algoritmi sviluppati dalla Casa statunitense i veri responsabili di alcuni incidenti stradali con esiti mortali. Ma andiamo con ordine.

CHE COMBINA TESLA CON L’AUTOPILOT QUESTA VOLTA

Adesso l’ente statunitense per la sicurezza automobilistica sta indagando su una modifica del software che, riporta Reuters, consente ai conducenti di tenere le mani lontane dal volante più a lungo prima che scatti l’apposito avviso, con un maggior rischio di collisioni. Per la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) la novità inclusa nel pacchetto “Full Self-Driving Beta” indurrebbe gli autisti a distrarsi e a non prestare attenzione quando l’Autopilot di Tesla e in funzione, mentre la legge prescrive che debbano comunque avere gli occhi incollati alla strada e le mani incollate al volante.

QUELLA PROMESSA DI MUSK…

L’Nhtsa ha chiesto al costruttore quando è stato introdotto l’aggiornamento del software, il numero di veicoli interessati, il motivo dell’installazione da parte di Tesla e le collisioni o i quasi incidenti che hanno coinvolto veicoli con il software.

Ad aprile l’amministratore delegato Elon Musk aveva twittato che Tesla sta gradualmente riducendo il “nag” del volante, ovvero gli avvisi volti a garantire che i conducenti che utilizzano il sistema “Full Self-Driving” (FSD) di Tesla mantengano le mani sul volante.

 

“Il conseguente allentamento dei controlli […] potrebbe portare a una maggiore disattenzione del conducente e alla sua incapacità di supervisionare correttamente Autopilot”, si legge infatti nella missiva che l’Nhtsa ha inviato a Tesla.

Non è peraltro la prima volta che l’Autorità federale si trova a dover fermare ‘in corsa’ un aggiornamento del software fornito via etere, come era già accaduto tra il 2021 e il 2022 con quello che permetteva anche al guidatore di godere del sistema di intrattenimento di bordo, coi rischi che ne potevano conseguire.

Anche perché l’Autopilot di Tesla non è affatto infallibile come dimostrano alcuni recenti sinistri, talvolta persino paradossali come quelli che coinvolgono le auto della polizia in quanto non verrebbero percepite dai sensori di bordo.

 

La stessa Tesla sul sito comunque afferma che «L’Autopilot, l’Autopilot potenziato e il Full Self-driving richiedono un conducente completamente attento, che ha le mani sul volante ed è pronto a prendere il controllo in qualsiasi momento. Sebbene queste funzionalità siano progettate per diventare più efficaci nel tempo, quelle attualmente abilitate non rendono il veicolo autonomo». Ma poi i messaggi via X di Musk sono di tutt’altro tipo.

 

Proprio nelle ultime ore il patron dell’auto elettrica statunitense ha risposto con un eloquente ‘yeah’ al tweet di un utente che diceva che “L’assenza del cicalino quando non si tengono le mani sul volante sarà un “game changer” per la soddisfazione degli utenti”.

BYD SI CHIAMA FUORI DALLA COMPETIZIONE?

Insomma, Tesla sembra proprio intenzionata a dimostrare che l’auto che si guida da sola sia dietro l’angolo. Questo nonostante un colosso come BYD, il più grande produttore del mondo di automobili elettrificate (a batteria e ibride plug-in), abbia recentemente dichiarato la resa: «Pensiamo che la tecnologia di guida autonoma completamente separata dagli esseri umani sia molto, molto lontana e praticamente impossibile».

LE INDAGINI SUL RUOLO DELL’AUTOPILOT DI TESLA NEGLI INCIDENTI MORTALI

E poi, come si anticipava, sono diversi i processi che attendono Tesla e il suo Autopilot nel tentare di stabilire eventuali responsabilità in relazione a sinistri dagli esiti letali. Se in totale sono stati resi noti all’ente federale statunitense 736 incidenti stradali negli Stati Uniti collegati all’uso del pilota automatico di Tesla dal 2019 a oggi, nei primi mesi del 2022 sono stati ben 17 gli incidenti mortali, 11 dei quali risalenti al solo mese di maggio. Le lesioni gravi, invece, sono state cinque.

E non è detto che faccia precedente la sentenza della giudice californiana Olivia Absher che nei primi mesi di quest’anno ha assolto Tesla portata in tribunale a seguito di un sinistro che ha provocato lesioni avvenuto con l’Autopilot acceso in quanto per il magistrato “È il tuo veicolo, e ci sono avvisi acustici e visivi che ti ricordano che è tua responsabilità guidarlo”, aggiungendo che “la tecnologia è semplicemente qualcosa che ci aiuta alla guida. Vogliamo che questo messaggio sia chiaro, i conducenti devono ricordarselo quando si siedono alla guida di un mezzo.” Questione di mero buonsenso o ci sarebbe anche di mezzo una pubblicità ingannevole?

 

LA CLASS ACTION DEGLI UTENTI INFURIATI

La tesi della pubblicità ingannevole è sostenuta in sede civile da un utente che ha raccolto attorno a sé altri acquirenti Tesla infuriati, che si dice amareggiato (per usare un eufemismo) del fatto che, nonostante le promesse, l’Autopilot di Tesla non sia ancora pienamente realtà (è uscito anche fuori che fu reclamizzato con un video confezionato ad arte).

Di più: per dare fondamento alle sue pretese, sostiene di avere comprato quel marchio proprio per avere un’auto che andasse da sola e per questo ha sborsato 5.000 dollari in più per la sua Tesla Model X del 2018 per avere l’Enhanced Autopilot.

I PROFILI GIURIDICI (E NON SOLO) DA TENERE A MENTE

Com’è noto a tutti, però, il software è ancora in via di sviluppo e sono proprio gli utenti a fare da beta tester. Tesla raccoglie dati anonimi dalle sue auto in giro per il mondo per allenare l’intelligenza artificiale del suo Autopilot.

Non solo: anche se fosse ultimato, Tesla dovrebbe attendere l’ok delle apposite agenzie preposte alla sicurezza stradale e probabilmente pure legislazioni ad hoc prima di permettere ai suoi modelli di andare a zonzo guidati dall’IA, nel più totale disinteresse degli occupanti (ecco perché la scappatoia legale sarà, probabilmente, quella di continuare a obbligare l’acquirente a stare al posto di guida, dato che al momento si chiede la presenza di un umano pronto a intervenire. Per motivi legali sarà una Guida Autonoma di Livello 2).

La materia, già per questi profili, appare più ostica e insidiosa della causa scolastica che si potrebbe intentare “perché il prodotto non corrisponde alle caratteristiche vantate sulla confezione”. Anche il Dipartimento della Motorizzazione della California ha comunque accusato Tesla di aver pubblicizzato falsamente i sistemi Autopilot e FSD.

C’è poi un ulteriore profilo da tenere in considerazione. Le Tesla, al pari dei nostri PC e dei nostri smartphone, si aggiornano. Il firmware evolve e vengono via via introdotte nuove funzioni, o sbloccate altre. Non si può dire, insomma, che all’acquisto della vettura un cliente stia portando a casa la versione completa, perché sarà destinata ad arricchirsi di nuove funzioni.

Poi, come accade con gli aggiornamenti di sistema, capiterà pure che un aggiornamento possa creare bug e serva quindi scaricare patch aggiuntive per correggere gli errori. Sta di fatto che questa situazione in costante aggiornamento potrebbe rendere ostico dimostrare che il querelante ha ragione.

L’ASSIST INSPERATO AGLI UTENTI DALL’AMMINISTRAZIONE BIDEN

Da parte sua, Briggs Matsko, il Davide che proverà a battere Golia in un’aula di giustizia, sottolinea che  “Tesla ha dichiarato che la sua tecnologia ADAS avrebbe reso il veicolo completamente autonomo in alcune situazioni e presto lo avrebbe reso completamente autonomo in tutte le situazioni. Sono passati quattro anni e Tesla non ha mai fornito al querelante nulla che si avvicinasse a distanza all’auto a guida autonoma che aveva promesso di fornire”.

Il termine di quattro anni è sufficiente per dire che Musk non abbia mantenuto le promesse? Nel dubbio, si prova ad argomentare anche in altro modo, comparando gli sviluppi di Tesla con quelli di altre case per provare il suo ritardo tecnologico, non solo temporale: “Nonostante si rappresenti come un leader nella tecnologia dei veicoli autonomi, le funzionalità ADAS di Tesla sono state superate da numerosi concorrenti di case automobilistiche che hanno sviluppato una tecnologia di guida autonoma molto più avanzata di quella di Tesla e ora disponibile in alcuni mercati di consumo”.

In tutto ciò, sul far di questa estate il Segretario ai Trasporti dell’Amministrazione Biden, Pete Buttigieg, ha persino detto che Tesla non dovrebbe chiamare il suo sistema di guida assistita di livello 2+ “Autopilot” per il semplice fatto che le auto prodotte dal costruttore di Austin… non possono guidare da sole.

«Non credo che una funzionalità possa essere chiamata, ad esempio, Autopilot, quando le istruzioni scritte in piccolo dicono che devi avere le mani sul volante e gli occhi sulla strada in ogni momento», ha dichiarato Buttigieg in un’intervista a The Associated Press.

Parole importanti che concorrono a ingenerare il dubbio che si tratti di una pubblicità non corrispondente al vero e dunque idonea a ingannare l’utenza, mentre, sul piano stradale, spingerebbe il guidatore a distrarsi credendo di avere per le mani un pilota automatico in piena regola.

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